In India decine di migliaia di persone vivono raccogliendo escrementi umani

Sono i 'manual scavengers', i più reietti tra i reietti. E ogni tentativo di mettere fuori legge il loro sfruttamento è stato finora vano

india persone raccolgono escrementi 
PRAKASH SINGH / AFP
 
 Una donna raccoglie escrementi da una latrina in India

Nel quartiere di New Delhi dove abitavo, mi capitava spesso di vedere donne e uomini con cestini di vimini sulla testa che emanavano fetore. Mi spiegarono che erano i manual scavengers, uomini e donne fuori casta, considerati i relitti della società, che sono destinati a pulire a mani nude latrine, pozzi e fosse settiche.

Il mio padrone di casa era orgoglioso di mostrarmi che a casa c’era lo scarico come in occidente. Ma il suo orgoglio era più per essere proprietario di una casa “che piace agli stranieri” più che per evitare un lavoro ignobile a qualcuno. Una “professione” se così si può definire, che è ancora ben lontana dall’essere scomparsa.

Un 'mestiere' in crescita

Gli ultimi dati dimostrano, se possibile, un incremento di questa attività in tutto il paese: una sorta di censimento lanciato nel Paese, ha evidenziato appunto come ci siano ancora almeno 53.236 “scavatori manuali” e il numero è lontanissimo dall’essere quello reale. Il conteggio, infatti finora ha riguardato solo 121 distretti su 600. In aggiunta va considerato che questa prima fase riguarda solo quelli che puliscono di notte secchi e pozzi neri, svuotandoli dagli escrementi.

A questa ne dovrebbe seguire una seconda, al momento neanche cominciata, che esaminerà le persone che puliscono le fosse settiche, le fognature e le ferrovie. Originariamente era stato stabilito il termine finale del 30 aprile per concludere l’intera procedura, termine che non è stato rispettato.

Secondo quanto riportato da alcuni dei principali giornali locali, tra cui l’Hindustan Times, il rallentamento si è avuto anche perché molti Stati si sono rifiutati di cooperare perché sarebbe per loro come ammettere di aver fallito nel non riuscire a risolvere il problema di questa vasta categoria di persone, non riabilitandole e non aiutandole a trovare un’altra strada per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie. Al momento dunque sono stati coperti dal censimento solo 121 distretti in 12 stati mentre gli stati del Bihar, del Jammu e Kashmir, del Jharkhand, del Karnataka, del Telangana e del West Bengal non hanno proprio partecipato.

Un censimento inutile

Lo stato che invece ha registrato, nel censimento, il numero più altro di “scavatori” è quello dell’Uttar Pradesh, nell’India settentrionale, con 28.796 unità accertate. Lo studio ha inoltre evidenziato in maniera preoccupante come stati come il Maharashtra, il Madhya Pradesh, il Rajasthan e l’Uttarakhand che sembravano aver debellato il fenomeno, ora hanno incrementato in maniera significativa i numeri di questa categoria di sventurati. Nel 1993 l’India per la prima volta vietò questo tipo di lavoro, anche per la pericolosità sanitaria (queste persone sono continuamente a contatto, a mani nude e senza protezione, con escrementi umani e animali, potenzialmente anche infetti) e in seguito una legge del 2013 ribadì e rinforzò il divieto. Ma il fenomeno non è mai realmente scomparso anche per la difficoltà di queste persone, considerate ai margini della società e fuori del sistema castale, di trovare un lavoro diverso e riuscire a sopravvivere.

Con il “censimento” degli scavengers del 2013 sembrava che il numero di questi operatori si fosse drasticamente ridotto (furono individuati “solo” 12.742 scavengers) ma i numeri attuali dimostrano come, molto probabilmente, la realtà è diversa e i numeri sono ben più alti.  Dopo il 2013 il governo è riuscito a riabilitare 11.598 di queste persone, dando a ciascuna di loro una somma di 40.000 rupie (circa 500 euro). Ma alcune indagini condotte anche dalla stampa locale hanno evidenziato come si sia trattato di una campagna di riabilitazione fallimentare. Molte di queste persone, infatti, pur dopo aver incassato il denaro, hanno continuato a svolgere quella stessa attività, per sopravvivere.

Dove lo scarico è un lusso

E’ anche e soprattutto una questione culturale. Ancora oggi una larga parte della popolazione indiana non ha il bagno in casa e si reca all’aperto per i propri bisogni corporali. Nelle campagne tuttora esistono le latrine e le cosiddette “wada”, zone comuni, che devono essere pulite a mano. E vi è poi il caso delle ferrovie: la rete ferroviaria indiana si estende per 65.000 km circa, e ogni giorno si calcola che i treni indiani trasportino oltre 25 milioni di passeggeri. Gli scarichi dei treni vanno a finire sui binari e per ripulirli le società utilizzano appunto gli scavengers, manodopera a bassissimo prezzo.

Il rivoluzionario del letame

Nella capitale indiana, un uomo, Bindeshwar Pathak, da anni si batte per i diritti degli scavengers, per i quali aveva speso parole anche il Mahatma Gandhi. Pathak, attraverso la sua organizzazione, Sulab, ha messo a punto un sistema di bagno per i villaggi (ma si trovano anche come pubblici nelle grandi città) a basso costo. Il sistema si basa su due fosse scavate a seconda del numero di utenti. Per pulire i bagni viene usata pochissima acqua, meno di un litro. Le due fosse sono progettate per un utilizzo di tre anni e sono collegate, che una raccoglie le deiezioni quando l’altra è piena. Gli agenti chimici presenti nella terra, dopo gli anni di stoccaggio, rendono le deiezioni prive di agenti patogeni, inodori e quindi ottimo letame, vendendo il quale si ripaga del tutto, guadagnandoci, il lavoro di costruzione e svuotamento della fossa/bagno del villaggio. Il sistema è stato sperimentato anche per le civili abitazioni stoccando sui piani alti e rimettendo il tutto in fogna.

Quando sono andato a trovarlo nel suo complesso alla periferia di Delhi, Bindeshwar Pathak mi ha mostrato, oltre al museo del gabinetto con reperti da tutto il mondo che ha, le scuole dove si tengono corsi professionali di diverse discipline per gli scavengers così da abbandonare questa “professione”, le camerate dove dormono i senzatetto. Ma soprattutto mi ha invitato a mangiare un pranzo cotto con l’elettricità recuperata dai gas scaturiti dallo stoccaggio del letame, elettricità usata in tutto il complesso. “Ho raggiunto l’autonomia energetica, aiuto la gente e metto in pratica gli insegnamenti di Gandhi. Solo l’abolizione totale della pratica degli scavengers potrebbe rendermi più felice”, mi disse. Dopotutto, non era De Andrè che cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”?



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