Se esistono i miracoli, è il momento giusto. Diario di bordo

Ci sono giornate in cui sembra succedere di tutto. Gli scontri di piazza al G20, la prima stretta di mano Trump-Putin, il caso migranti che dall’Europa si sposta e diventa una polemica tutta italiana per via del libro del segretario del PD e di un post su Facebook scritto in fretta e cancellato troppo tardi; e poi la cronaca, il tragico crollo di una palazzina a Torre Annunziata, e alcune sentenze che chiudono casi dolorosi ma non le discussioni. 
 
Epperò verso sera arriva la notizia che fa sobbalzare anche chi come noi pensa che oggi è già successo abbastanza, e riguarda Charlie Gard, il bambino malato di un male rarissimo e incurabile, perché l’ospedale inglese ci ha ripensato: dopo gli interventi del Papa e di Trump, si è convinto che si può tentare la strada, strettissima, forse senza uscita, di una terapia sperimentale. E ha chiesto all’Alta Corte di pronunciarsi, e la decisione ci sarà già lunedì (leggi qui)

E non puoi non pensare che lunedì scorso era il giorno in cui i medici avrebbero dovuto staccare la spina alle macchine che lo tengono in vita. In redazione eravamo tutti lì che aspettavamo la notizia della morte di Charlie. E poi martedì, mercoledì, giovedì: ogni giorno sembrava buono e ogni giorno si decideva di lasciare qualche ora in più ai genitori. Fino alla svolta di oggi. Che non alimenta speranze esagerate, anzi, la scienza è molto netta sul destino di Charlie Gard; ma ci fa riflettere ancora una volta sul confine fra la vita e la morte, su chi debba prendere la decisione finale, sul limite oltre il quale uno dovrebbe dire basta.

E sul fatto che in fondo se il Papa e Trump non si fossero pronunciati, Charlie Gard sarebbe già morto e invece no. Forse solo un miracolo può cambiare una storia già scritta, ma se esistono i miracoli, è il momento giusto.