Le petizioni online sono uno strumento favoloso di mobilitazione democratica

Un intervento di Stephanie Brancaforte, executive director del team italiano di Change.org

Le petizioni online sono uno strumento favoloso di mobilitazione democratica
 Afp

Domenica 4 ottobre ho scritto un breve post in questo stesso blog dal titolo: “La necessità della piazza per i campioni della politica social”. Tra le lettere e i commenti abbiamo ricevuto, c’è questa mail di Stephanie Brancaforte, Executive Director del team italiano di Change.org, che qui a seguire volentieri pubblichiamo (la piattaforma per le petizioni online era citata nel post).

 

L’autore nel suo articolo sottolinea un aspetto molto importante in particolare quando afferma che l’impegno attivo e costante dei cittadini è fondamentale per realizzare la visione di un’Italia più giusta e di un Paese che possa offrire speranze per il nostro futuro. Non possiamo infatti limitarci a infilare la scheda nell’urna elettorale e incrociare le dita, sperando per il meglio fino alla successiva competizione elettorale.

Quello che vogliamo evidenziare  è quanto può essere efficace l’attivismo online per realizzare quel cambiamento che desideriamo, per spingere le persone a mobilitarsi anche nella “vita reale”, per dare vita ed alimentare comunità di  cittadini attivi e per stimolare le persone a interrogarsi e ad agire davanti ai grandi cambiamenti che si verificano ogni giorno nel mondo.

Roidi cita l’esempio di centinaia di migliaia di cittadini britannici che sono scesi nelle strade e nelle piazze per chiedere a gran voce di potersi esprimere nuovamente sulla Brexit. La maggior parte di quanto accaduto è stato possibile   grazie ad una campagna creata su Change.org: oltre un milione di persone, infatti, hanno firmato quell’appello e non si sono fermate solo a questo. Quelle stesse persone sono state invitate a prendere parte attiva in quelle manifestazioni di massa: hanno ricevuto costantemente aggiornamenti sulla campagna, si sono mobilitati, hanno dedicato il loro tempo e donato i loro soldi per contrastare la Brexit.

In Italia si è verificata la stessa cosa grazie alla  campagna lanciata su Change.org da Donne in rete contro la violenza (D.i.Re), una campagna che sta mobilitando le donne e le cittadine italiane a partecipare alla manifestazione nazionale del prossimo 10 novembre a Roma e in altri eventi simili lungo tutto il Paese per fermare il flagello della violenza contro le donne.

Ritengo sia molto importante avere in mente una strategia chiara e precisa di come utilizzare le firme che si raccolgono online per creare un cambiamento significativo nel mondo.

Le petizioni possono essere uno strumento fondamentale per esprimere le opinioni dei cittadini su tematiche importanti e urgenti e non possono non essere tenute in considerazione come strumento di partecipazione democratica.

Qui a  Change.org riceviamo molti messaggi da parte di persone che non sono in grado di partecipare fisicamente a manifestazioni a causa di disabilità o per problemi di salute e sono quindi molto grate di poter dimostrare il loro attivismo civico grazie a questo strumento.

Negli ultimi giorni le petizioni online hanno sollecitato  il Ministro dell’Ambiente a confermare il proprio impegno a ridurre l’inquinamento della plastica nei mari,  hanno spinto e contribuito a porre fine ai vitalizi  e continuano  a tenere alta l’attenzione e chiedere che si estendano i diritti delle persone disabili.

Ci sono tanti modi stimolanti e coinvolgenti con cui le persone hanno creato e creano il cambiamento. Le petizioni possono dare vita a movimenti e possono essere un’utile bussola e stimolano il dibattito pubblico. Ciò che è certo è che tutti noi dobbiamo contribuire a partecipare e creare insieme il modello della nuova Italia in cui vogliamo vivere.

Stephanie Brancaforte‚Äč
Change.org

 

Conosciamo bene l’attività di Change.org e ne apprezziamo moltissimo l’efficacia delle campagne, che spesso hanno trovato visibilità anche sul nostro sito. Il richiamo alle campagne social contenuto nel mio post era solo quello di mettere in risalto quanto una manifestazione di piazza, dal vivo, fosse mediaticamente impattante per i nostri politici, anche  se i numeri si dimostrino spesso molto inferiori a quelli di mobilitazioni che non si concludono per forza con una manifestazione o un sit-in, o un comizio (come molte di quelle realizzate sul web). Le petizioni online sono uno strumento straordinario, moderno, democratico e coinvolgente anche se non sfociano sempre in un mega-selfie, per dirla col ministro Salvini. Tantopiù – è il caso di No Brexit – se si rivelano il motore giusto per convincere le persone a scendere in piazza. (GR)



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