Oggi in politica è chiaro chi ha vinto. Diario di bordo

Oggi in politica è chiaro chi ha vinto. Diario di bordo

Il post elezioni fa la parte del leone nel nostro lavoro di oggi. Questo non vuol dire scarsità di notizie, anzi: i mercati brindano sull’accordo raggiunto per le banche venete, con Intesa che a piazza Affari ‘vola’ del 3,52% e Bankitalia che benedice le scelte del governo; la Corte suprema americana non trova di meglio da sentenziare che dare ragione a Trump riabilitando il bando sugli immigrati; per Google maxi-multa da un miliardo in arrivo dalla Ue; mentre a Roma, come al solito, negli scavi per l’eterna Metro C riaffiora un ritrovamento archeologico stile Pompei, sul Celio a due passi dal Colosseo, qui tutti i commenti sono possibili.      

Ma torniamo al responso delle  urne con il fiume in piena di dichiarazioni. Nell’Italia ‘tripolare’ , al di là dei toni, una volta tanto è chiaro chi è uscito vincitore. Nei ballottaggi per le comunali il centrodestra di Berlusconi-Salvini-Meloni, seguendo il ‘modello Liguria’ , ha ritrovato il vento in poppa conquistando 16 capoluoghi su 22 ed espugnando ‘roccaforti rosse’ come  Genova, La Spezia, Pistoia e Sesto San Giovanni.  I 5 Stelle sono spariti dai radar già dal primo turno, confermando la debolezza del movimento nelle elezioni amministrative  se si escludono i casi d’eccezione di Roma e Torino, a cui ormai non si può più aggiungere Parma dove il ‘ribelle’ Pizzarotti raggiunge la riconferma con le sue sole forze e idee. Grillo, che ha disertato il voto, comunque, galvanizza i suoi rilanciando la corsa per Palazzo Chigi “da qui al governo è questione di pochi metri” ma, memore delle frizioni interne pentastellate, avverte “avanti come squadra o sarà la disfatta”.  Infine il Pd di Renzi . Se in politica una delle più preziose capacità di un leader è quella di porsi in situazioni win-win, cioè vittoria  in ogni caso, il segretario dem, forse suo malgrado, si è ritrovato in una condizione esattamente contraria: la vittoria nei numeri, che non c’è stata, gli sarebbe stata ‘scippata’ dal ‘coro civico’  del centrosinistra unito, in caso di insuccesso la resposabilità era tutta sua.  

E così è stato nonostante si sia prudentemente defilato dalla campagna elettorale e, guardando i numeri complessivi, ne abbia sottolineato la mappatura “a macchia di leopardo”.  La lettura delle “luci e ombre” , con la classifica “67 a 59 per noi”, ha convinto poco. L’onda critica si è di nuovo gonfiata sia all’interno del Nazareno che tra i ‘fratelli-coltelli’ a sinistra del partito. Orlando rilancia il pressing per un “cambio di rotta” con un Pd protagonista nel tessere una politica che “ricomponga il campo” del centrosinistra con “umiltà d’ascolto”.  Un auspicio che trova sponda tra i ‘fuoriusciti’ di Mdp “la destra è forte, o si cambia o si muore”. Così per il Pd si annuncia l’ennesima resa dei conti in Direzione, convocata per il 10 luglio. E il centrodestra si crogiola nella vittoria con Berlusconi che vede la luce alla fine del tunnel di questi ultimi anni  e rispolvera le capacità di ‘grande federatore’ che tutti gli riconoscono: “Sono pronto a farmi carico della responsabilità”  della guida di una “coalizione moderata” per il governo del Paese.

E se la risposta della Meloni è brusca “la moderazione è una categoria che in politica non esiste più, parliamo di programmi ”, Salvini, pago del successo, si presenta più conciliante e toglie ostacoli ad una coesione duratura e annuncia: sulle primarie di coalizione per la scelta del leader “non mi incaponisco” ma serve una chiara scelta di campo, quindi basta ‘occhieggiare’  a Renzi,  una legge elettorale e poi al voto uniti. Insomma, la situazione se non gassosa è liquida. E come in un videogioco tutte le trappole del percorso di Gentiloni per raggiungere l’agognato fine legislatura svaniscono.

Ma come come si diceva all’inizio non solo politica. In Gran Bretagna la May per salvare la poltrona convince gli unionisti irlandesi a sostenere il suo governo. Macron mostra i muscoli a Putin “Non riconosciamo l’annessione della Crimea”. Pechino ‘dona’ la libertà al Nobel dissidente Liu Xiaobao, peccato che sia solo per motivi umanitari, vista la grave malattia in fase terminale che sta affrontando lo sfortunato.  In Italia all’attore Diele vengono concessi i domiciliari con il braccialetto elettronico dopo aver investito e ucciso una donna sotto l’effetto di droga, e qui la sfortuna c’entra poco.