Nella giornata di news, due tempeste e qualche piovasco

Nella giornata di news, due tempeste e qualche piovasco
 Foto: leksey Nikolskyi / RIA Novosti / Sputnik / AFP
 Romano Prodi (Afp)

Tanto tuonò che piovve: e le tempeste ‘giornalistiche’ oggi sono due. La prima riguarda il caso Consip dove a finire sul registro degli indagati è una coppia eccellente, il pm di Napoli Henry John Woodcock e Federica Sciarelli, famosa conduttrice di ‘Chi l’ha visto?’. Per il magistrato il reato contestato è violazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla fuga di notizie nell’indagine Consip.  Alla giornalista viene contestato il ‘concorso’ per lo stesso reato perché sospettata di aver fatto da tramite tra il pm napoletano e un giornalista del ‘Fatto quotidiano’.

Gli inquirenti le hanno sequestrato il cellulare alla ricerca delle prove del contatto. In ogni caso la vicenda, nel suo complesso,  è destinata a restare ben in evidenza sui media conservando potenzialità deflagranti non certo disinnescate. La seconda tempesta si è riversata sul Pd e in particolare su Matteo Renzi. La sua perplessità sull’ipotesi di lavorare ad una coalizione larga di centrosinistra, più o meno evidente nelle analisi post elettorali, ha innescato l’ira del ‘padre’ dell’Ulivo e dell’Unione Romano Prodi.

Usando, come al solito, toni felpati, dal Professore arriva  un vero e proprio altolà politico prima dello strappo definitivo. “Leggo che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po’ più lontano  la tenda”, scrive rispolverando una metafora usata di recente. “Lo farò senza difficoltà : la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino”, avverte, e chi vuol capire capisca.

E a stretto giro scende in campo anche Dario Franceschini, mentore della più nutrita ‘corrente’ di parlamentari dem. Premettendo che alle comunali “qualcosa non ha funzionato” , il ministro ricorda sibillino “il Pd è nato per unire il campo del centrosinistra non per dividerlo”.  Intanto a sinistra del partito fervono i preparativi per il primo luglio quando nella piazza più ‘prodiana’ della Capitale, SS Apostoli, Giuliano Pisapia chiamerà a raccolta il Campo Progressista con le sue mire federative.  

Se queste sono state le tempeste, di rovesci, oggi, ne abbiamo avuti altri. Per cominciare l’odissea di Alitalia ora finita tra gli appetiti di  Ryanair  che detta anche le condizioni  "Compriamo se avremo la maggioranza", dice il presidente della low cost irlandese, Michael O’Leary, aggiungendo: “Ci vuole discontinuita'”. Ma da cosa? Sicuramente dall’assenza di una strategia nazionale in un Paese che al turismo dovrebbe dare una importanza sistemica. Intanto a piangere  è Google per la maxi-multa da 2,42 miliardi che gli è piovuta, finalmente, dalla Ue. La Commissione contesta al gigante di Internet l'abuso di posizione dominante. Mentre dalla Russia è partito un nuovo attacco hacker globale che, tra l’altro, ha messo fuori uso i sistemi di monitoraggio delle radiazioni nell’ex centrale nucleare di Cernobyl, un nome che continua a far paura.

Tornando in Italia il triste, perché annuale, richiamo della Corte dei Conti contro la “devastante” corruzione da cui questo Paese non riesce ad affrancarsi.  Continuano, senza tregua, gli sbarchi dei disperati: nelle ultime 48 ore sono arrivati 8500 migranti. E Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, non trova di meglio da dire che questi disgraziati “costituiscono una minaccia alla sicurezza del nostro Paese”,  forse la preoccupazione, da parte di un’autorità operativa, potrebbe essere espressa in altre forme.

Finiamo con una buona notizia che per una volta viene dalla Germania dove a tre mesi dal voto Angela Merkel  ha il coraggio di aprire ai matrimoni gay. Meglio tardi che mai.