Le foto (e le bufale) quasi mai viste della Luna 

Il Disinformatico sottopone ad uno spietato factchecking in 9 punti un nostro post. Grazie! Li abbiamo ricontrollati uno per uno e il risultato finale è sorprendente. Ma dire che siamo tutti spacciatori di bufale è sbagliato e dannoso

Le foto (e le bufale) quasi mai viste della Luna 
 Blog CasaAgi nera

Questo post ha bisogno di una premessa. Non tanto breve, ma vedrete che servirà a capire. Conosco, seguo e apprezzo Paolo Attivissimo dal 2008: mi avevano dato l’incarico di lanciare Wired in Italia e dovendo provare a raccontare e rappresentare la scena digitale nostrana, il lavoro di Attivissimo brillava fra tutti. Seguitissimo e pignolo “cacciatore di bufale”, il blog Il Disinformatico è stato sempre un punto di riferimento per me. Poi la vita mi ha portato a fare tante altre cose ma quando sei mesi fa con Marco Pratellesi siamo approdati alla direzione di AGI, l’Agenzia Italia, le nostre strade in un certo senso si sono di nuovo avvicinate.

La missione principale che ci siamo dati in AGI, ormai è noto, è affermare che, soprattutto nell’epoca della post verità, “la verità conta”. In che modo? Tornando alla verità dei fatti. Il factchecking, che abbiamo affidato ai ricercatori di Pagella Politica, è diventato un nostro appuntamento quotidiano e un tratto distintivo della nuova AGI. Per questo con Paolo Attivissimo, pur senza sentirci o vederci, ci siamo trovati dalla stessa parte in occasione di una inchiesta che ha portato alla chiusura di un sito che spacciava bufale; e poi nel supporto alla campagna lanciata dalla presidente della Camera bastabufale.it; e ancora saremo assieme il 21 aprile a Montecitorio a ragionare sul tema.

Fine della premessa. Ora i fatti. Oggi Paolo Attivissimo ha indirizzato la sua attività di cacciatore di bufale contro AGI. Ci sta. Chi ci critica con ragione ci aiuta a lavorare meglio. L’occasione è stato un post su BlogItalia dedicato alla Luna, un tema che notoriamente appassiona Il Disinformatico perché è stato il terreno su cui sono nate decine di leggende (che lui puntualmente ha smascherato).

In questo caso se l’è presa con il post di BlogItalia, firmato da Patrizia Caraveo, dedicato a delle foto che la NASA aveva in archivio e che ha deciso di mettere in evidenza. Attivissimo ha replicato con una raffica di nove tweet, uno per ogni contestazione, più un decimo tweet per promuovere il post riassuntivo sul suo blog. Titolo molto chiaro: Le bufale di AGI sulle foto “mai viste”. Hashtag: bastabufale.

Come ho detto all’inizio, l’attività di factchecking di Attivissimo è meritoria sempre. Quando si rivolge contro un tuo articolo, può far male, ti può infastidire, ma la prima cosa che devi fare è correre a controllare; e correggere gli eventuali errori.

Cosa che abbiamo fatto e qui condividiamo i risultati con voi come facciamo sempre del resto perché la trasparenza, anche nel giornalismo, è alla base del patto di fiducia con i lettori.

Primo tweet, solo di annuncio, un teaser direi: “Vediamo quante bufale ci sono in questo articolo di AGI”. Ok vediamo.

Secondo tweet: “Prima di tutto non è vero che sono foto “mai viste”. Sono a catalogo NASA da decenni. Forse non le ha mai viste Patrizia Caraveo”.

Attivissimo ha ragione: infatti la Caraveo nel suo post scrive: “Tra le migliaia di foto scattate (sulla Luna, ndr), la NASA scelse le migliori mentre le grande maggioranza rimase negli archivi, disponibili al pubblico, ma non molto richieste”. E quindi erano negli archivi, scrive la Caraveo, disponibili al pubblico ma non molto richieste. Eppure qualcuno le avrà viste. E se fosse anche solo Paolo Attivissimo, direi “mai viste” è scorretto. Ma, appunto, la Caraveo non lo dice. Non. Lo. Dice. Mai. E attribuirglielo è, questa sì, una bufala.

Mentre il titolo è un errore della redazione di AGI e quindi mio. Ma in che senso? Dice “foto mai viste” intendendo al grande pubblico, cosa che è vera. Si poteva fare un titolo migliore però: e non ci consola che anche tutti (forse, tutti: tutti quelli che ho controllato su Google: magari qualcuno no), tutti i giornali del mondo che hanno raccontato questa storia abbiano deciso di titolare “mai viste”. O meglio, in inglese, “Unseen”, che poi è anche il titolo del libro che è stato tratto dalle foto. Unseen, mai viste. Perché la sostanza è quella. E quindi si tratta di un titolo migliorabile, ma di bufale stavolta non vedo traccia.

Terzo tweet: “No, le fotocamere Hasselblad standard non hanno "24 o 36" pose per rullino. I dorsi standard sono da 12-16 pose ma esistono quelli da 200”.

Qui Attivissimo si riferisce ad un passaggio tecnico molto importante (così importante che mette un link ad un prezioso manuale dell’epoca). Scrive infatti anche la Caraveo, a proposito della macchina fotografica a disposizione degli astronauti sulla Luna: “Attenzione, si trattava di macchine fotografiche con pellicola e agli astronauti non si poteva certo chiedere di fare troppi cambi di rullini. Per questo, La NASA aveva fatto sviluppare una pellicola ultrasottile ed anche il loro rullino era stato modificato per contenere 200 pose (invece delle 24 o 36 canoniche)”.

Quindi ricapitoliamo: la Caraveo dice che le pose “canoniche” erano 24 o 36 (mentre per Attivissimo “i dorsi standard” erano 12-16 pose); ma mica dice che non esistevano quelle da 200 pose: dice anzi che la NASA aveva fatto sviluppare una pellicola ultrasottile” e che “anche il loro rullino era stato modificato per contenere 200 pose”. Quindi, dice la Caraveo, la macchina fotografica conteneva già 200 pose e la NASA aveva modificato il rullino in modo che potesse servire nelle condizioni proibitive di una missione lunare. Anche qui, non vedo bufale: ma probabilmente fra le “pose canoniche” la Caraveo avrebbe potuto dire 12-16 invece di 24 e 36. Sarebbe stato molto meglio, ecco.

Quarto tweet: c’è solo un link al manuale della Hasselblad. Grazie! Le fonti vanno sempre citate.

Quinto tweet (qui andiamo sul pesante, preparatevi): “No non esiste una foto della prima impronta di Neil Armstrong. Quella che tutti conoscono è una impronta delle tante di Buzz Aldrin”.

Scrive invece la Caraveo: “Tra le immagini iconiche c’è la Terra che sorge, la prima impronta di Neil Armstrong, il saluto alla bandiera appena piantata e i primi passi dell’uomo su un altro corpo del sistema solare. Sono immagini perfette ma forse per questo un po’ fredde. Tra le foto poco o mai viste, invece, ce ne sono molte rovinate da riflessioni del Sole che sulla Luna è più difficile da controllare che sulla Terra”.

Domanda: esiste o no una foto della prima impronta di Neil Armstrong? A leggere Paolo Attivissimo non esistono foto di impronte di Armstrong. Ma Patrizia Caraveo, che di mestiere, come vedremo fra poco, fa l’astrofisica, mi scrive al riguardo: “Negli archivi ci sono sia la foto di Neil con stivale, sia quella dell'impronta fatta da Aldrin (solo impronta, senza scarpa). Si può dibattere quale sia la più iconica ma se la foto non c'è nel mio articolo non si può dire a quale ci si riferisca. Del resto c'è una grande confusione con il quote di Neil spesso stampato sulla foto dell'impronta di Buzz”.

Sesto tweet: “No, non era umidità dell'atmosfera attraversata al decollo. Era condensa interna”, scrive Attivissimo. Si riferisce al passaggio in cui la Caraveo, a proposito dell’immagine di un oblò ricoperto di brina, dice che “le foto servivano anche per fare capire i problemi riscontrati, come questo finestrino decisamente difficile da utilizzare. L’umidità dell’atmosfera (che bisognava attraversare durante il lancio) poteva fare questi scherzi. Per fortuna, l’intervento del Sole faceva evaporare l’umidità e ripuliva gli oblò”.

Quindi il punto è: era umidità dell’atmosfera o condensa interna a creare quell’effetto sui finestrini? A richiesta, la Caraveo mi chiarisce il punto: “La foto dell'oblò voleva solo essere un esempio. Anche perché oltre all'umidità c'è il gasamento dei materiali esposti al vuoto cosmico. Noi lo vediamo nei nostri rivelatori  ma non volevo farla troppo lunga”.  Facciamola breve, nel mio rilevatore non vedo ancora delle clamorose bufale, ma quando si scrivono queste cose è giusto essere precisi anche a costo di farla lunga.

Il settimo tweet è un classico del tema Luna: “Non è vero che l'unica foto di Armstrong sulla Luna è un riflesso nel casco di Aldrin. C'è la  AS11-40-5886 (dettaglio)”. E Attivissimo allega la foto di un astronauta (Armstrong) di spalle mentre risale su Apollo. Qui le due versioni differiscono parecchio.

Scrive la Caraveo nel post: “Mentre Neil ha fatto molte foto del compagno Buzz Aldrin, Buzz ha trovato ottime scuse per non fare foto a Neil. Non era un segreto che Buzz avrebbe voluto essere il primo uomo a posare piede sulla Luna, ma la NASA scelse Neil. Così l’unica foto di Neil Armstrong che passeggia sulla Luna è un "selfie" che mostra Neil riflesso nella visiera del casco di Buzz”.

Chi ha ragione? E’ vero o no che “l’unica foto di Neil Armstrong che passeggia sulla Luna è un selfie riflesso nella visiera di Buzz Aldrin? La foto allegata da Attivissimo non lascia dubbi, ma un bravo fact-checker non si accontenta mai. Anche perché su questo tema la Caraveo ha chiesto “l’aiutino da casa” si sarebbe detto in tv. In pratica si è rivolta a Eugene Kranz. Chi é Eugene Kranz? E’ un ingegnere statunitense, ormai ottuagenario, ma ai tempi era direttore del programma Apollo per la NASA. Insomma la massima autorità. E cosa dice l’ingegner Kranz a proposito della foto di Armstrong che passeggia sulla Luna?

Per scoprirlo dobbiamo andare su un sito, amazingstories, storie incredibili, dove c’è un post intitolato: “There are no photos of Neil Armstrong on the Moon?”. Tradotto: davvero non ci sono foto di Armstrong sulla Luna? Nel post si legge che “there exists not one usable photograph of Neil Armstrong on the Moon. In fact, all of the widely circulated photographs of an Apollo 11 astronaut on the Moon are of Buzz Aldrin. The closest thing we have to a “posed” photograph of our first man standing on the Moon is basically a “selfie” taken by Armstrong himself, reflected in the visor of Buzz Aldrin’s spacesuit”.

E quindi, dice il post, non ci sono “foto usabili di Armstrong sulla Luna”. Ci sono quattro però foto, che sul post sono visibili, in cui Armstrong, o parte della sua tuta, è nell’immagine: in una c’è una gamba, in una lo zaino, in una è quasi invisibile per quanto l’immagine è buia; e infine c’è la quarta, quella famosa con la bandiera degli Stati Uniti da una parte e lui dall’altra che risale a bordo dell’Apollo.

Ecco, tecnicamente “non passeggia sulla Luna”: esattamente come ha detto la Caraveo. Ma sono cavilli, no? E perdere tempo con i cavilli non serve a nessuno. 

Il post in questione non è di Kranz. Kranz è però citato perché intervistato in una famosa biografia su Armstrong. A domanda su perché non ci siano “foto utilizzabili” del primo uomo sulla Luna, Kranz risponde:  “I don’t have an explanation. In recent years I have been speaking to about 100,000 people a year…. And the only picture I can put up on the screen of Neil is his reflection in Buzz’s facemask. I find that shocking. That’s something to me that’s unacceptable. But, you know, life isn’t fair.”

Ecco, la Caraveo la pensa come Kranz, Attivissimo no. La vita a volte è ingiusta, conclude Kranz. Una massima che si sposa bene anche a proposito di questa vicenda magari.

Intanto siamo arrivati al tweet numero 8: “Chicca finale. l'articolo è preso di (mal)sana pianta da un pezzo del Daily Mail di 3 giorni fa. Stesse foto, stesse didascalie”.

Non è esatto. La fonte del post della Caraveo, e di tutti gli articoli che sono stati pubblicati nel mondo nei giorni scorsi sul tema, non è il Daily Mail. E’ il TIME. Nel post della Caraveo viene correttamente citato il libro della NASA, ma non il TIME. Con il senno di poi andava fatto, è una regola che in AGI ci siamo dati e la colpa non è della Caraveo, che è l’autrice del blog, ma della redazione di AGI e quindi mia.

Quante bufale avete contato finora voi?

L’ultimo tweet, il nono, è questo: “Morale della storia: non importa se sei un'astrofisica: se copi dal Daily Mail è lo stesso un #epicfail”.

Ora probabilmente tutti vi siete potuti fare una idea di questa vicenda per la quale ringrazio di cuore Paolo Attivissimo. A me preme aggiungere due cose. La prima è una nota sull’autrice del pezzo. Che francamente è inaccettabile spacciare per una “spacciatrice di bufale”. Patrizia Caraveo è una astrofisica di fama mondiale; nel 2009 è stata insignita del premio nazionale del Presidente della Repubblica; nel 2014 Women in Aerospace Europe le ha conferito l’Outstanding Achievement Award; e dallo stesso anno compare nella lista degli “Highly Cited Researchers; dirige l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano ed è dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di astrofisica.

Insomma, la Caraveo è una di quelle ricercatrici italiane che Attivissimo ha sempre difeso dagli spacciatori di bufale. Quelli veri. Giocano nella stessa squadra da sempre.

La seconda e ultima nota riguarda la crociata #bastabufale. E’ una cosa seria. E noi in AGI siamo impegnati nella ricerca quotidiana della verità dei fatti. Che però è appunto, una ricerca, che in fondo, come si è visto anche da questa vicenda, non finisce mai: puoi sempre essere più preciso e più accurato. E a volte ti puoi sbagliare e in quel caso l’unica cosa da fare è correggere, chiedere scusa e avvisare i lettori. Cosa che in questi mesi in AGI ci è accaduto varie volte, per esempio con gli amici di Valigia Blu che sui social ci hanno segnalato degli errori e ci hanno consentito di correggerli.

La ricerca della verità insomma è un percorso e un metodo di lavoro che a volte richiede tempo perché il traguardo si sposta sempre un po’ più in là e tu devi voler fare quei centimetri in più. Lo devi ai tuoi lettori. Io, per esempio, in questa vicenda, ho imparato cose sulla Luna che non sapevo e ne sono grato ad Attivissimo. Ma dire, far passare l’idea, che siamo tutti “spacciatori di bufale”, persino gli scienziati, persino per una imprecisione, equivale a fare come quelli che dicono che in Italia “sono tutti ladri”. Piano piano, questo modo di fare ci avvelena tutti. Come cantava il poeta E poi ti dicono tutti sono uguali/ Tutti rubano alla stessa maniera/ Ma è solo un modo per convincerti/ A restare in casa quando viene la sera”.

La storia non siamo noi, sarebbe esagerato dirlo. Anzi, sarebbe proprio una bufala, Ma tutti assieme, con umiltà, pazienza, perseveranza, tutti assieme possiamo provare a scrivere qualche bella pagina del giornalismo italiano.