Diario di bordo. Duello tra Gentiloni e Orban sui migranti

Diario di bordo. Duello tra Gentiloni e Orban sui migranti
Matteo Ciambelli / NurPhoto 
Paolo Gentiloni (AFP) 

In Europa contro l’Italia dell’accoglienza ai migranti non c’e’ solo l’Austria: ad uscire allo scoperto ora è  tutto il  ‘quartetto’ di Visegrad  - Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia – che ci volta le spalle invitandoci a chiudere i flussi con le buone o con le cattive. Questa è la civile e solidale Europa?. A questa notizia  dedichiamo l’apertura della nostra prima pagina, soddisfatti dalle dure parole di replica di Gentiloni.

Ma andiamo per ordine

MIGRANTI. Nel primo pomeriggio si diffonde la notizia di una lettera indirizzata a Palazzo Chigi firmata dal quartetto in cui si chiede il giro di vite con la chiusura dei porti all’attracco delle navi piene di disperati soccorsi in mare. Alfiere dell’iniziativa è l’ungherese Orban che, intervistato, trascende quasi intimando due opzioni all’Italia: chiudere i porti o accettare l'assistenza  per fermare l'immigrazione direttamente in Libia, non escludendo l'opzione militare. La reazione di Gentiloni è tanto stizzita nella forma, quanto opportuna nella sostanza.  "Noi – sottolinea - facciamo il nostro dovere, pretendiamo che Europa intera lo faccia al fianco dell'Italia e non accettiamo improbabili lezioni o minacce”. Parole sottoscrivibili.

GOVERNO. Ma, oggi, i guai per il premier non finiscono qui. Il governo perde  un altro pezzo con le dimissioni da sottosegretario del senatore, ormai ex Ap, Cassano. Finora coordinatore del partito di Alfano in Puglia, Cassano torna in Forza Italia che con il benvenuto del capogruppo a Palazzo Madama Romani lo accoglie a braccia aperte.

TERREMOTO KOS. La giornata si era aperta con la paura per il forte terremoto che si è sprigionato la notte scorsa nel mar Egeo, con epicentro tra la città costiera turca di Bodrum e l’isola greca di Kos dove sono morti due turisti mentre i feriti si contano a centinaia.

Gli altri ‘titoli’ dall’estero 

MEDIO ORIENTE. Secondo Venerdì di sangue a Gerusalemme con due palestinesi uccisi nelle proteste per la chiusura della Spianata delle Moschee nel giorno dedicato alla preghiera.

STATI UNITI. Negli Usa si è dimesso il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ormai in aperto contrasto con Trump. Il presidente americano, intanto, cerca di rompere l’assedio del Russiagate pensa a graziare se stesso: un’ipotesi  senza precedenti, al vaglio dei legali del presidente. E Il perdono potrebbe riguardare anche i familiari. Ognuno può commentare come vuole, perciò noi evitiamo.

DIESELGATE. In Germania colpaccio di Der Spiegel sullo scandato 'Dieselgate'. Il settimanale accusa di aver fatto cartello le maggiori marche tedesche: Volkswagen, Audi, Porsche, Bmw e Daimler hanno lavorato segretamente insieme per aggirare i controlli sulle emissioni. Le Borse europee non l’hanno presa bene, chiudendo in forte ribasso.

INQUINAMENTO. Sequestrati gli impianti del petrolchimico di Siracusa. Per la Procura le emissioni di Esso e Isab peggiorano la qualità dell'aria cioè, in prosaico, puzzano.

TIM. Nel mondo economico fanno rumore anche se erano nell’aria  le dimissioni, con un accordo “consensuale”, di Cattaneo dalla guida di Tim.

POST CONTRO GIULIANI. Infine una notizia, al confine tra la cronaca e la politica, che suscita indignazione. Parliamo  del post sul profilo Facebook  di un consigliere comunale del Pd di Ancona, il nome non è necessario, che gratuitamente insulta Carlo Giuliani, il giovane ucciso da un carabiniere nel corso degli scontri del G8 di Genova del 2001: "Se in quella camionetta ci fosse stato mio figlio, gli avrei detto di prendere bene la mira e sparare". Al di là della presa posizione del partito che con il coordinatore della segreteria, Guerini, annuncia sanzioni statutarie, c’è da domandarsi come sia possibile esprimere tanta sgradevole idiozia, forse, solo per scimmiottare pasoliniane memorie.