C'è posta per noi: a proposito di banda ultra larga (e di un'inchiesta in cowdsourcing)

C'è posta per noi: a proposito di banda ultra larga (e di un'inchiesta in crowdsourcing)

Con riferimento all’articolo sulla banda ultralarga nel Lazio mi preme far notare che purtroppo i dati da voi forniti e che probabilmente provengo dal MISE (progetto banda ultra larga) non sono corretti, poiché si basano sulle informazioni fornite dai fornitori di servizi ed in particolare da Tim. Quest’ultima afferma che tutte le abitazioni collegate con una cabina connessa con la Fibra (FTTC) possono navigare a 30 mbps o 100 mbps! Purtroppo non è vero, visto che la velocità di connessione in FTTC è subordinata alla distanza dalla cabina. Nel mio caso (e quanti altri ne esisitono?) poiché la mia abitazione (sita nel quartiere Montesacro) è distante dalla cabina più di 900 metri non posso navigare a più di 20-22 mbps! Infatti Tim mi aveva attivato un contratto a 100 mbps ma adesso, preso atto dell’impossibilità, stiamo negoziando un contratto a 20 mbps.
Ho già scritto a chi di competenza (MISE, AGCOM, ecc) e vi sarei grato, una volta fatte le dovute verifiche, di dare notizia di questo.

Cordialmente, Renato Campana

Gentile Renato, lei ha ragione: i dati che pubblichiamo, come specificato in ogni articolo, provengono dal sito del Piano Strategico banda ultralarga del MISE (scaricabili in licenza open data qui). Quindi sì, sono dati che dicono quante abitazioni e immobili sono stati raggiunti e a quale velocità teorica. Non si tratta di speedtest e quindi, come dice lei, è possibile che non in tutti i casi (e anzi, chissà in quanti casi) la velocità effettiva non sia quella dichiarata. Tanto è vero che sul sito di AGCOM si trova un servizio appositamente dedicato (Misura Internet) che permette di effettuare una verifica certificata della reale velocità di banda sulla propria linea fissa. E che proprio tramite questo servizio è possibile poi trasmettere un certificato all'operatore con cui è stato attivato il contratto per chiedere il ripristino delle specifiche tecniche previste dal contratto stesso. L'operatore ha poi 30 giorni di tempo per modificare la situazione portando la linea ai parametri di qualità dichiarati nel contratto. Questo processo di lettura e certificazione, come ben spiegato nel sito di AGCOM, permette in caso di scarsa qualità del servizio di rivedere il proprio contratto o di recedere, da parte del consumatore, senza i costi di disattivazione ma solo tramite comunicazione via raccomandata con preavviso di un mese. Il consumatore, quindi, può scegliere se cambiare operatore o se accontentarsi di un contratto a velocità (e quindi anche a costi) più bassi.

Dunque non solo lei ha ragione, ma molti altri utenti si troveranno nella stessa sua situazione. Anzi, se tutti, come lei, ci scrivessero dalle diverse città per confermare o meno le effettive velocità di connessione misurate appunto con il sistema di AGCOM sarebbe un ottimo esperimento di inchiesta in crowdsourcing che ci permetterebbe di costruire una mappa della banda reale. Quindi, caro Renato, grazie due volte: per la segnalazione e per lo spunto di una inchiesta che proveremo a mettere in campo al più presto.

Cordiali saluti, Elisabetta Tola e Marco Pratellesi

Sul livello scolastico in Italia 1

Gentilissima Claudia Pratelli, ho letto le sue dichiarazioni in un articolo, dove si fa una precisa analisi, con percentuali, del grado dell’istruzione in Italia rispetto al resto d'Europa. Non posso che essere d'accordo con lei che sarebbe auspicabile un innalzamento del livello di istruzione, sarebbe anche magnifico accrescere il livello culturale dei giovani e non, interessare la popolazione a quelle attività, ormai purtroppo, meno praticate di un tempo, come la lettura il teatro, la scrittura e sembra incredibile il dialogo.

Sull'abbandono precoce della scuola da parte dei ragazzi, vorrei puntualizzare che potrebbe essere un fattore non tanto di pigrizia o non capacità, ma piuttosto una raggiunta disillusione che in questo paese sia ormai irraggiungibile una qualsiasi forma di impiego, e ci aggiunga pure le minori risorse economiche a disposizione delle famiglie. Quindi io porrei il punto, più che sull'obbligatorietà di scuola sino ai 18 anni, su vere e proprie politiche di inclusione reale dei giovani nel mondo del lavoro, e sul ridare risorse alle famiglie per poter far studiare agevolmente i loro figli e potersi interessare anche a qualcosa di più intellettuale che non sia solo sopravvivere o pagare il mutuo a fine mese o preoccupazioni che non lasciano adito a poter avere pensieri se non più che concreti, con stima e rispetto la saluto.

Alessandro Bargeri

Sul livello scolastico in Italia 2

I dati che sono stati esposti nell'articolo andrebbero inquadrati in un sistema paese che renda ancora più drammatico il quadro generale. In Italia infatti mancano politiche di investimento sull'istruzione dei giovani da parte dello Stato, cosa invece molto diffusa all'estero dove spesso è possibile essere finanziati con promessa di restituzione del prestito nel corso della successiva fase lavorativa. Inoltre andrebbero considerati i dati di disoccupazione giovanile e la percentuale di emigrazione dei neolaureati verso altre nazioni. Per non parlare della politiche di sostegno alle famiglie. Se mettiamo insieme questo puzzle ci rendiamo conto meglio di dove siamo capitati, saremo anche nel più bel paese del mondo per storia e cultura però forse era meglio nascere altrove in Europa.

Andrea Curcio



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