Perché l'Italia ha molti presidenti, ma è debole nell'Ue

Perché l'Italia ha molti presidenti, ma è debole nell'Ue
 Antonio Tajani (AgenziaVista)

Quella della prossima settimana a Strasburgo, per Antonio Tajani, sarà la prima sessione intera come presidente dell'Europarlamento. La sua elezione il 17 gennaio scorso è stata un successo personale, costruito grazie a quasi 23 anni di politica europea, ma anche una piccola vittoria per l'Italia, che dalla prima elezione diretta a suffragio universale dell'Europarlamento nel 1979 non aveva mai un suo rappresentante sullo scranno più alto dell'Assemblea di Strasburgo. Dopo cinque anni di presidenza di Martin Schulz, seguiti a una serie di presidenti in gran parte dall'asse franco-tedesco,

La rottura dell'asse franco-tedesco

Tajani segna una rottura geografico-politica. Non a caso l'esponente di Forza Italia si è mosso rapidamente per cambiare gli equilibri interni anche nel suo gabinetto. Uno spagnolo, Diego Canga Fano, è a capo della sua squadra, con due italiani – Alessandro Chiocchetti e Carlo Corazza – come vice. Nel gabinetto Tajani i tedeschi e francesi si contano sulle dita di una mano, mentre su 30 membri quasi un terzo sono italiani. Per il cosiddetto “sistema Paese” – che così spesso all'Italia manca a Bruxelles – è un'evoluzione promettente. Ma per affermare il “sistema Paese” nell'Unione europea non basta avere presidenti e membri di gabinetto. Lo dimostra sempre l'Italia, che mai come in questo momento storico ha avuto tanti suoi esponenti alla testa delle istituzioni comunitarie, ma che viene percepita all'interno e all'esterno come debole in Europa.

Mai così tanti italiani in posizione chiave

“Come si fa a dire che l'Europa fa schifo, quando non abbiamo mai avuto così tanti presidenti?”, riconosce una fonte del governo italiano. Oltre a Tajani sullo scranno dell'Europarlamento, ci sono Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea (Bce), a Federica Mogherini alla testa del Servizio di Azione Esterna (Eeas) come Alto rappresentante e a Enrico Enria alla guida dell'Autorità Bancaria Europea (Eba). Ciascuno a modo suo, con successi diversi, in questi anni Draghi, Mogherini e Enria sono riusciti a imporre nell'agenda europea temi prioritari per l'Italia.

Il presidente della Bce ha permesso agli spread italiani di tornare a livelli sostenibili grazie allo “scudo” (il programma OMT) annunciato nell'estate 2012. L'Alto rappresentante per la politica estera ha ri-orientato l'azione esterna dell'Ue dal vicinato orientale verso il Mediterraneo e in particolare la Libia. Il presidente dell'Eba ha appena lanciato la proposta di una bad bank europea che sarebbe di beneficio soprattutto per le banche italiane messe in crisi dai crediti deteriorati. Oltre a Tajani, Draghi, Mogherini e Enria, l'Italia può vantare la presenza di suoi funzionari in posizioni apicali di altre istituzioni chiave come la Banca Europea per gli Investimenti (Dario Scannapieco è vicepresidente), l'organismo di supervisione bancaria della Bce (Ignazio Angeloni è membro del board del Ssm) o la nascente istituzione che deve sorvegliare come la Commissione applica il Patto di Stabilità (Massimo Bordignon è membro del Fiscal Board).

Ma la Germania resta onnipresente

Vero, l'Italia è sottorappresentata rispetto a Germania e Francia ai vertici della burocrazia della Commissione e del Consiglio. Il capo-gabinetto del presidente dell'esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker, l'onnipotente Martin Selmayr, è tedesco. Dentro la Commissione, la Francia ha sette direttori generali, contro i quattro di Germania e Italia, ma tra i vice-direttori generali si contano sei tedeschi, cinque francesi e solo due italiani. Nei gabinetti dei commissari, i tedeschi sono onnipresenti. La tedesca Helga Schmid affianca Mogherini nella conduzione della politica estera come segretario generale del Servizio di azione esterna. Tajani deve fare i conti con il tedesco Klaus Welle come segretario generale dell'Europarlamento e con una serie di altri suoi connazionali che Schulz ha inserito in posizioni apicali dell'amministrazione.

La Germania è riuscita a occupare posti importanti in istituzioni diventate fondamentali, come il fondo salva-Stati ESM diretto da Klaus Regling o la Banca Europea degli Investimenti guidata da Werner Hoyer. Inoltre, grazie alla nomina di Klaus-Heiner Lehne a presidente della Corte dei conti, è un tedesco a sorvegliare la regolarità dell'operato – almeno dal punto di vista finanziario – di tutte le altre istituzioni comunitarie. “Quando c'è un posto che ci interessa, si muovono governo e diplomazia in blocco”, spiega un diplomatico di Berlino.

Il peso di un Paese si misura con i risultati

L'Italia, quando ha la possibilità di collocare i suoi dentro le istituzioni comunitarie, sembra funzionare con metodi e logiche più frammentarie e partigiane. Ma, aldilà degli uomini e delle donne presenti nei palazzi dell'Ue, il peso di un Paese si misura dai risultati che riesce a ottenere. E, anche in questo caso, l'Italia è un caso esemplare. Dopo le elezioni europee del 2014, forte del 40% dei voti, Matteo Renzi è riuscito o “ottenere cose importanti come il Piano Juncker sugli investimenti e la flessibilità di bilancio”, ricorda la fonte del governo italiano. “I voti nazionali contano nell'Ue”, ricorda un ambasciatore di lungo corso.

All'inizio del suo mandato come presidente del Consiglio, sostenendo che il debito italiano doveva scendere “per i nostri figli e non perché ce lo dice l'Europa”, Renzi era anche portatore di un messaggio costruttivo nell'Ue. Tra relocation dei migranti, Migration Compact e proposta di un sussidio europeo di disoccupazione, le proposte italiane hanno trovato eco e ascolto a Bruxelles. Poi, confrontato al calo della sua popolarità e alla crescita dei partiti anti-europei, Renzi ha optato per una strategia di demonizzazione dell'Europa e in particolare della Germania.

“La scelta di alimentare un messaggio esclusivamente negativo, facendo credere che le case crollano perché la Commissione non ci concede lo 0,2% di deficit, non paga” sul tavolo comunitario. Uscito sconfitto dal referendum e confrontato alle incertezze elettorali future, per quanto possa battere i pugni sul tavolo ed essere ben rappresentato ai vertici delle istituzioni, il governo italiano in questo momento è più fragile nell'Ue.