Padoan potrebbe guidare l'Eurogruppo se non fosse più ministro?

L'elezione del presidente dell'Eurogruppo è prevista per il 4 dicembre. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata per il 30 novembre a mezzogiorno

Padoan potrebbe guidare l'Eurogruppo se non fosse più ministro?

La decisione di Jeroen Dijsselbloem di restare alla presidenza dell'Eurogruppo anche dopo le dimissioni da ministro delle Finanze in Olanda ha aperto le porte all'ipotesi di una candidatura di Pier Carlo Padoan, malgrado le incertezze sulla sua permanenza al ministero dell'Economia dopo le elezioni della primavera in Italia.

L'elezione del presidente dell'Eurogruppo è prevista per il 4 dicembre. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata per il 30 novembre a mezzogiorno. I nomi dei candidati saranno resi pubblici da Dijsselbloem venerdì 1 dicembre. L'incarico dovrebbe finire a un esponente della famiglia politica socialista o liberale perché i popolari occupano già le presidenze di Commissione, Consiglio europeo e Europarlamento.

Ma il Partito Popolare Europeo non esclude di presentare una candidatura tattica. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ieri ha detto che Padoan ha le “qualità” per essere un “buon presidente dell'Eurogruppo”, ma ha anche sottolineato che “non è il solo” tra i ministri delle Finanze della zona euro. La rosa dei potenziali candidati include:

  • il lussemburghese Pierre Gramegna,
  • lo slovacco Peter Kazimir,
  • il portoghese Mario Centeno,
  • la lettone Dana Reizniece-Ozola,
  • il belga Johan Van Overtveldt.

Fonti europee, non escludono un prolungamento del mandato di Dijsselbloem per altri sei mesi. “Il primo criterio deve essere di avere un buon presidente dell'Eurogruppo, cioè qualcuno che sia in grado di presiedere con efficacia, competenza, e solidità”, ha spiegato Moscovici. “I due precedenti presidenti dell'Eurogruppo erano stati Jean-Claude Juncker e Jeroen Dijsselbloem, di famiglie politiche diverse, con degli stili diversi, ma entrambi hanno rispettato il contratto e sono stati dei veri leader per la zona euro”. Secondo il commissario agli Affari economici, “è questo di cui abbiamo bisogno e dunque il primo criterio deve essere la qualità”.

Tradizioni da tradire

Tradizionalmente l'Eurogruppo è sempre stato presieduto da un ministro delle Finanze in carica o – per un certo periodo alla fine del mandato di Jean-Claude Juncker – da un membro di governo con le deleghe per il Tesoro. Le elezioni in Italia nel 20178, dunque, rischierebbero di precludere a Padoan la possibilità di candidarsi per il rischio di dover lasciare l'incarico dopo pochi mesi.

Ma con la sua permanenza alla testa dell'Eurogruppo dopo le dimissioni da ministro delle Finanze in Olanda, Dijsselbloem ha creato un “precedente” che permetterebbe a Padoan di fare il presidente anche se dovesse uscire dal governo in primavera, spiega una prima fonte europea. Padoan sarebbe considerato un candidato “del calibro giusto, forte e autorevole, che gode della stima dei suoi colleghi”, dice un'altra fonte a conoscenza delle discussioni in corso per la presidenza dell'Eurogruppo. 

Padoan “evidentemente ha tutte le qualità per essere un buon presidente dell'Eurogruppo”, ha spiegato ieri Moscovici: “è un uomo con esperienza, è ministro delle Finanze di un paese importante, è un economista molto bravo. Ha queste qualità, ma non è il solo”, ha aggiunto il commissario. La presenza di numerosi altri italiani ai vertici delle istituzioni comunitarie – Mario Draghi alla Banca centrale europea, Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera e Antonio Tajani presidente dell'Europarlamento – rappresenterebbe un “ostacolo” per Padoan, spiega la seconda fonte.

Favoriti e svaforiti

Quanto agli altri potenziali candidati, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, che era considerato il favorito durante l'estate, sembra essere uscito dalla corsa per la successione di Dijsselbloem. “Sono ministro delle Finanze ma anche dell'Economia. Sono incaricato della trasformazione dell'economia francese (…) e della sua competitività.

Questo è già un compito molto pesante”, ha detto Le Maire l'8 novembre durante una visita a Berlino. Il ministro delle Finanze slovacco Peter Kazimir, che è socialista ma considerato vicino alla Germania sul rigore di bilancio, ha pubblicamente espresso il suo interesse per l'incarico. Il portoghese Mario Centeno è un altro candidato potenziale tra i socialisti, in particolare vista la campagna in sua favore condotta dal premier Antonio Costa.

Per contro le quotazioni di un altro socialista, il maltese Edward Scicluna sono in caduta libera a causa del coinvolgimento del suo paese in numerosi scandali sui paradisi fiscali. Tra i liberali il nome più citato è quello del ministro lussemburghese Pierre Gramegna, che ha dato la sua disponibilità se emergerà un “consenso” su di lui. Tuttavia la contrarietà del Lussemburgo a diversi provvedimenti proposti dalla Commissione su questioni fiscali e di supervisione delle istituzioni finanziarie rappresentano un handicap per Gramegna.

La ministra delle Finanze lettone Dana Reizniece-Ozola, che ha solo 36 anni e è campionessa di scacchi, è un altro potenziale candidato della famiglia liberale. Il Partito Popolare Europeo avrebbe testato la disponibilità del ministro delle Finanze belga, Johan Van Overtveldt. In assenza di un candidato di consenso, e in attesa che la Germania si doti di un governo pienamente funzionante, un'altra ipotesi che circola nei corridoi di Bruxelles è il prolungamento del mandato di Dijsselbloem per un altro semestre.

 



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