Perché l'Italia deve prepararsi a quattro mesi di fuoco in Europa

La Commissione negli ultimi anni, ha concesso una lunga tregua all’Italia sul fronte della flessibilità, ma fonti di Bruxelles fanno capire che a primavera i nodi verranno al pettine, a cominciare dal rispetto del patto di Stabilità

Perché l'Italia deve prepararsi a quattro mesi di fuoco in Europa

Mentre Roma discute, Bruxelles osserva. E aspetta. L’agenda europea, chiunque sia il prossimo presidente del Consiglio, è già piena di dossier strategici che dovranno essere affrontati nei prossimi quattro mesi. Che per l’Italia saranno mesi di fuoco. Il prossimo governo dovrà negoziare in Europa il completamento dell’Unione bancaria, la capacità di bilancio Eurozona, la riforma di Dublino sui migranti, il bilancio pluriennale post-2020 (in cui il nostro Paese rischia un taglio dei fondi strutturali a causa di Brexit).

In ordine di tempo, se ci sarà un esecutivo a fine aprile, il primo nodo che il nuovo esecutivo dovrà affrontare sarà quello dei conti, con la prospettiva di una manovra di aggiustamento a maggio. La Commissione negli ultimi anni, ha concesso una lunga tregua all’Italia sul fronte della flessibilità, ma fonti di Bruxelles fanno capire che a primavera i nodi verranno al pettine, a cominciare dal rispetto del patto di Stabilità. 

Il vicepresidente della Commissione responsabile per l'euro, Valdis Dombrovskis, lo ha detto esplicitamente già a novembre: se la situazione dei conti italiani per il 2018 “non migliora, la Commissione potrebbe aprire una procedura per deficit eccessivo”. All'appello mancano almeno 3,5 miliardi al netto delle promesse elettorali (vedi copertura della flat tax o del reddito di cittadinanza) che potrebbero ingigantire il debito monstre dell’Italia, considerato da sempre il vero problema del nostro paese.

"L’Italia, che ha il secondo rapporto debito-Pil dopo la Grecia nell'Ue, deve continuare sulla strada di politiche di bilancio responsabili", ha avvertito Dombrovskis all’indomani del voto, lasciando intendere una possibile reazioni dei mercati. “E’ importante non creare aspettative avverse" mantenendo politiche di bilancio responsabili. "In questa situazione fiscale, con questo rapporto debito-Pil, è importante mantenere la rotta".

Flat tax, reddito di cittadinanza e questione banche preoccupano l'Ue

Il prossimo governo si troverà di nuovo a fronteggiare anche la questione dei crediti deteriorati delle banche. A breve la vigilanza della Bce pubblicherà il suo addendum alle linee guida sui Non Performing Loans (NPLs) attualmente detenuti dagli istituti di credito, mentre la Commissione presenterà mercoledì le sue proposte legislative per quelli futuri. Anche se leggermente rivisto, l'addendum non modificherà la sostanza di quanto annunciato dalla Bce a fine 2017. E ancora ieri la Commissione anche se ha riconosciuto i passi avanti fatti dal governo, ha ripetuto che "lo stock di crediti deteriorati ha iniziato a ridursi solo di recente e continua a pesare sulle necessita' di capitali, sui profitti e le politiche di credito delle banche".

 Ma sul tavolo non ci sono solo i conti. I futuri inquilini di palazzo Chigi e Viminale si troveranno sul tavolo il dossier immigrazione. Le iniziative del governo Gentiloni e l’attivismo di Marco Minniti su questo fronte (riduzione degli sbarchi, annuncio della missione militare in Niger, l'apertura del primo corridoio umanitario dalla Libia). sono state apprezzate a Bruxelles. E forte di queste misure l’Italia spera nell’appoggio dei partner per rivedere l’accordo di Dublino sui ricollocamenti automatici dei rifugiati.

Ma la posizione di Roma è minoritaria e molto dipenderà dal tipo di maggioranza che appoggerà il governo. L’obiettivo è arrivare a un’intesa al Consiglio di giugno, ma le speranze che questo possa accadere sono ridotte al lumicino e il blocco di Visegrad resta determinato a fermare ogni possibilità di revisione di Dublino.

Ultimo, ma non ultimo, l’Italia rischia di essere la grande assente al dibattito sulla riforma dell’Eurozona che tra pochi giorni sarà presentata  dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, finalmente in sella al suo governo di Grande Coalizione e dal presidente francese Emmanuel Macron.

Anche in questo caso si guarda a giugno per raggiungere un accordo sulle prime misure, unione bancaria e trasformazione del fondo salva-Stati Esm in un Fondo Monetario Europeo. Otto paesi del nord europa capeggiati dall’Olanda si sono messi di traverso, e la situazione è decisamente in fase di stallo. Ma dal punto di vista di casa nostra, dice l’ambasciatore di uno stato membro, “è evidente che una crisi prolungata a Roma escluderebbe di fatto l'Italia dal dibattito”. Anche qui, molto dipenderà dal governo che l’Italia riuscirà a formare. Bruxelles attende, ma i dossier sono già tutti sul tavolo.  



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