VADO A VIVERE IN CAMPAGNA

VADO A VIVERE IN CAMPAGNA

Milano, 25 feb. - Contrordine, compagni: e se la vita rurale fosse meglio di quella metropolitana? La pensano così non solo i mingong, i lavoratori migrati dalle campagne per sgobbare in cantieri e fabbriche cittadine, ma anche un numero crescente di studenti universitari che, trasferitisi nelle metropoli per laurearsi, puntano a tornare tra i campi al termine degli studi.  Nel caso dei mingong, sono le pessime condizioni di lavoro, la mancanza di una protezione sociale e la lontananza dalla famiglia a convincere molti a dire addio alle metropoli. Lo fanno soprattutto quanti, dopo alcuni anni di vita urbana, sono riusciti a raggranellare un capitale sufficiente per comprare una abitazione o avviare una attività nelle zone di origine. Anche quest'anno, sono stati decine di migliaia i lavoratori che hanno scelto di non tornare più in città, scatenando l'allarme sulle pagine dei giornali cinesi.

 

Shen Hongpu, commentatore del Nanfang Dushi Bao, la chiama "carestia di mingong": una sindrome il cui antidoto è identificato di solito con l'aumento dei salari, ma che, per Shen, va affrontata in un altro modo. "Passata Chunjie [le festività del Capodanno lunare], con il ritorno alle fabbriche dei mingong si sono moltiplicati i reportage sulla carenza di lavoratori. Sempre più persone - scrive l'editorialista - pensano che il surplus di popolazione, fattore importante nel decretare il successo della riforma e apertura del nostro Paese, stia per finire e che, poiché la domanda di forza lavoro eccede l'offerta, in futuro i salari cresceranno sempre di più, facendo lievitare i costi della nostra industria manifatturiera". Shen, però, ha un'altra opinione.

"Non è vero che la 'carestia' di mingong è dovuta all'eccesso di domanda rispetto all'offerta. La grave carenza di manodopera con capacità tecniche ed esperienza non dipende dalla scarsità di mingong. Il problema se mai è che c'è una grande quantità di lavoratori migranti non specializzati e che i giovani urbani di formazione medio-alta non soddisfano le esigenze delle aziende, creando una condizione di disoccupazione o semi occupazione. La 'carestia' di mingong, insomma, è in realtà una carenza di forza lavoro specializzata".

 

Ma se le imprese "hanno fame di lavoratori versatili, e non di manodopera poco qualificata", la scelta politica da fare è quella di "migliorare il modello della formazione professionale, facendone un elemento strategico nella produzione di forza lavoro specializzata. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario che educazione professionale, educazione obbligatoria ed educazione superiore siano trattate allo stesso modo e che ricevano sempre più investimenti".  Aumentare gli stipendi dei lavoratori invece, secondo Shen, "metterebbe solo a rischio il delicato sistema dell'industria manifatturiera e dei servizi, limitando la crescita delle imprese. Solo quando le aziende potranno contare su un'ampia riserva di lavoratori specializzati non ci saranno più "carestie" di lavoratori".

 

È sulle ragioni che spingono i laureati a tornare a vivere in campagna dopo aver studiato in città che si sofferma invece Li Yingfeng, funzionario pubblico prestato alla stampa, commentando un fatto di cronaca sulle pagine del Xin Jing Bao. "Con l'iscrizione all'università, gli hukou (permesso di residenza) degli studenti di origine rurale vengono trasformati in hukou urbani, ma ottenere di nuovo permesso di residenza per le campagne dopo la laurea non è affatto semplice. Per farlo, un laureato dell'Università di scienza e tecnologia della Cina centrale ha offerto 20 mila yuan a chi riesca a fargli riavere lo hukou del suo paese di origine". Fatto strano, nota Li, visto che "negli anni Ottanta e Novanta riuscire a cambiare il proprio hukou da rurale a urbano era il sogno dei giovani delle campagne. Oggi invece non pochi studenti universitari desiderano fare il percorso inverso. Le difficoltà a cui vanno incontro nel tentativo di tornare a vivere in campagna - pari alle difficoltà di chi cerca di cambiare il proprio hukou da rurale a urbano - testimoniano che la vita fuori dalle metropoli è diventata più ambita - e che il sistema dello hukou fa acqua da tutte le parti".

 

Certo, secondo Li, non tutti gli studenti hanno un desiderio genuino di tornare in campagna: "Ci sono quelli che sono attirati soltanto per ragioni opportunistiche, perché hanno sentito parlare delle compensazioni economiche assegnate per le demolizioni delle case più vecchie o del sistema di welfare collettivo. Poi ci sono quelli che non trovano lavoro in città e che non hanno altra scelta che tornare a casa. Ma ci sono anche sempre più giovani che desiderano profondamente vivere in campagna. Senza il permesso di residenza non possono farlo e, se il passaggio dallo hukou urbano a quello rurale non è possibile, allora si calpestano i loro diritti".

 

Dal 2003, sottolinea Li, "la legge prevede che quando chi si iscrive in un ateneo urbano possa scegliere liberamente se cambiare il proprio hukou. Sarebbe giusto rendere reversibile questo cambiamento, qualora lo studente lo desideri, una volta laureato. Anche se questi giovani sono diventati residenti urbani per qualche anno, dato che lo Stato non garantisce un lavoro per tutti è giusto che essi possano decidere di tornare in campagna per sviluppare la propria vita là e per godere anche dei benefici previsti per i residenti rurali". Il vantaggio, fa notare il funzionario, non sarebbe solo individuale: "Tornare a vivere in campagna dopo la laurea è un diritto degli studenti. Nel realizzare questo diritto, essi non soddisfano solo i propri obiettivi personali. Con il loro ritorno, infatti, si introducono persone di talento nelle campagne". Dando così una mano allo sviluppo della Cina rurale.

 

di Emma Lupano 

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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