UNA PENSIONE IN CINA?

UNA PENSIONE IN CINA?

Pechino, 1 lug.- L'apertura della Cina è cominciata nel 1979 con la creazione di un sistema a doppio binario, tra imprese domestiche (a solo capitale della RPC) ed imprese a capitale straniero (incluse quelle di Hong Kong, Macao e Taiwan). Le società a capitale straniero erano gestate in base a leggi speciali, così come le loro imposte, i loro rapporti di lavoro, ed anche i contenziosi (con il riferimento a commissioni arbitrali costituite solo per le controversie con stranieri, oppure a tribunali di livello intermedio). Anche i contratti tipici con entita' estere erano soggetti ad una legge speciale.


Negli ultimi anni, il sistema giuridico cinese ha lentamente modificato il doppio binario, facendolo convergere su di un unico sentiero, in cui solo una parte dei rapporti giuridici che vedono coinvolte entità straniere sono soggetti a leggi speciali (quali ad esempio le società e le partnerships e i trasferimenti di tecnologia). Le nuove leggi in materia di contratti, contratti di lavoro, di imposte per le persone giuridiche e di procedure concorsuali (prima, il fallimento era riservato alle aziende di stato) hanno per molti aspetti livellato il playing field per entita' domestiche ed entita' straniere.


L'ultima legge in questo senso è la Social Security Law che entra in vigore il primo luglio. I suoi regolamenti di attuazione non sono ancora stati ufficialmente emanati, ma la legge introduce chiaramente il principio che le contribuzioni previdenziali e pensionistiche – differentemente da quanto è successo fino ad ora – sono obbligatorie anche per i lavoratori stranieri, sia assunti in loco, che mediante procedura di 'distacco' (per i Paesi nei quali esiste, come l'Italia) dalla casa madre nel loro paese di origine.
I contributi dovranno essere versati,dal lavoratore e del datore in misura diversa, ed includeranno: pensionamento, sanita', disoccupazione per entrambi, cui dovranno aggiungersi infortuni sul lavoro e maternita' a carico del solo datore di lavoro.


Nel momento di rimpatrio, il lavoratore potra' riscattare la quota relativa ai contribuiti pensionistici, ma parrebbe soltanto dopo aver raggiunto i 15 anni di contribuzione (anche mediante conguaglio volontario). Non e' ancora ben chiaro se il riscatto possa riguardare anche la quota versata dal datore di lavoro, ed i contributi per il fondo di disoccupazione. Nemmeno e' chiaro, ad oggi, se le aliquote saranno differenziate tra lavoratori cinesi e lavoratori stranieri.


Parrebbe inoltre opportuna – ma non scontata – la concessione di un cosiddetto grandfathering period – fino a fine anno – per permettere alle societa' ed ai propri dipendenti stranieri di ricalibrare i pacchetti retributivi in base alle nuove norme.
Mi chiedo se possa essere immaginabile, per noi espatriati, una 'pensione cinese', che sia anche un investimento in valuta locale?


di Sara Marchetta

 

Sara Marchetta si è laureata in Lingua e Cultura cinese presso l'Università Ca'foscari di Venezia nel 1994, e successivamente ha frequentato un corso avanzato di giurisprudenza presso la Facoltà di Legge dell'Università di Pechino (1994-98). Nel 2002 si è inoltre  laureata in Legge presso l'Università di Parma ed è attualmente membro del Bar Association di Piacenza. Dal 1997 al 2008 ha lavorato per Birindelli e Associati come managing partner dello studio di Pechino. Oggi Sara Marchetta è senior associate dello Studio Legale Chiomenti a Pechino. Diritto aziendale è la sua area di competenza. Madrelingua italiana, parla fluentemente inglese e cinese mandarino.

 

La rubrica "La parola all'esperto" ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall'economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Paolo Borzatta cura per AgiChina24 la rubrica di economia

 

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