TRA I RIBELLI TAIPING

di Andrea Marcelloni*

 

Tra i ribelli Taiping
Li Gui
A cura di Ivan Franceschini
ObarraO, 2015
Collana: In-oriente / memorie
€ 16,00


 
Roma, 26 giu.- Esattamente a metà del XIX secolo la Cina venne sconvolta da una rivolta popolare che minò seriamente la stabilità sociale e politica della dinastia mancese dei Qing e che provocò la distruzione di interi villaggi e la morte di più di venti milioni di cinesi.


Si trattava della cosiddetta “rivolta dei Taiping”, iniziata nel 1850 da un gruppo di ribelli armati e guidati da Hong Xiuquan (nato come Hong Huoxiu) e repressa solo nel 1864 dall'intervento dell'esercito imperiale con il determinante supporto delle truppe dell'impero britannico. Non una semplice rivolta, ma una vera e propria guerra civile che interessò tutta la Cina centro-meridionale, arrivando addirittura alla conquista della vecchia capitale Nanchino nel 1853 e alla proclamazione del “Taiping Tianguo” (Regno Celeste della Pace Suprema).
 
Il libro di questa settimana non è un semplice testo sulla storia di quel periodo ma il racconto, tradotto per la prima volta in una lingua occidentale, di un sopravvissuto a quell'ondata incredibile di eventi. Si tratta del Sitongji (lett. “Note di una riflessione sul dolore”, o più semplicemente “Contemplando il dolore”) di Li Gui, edito in Italia da ObarraO con il titolo di “Tra i ribelli Taiping”, nella traduzione e curatela di Ivan Franceschini.
 
Li Gui (1842-1903) noto ai più per il suo “resoconto di viaggio intorno al mondo” (A Journey to the East”) del 1876, era appena diciottenne quando conobbe la furia dei ribelli. La sua numerosa famiglia venne praticamente sterminata sotto i suoi occhi e lui – gli strani casi della vita - rimase prigioniero dei Taipiing per 2 lunghi anni prima di riuscire a fuggire. Solo nel 1880 pubblicò il memoriale della sua esperienza di prigioniero. Gli ci vollero quasi vent'anni per riuscire ad elaborare e a raccontare la sua storia senza esserne travolto, perché quello non era un trauma personale ma il dramma di un'intera popolazione.
Il testo originale, come ci ricorda Ivan Franceschini nell'introduzione, non ebbe particolare successo ma è comunque sopravvissuto alla storia. E oggi ci viene riproposto – giustamente – non solo perché rappresenta comunque un interessante lavoro letterario ma anche per l'originalità del punto di vista offerto.


Vi aspetto in libreria.


 
Li Gui, nato nel 1842 nei pressi di Nanchino, trascorse l'infanzia dedicandosi allo studio dei testi confuciani in preparazione agli esami imperiali. Nel 1860 la sua famiglia venne decimata dai Taiping e lui fu fatto prigioniero. Rimase nelle mani dei ribelli fino al 1862, quando riuscì a fuggire a Shanghai. Tre anni dopo entrò in servizio alle Dogane marittime imperiali, che nel 1876 lo inviarono in missione negli Stati Uniti. Dalle osservazioni raccolte trasse il “Nuovo resoconto di un viaggio intorno al mondo”, un reportage che all'epoca ottenne uno straordinario successo. Negli anni seguenti, ricoprì una serie di incarichi ufficiali, contribuendo, tra l'altro, a introdurre in Cina un sistema postale moderno. Morì nel 1903.


 
Ivan Franceschini, giornalista freelance. Dal 2006 vive e lavora in Cina. E' tra i fondatori del sito “Cineresie” (sito d'informazione e analisi sulla società cinese contemporanea) e cura il blog “Appunti Cinesi” sul sito del quotidiano “l'Unità”. Ha pubblicato “Cina.net. Post dalla Cina del nuovo millennio” (ObarraO, 2012) e “Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi” (Cafoscarina, 2009). Ha inoltre curato l'edizione italiana di “Fuga sulla luna” di Lu Xun (ObarraO, 2014) e, con Renzo Cavalieri, “Germogli di società civile in Cina” (Brioschi, 2010).

 

26 giugno 2015

 

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