Professore ordinario di Diritto romano all'Università di Roma "Tor Vergata" e Direttore del Centro interdisciplinare di Studi Latinoamericani

Professore ordinario di Diritto romano all'Università di Roma "Tor Vergata" e Direttore del Centro interdisciplinare di Studi Latinoamericani
Roma, 9 dic.- Il 1 dicembre si è svolta a Roma la giornata di studio sul tema "40° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e RPC: un tempo dei giuristi" nella quale sono intervenuti alcuni dei nomi più prestigiosi del panorama forense e notarile italiano e cinese sui vari settori delle scienze giuridiche nell'ambito degli scambi ormai quarantennali tra Italia e Cina. La giornata di studi è stata organizzata dall'Osservatorio sulla Codificazione e sulla Formazione del Giurista in Cina nel quadro del Sistema Giuridico Romanistica, in comune a Sapienza, Tor Vergata, CNR-Dipartimento Identità Culturale, in partnership con l'Università di Roma Tor Vergata e con Chinese University for Political Sciences and Law di Pechino. AgiChina24 ha chiesto al coordinatore dell'evento, professor Sandro Schipani, di raccontare l'esperienze finora accumulate dalla Cina in ambito giuridico.

Dal rito alle prime costituzioni, dalle rivisitazioni maoiste all'assenza di qualsiasi forma di diritto, dal dopo Mao a oggi. In poco più di un secolo il sistema giuridico cinese ha subito diverse trasformazioni radicali. Quanta attenzione c'è oggi nei confronti del sistema giuridico?

Direi che l'attenzione verso il sistema giuridico è crescente. La mia impressione deriva principalmente da due fatti: il cambiamento del regolamento dello statuto del Partito Comunista Cinese, che all'articolo 3 dispone che i membri del partito debbano avere, oltre che cultura generale, anche nozioni di diritto e, in secondo luogo, la decisione di inserire in tutte le procure del popolo un vice procuratore generale, professore universitario di diritto. Ciò evidenzia un passaggio fondamentale da un ordinamento gestito per lo più in modo amministrativo e politico a uno più conforme alle regole del diritto e ai principi della giustizia.

In che modo il processo di istituzionalizzazione del potere potrà portare ad una maggiore formalizzazione degli organi politici?

Questa è una domanda di tipo politico-giuridico, che non rientra nel mio campo. Di recente però ho avuto un incontro con il presidente del Partito Comunista Cinese dello Hunan, una provincia di oltre 60 milioni di abitanti, che mi ha spiegato di aver avviato un processo di giuridicizzazione dell'amministrazione della provincia, al fine di renderla più trasparente e di prendere decisioni più conformi a criteri giuridici, quindi meno affidate alla pura intuizione o volontà del funzionario. Un modo per avvicinare l'amministrazione al cittadino. 

Quanto pesa il diritto nella società cinese?

Non sono in grado di quantificare, ma la mia impressione è che il peso stia aumentando. Parlo per esperienza personale: è dal 1988 che seguo le vicende cinesi e posso affermare che il numero delle facoltà di giurisprudenza è più che decuplicato. Oggi per accedere alle professioni di magistrato e di giudice, è necessario avere compiuto studi giuridici e aver superato entrambi gli esami previsti, mentre venti anni fa non era così. Inoltre bisogna considerare che il numero degli avvocati sta aumentando, è ancora molto basso in confronto a quello italiano, ma forse è il nostro a essere un po' troppo alto. Questi sono tutti elementi che evidenziano come in Cina il diritto stia acquisendo sempre maggiore importanza. E in questo processo emerge una certa attenzione nei confronti della tradizione giuridica romana, nonostante alla base ci sia sempre il modello cinese e il principio di conciliazione delle controversia, tipicamente cinese. Io credo questa volontà di conciliare, prima di arrivare alla sentenza, prevarrà sempre nella società cinese. 

Possiamo dire quindi che esiste un "Modello Cina" anche per il diritto, così come avviene in campo politico ed economico?

Sicuramente anche nel sistema giuridico cinese ci sono elementi che seguono la tradizione e altri 'importati' dall'estero,  ma il diritto deve continuare a svilupparsi con caratteristiche cinesi. E anche se la Cina sta accogliendo elementi del sistema del diritto romano, questi verranno caratterizzati secondo lo stile cinese.

Nel  convegno, si è parlato molto della figura del giurista cinese. Qual è la sua formazione e come si sta evolvendo questa figura?

Per poter accedere all'esame nazionale gli studenti di giurisprudenza devono superare due cicli di studio della durata di 4-5 anni. L'esame nazionale dà accesso a tutte e tre le professioni forensi, quindi giudice, avvocato, notaio. Superato questo primo scoglio, che mira a  indagare il livello di cultura generale giuridica degli studenti, vi è un secondo esame specifico per ciacuna delle tre professioni. Oggi sono circa 160mila gli avvocati cinesi, un numero basso se rapportato alla grandezza del Paese, ma altissimo se confrontato con le statistiche degli ultimi venti anni. Ultimamente si sta diffondendo anche una tendenza ad arricchire con un esperienza all'estero il proprio percorso accademico e professionale. Una scelta che si è rivelata vincente, ad esempio, per quei giovani studiosi cinesi che sono venuti a studiare da noi, e che rientrati in Cina sono stati subito riassorbiti dalle stesse università che li avevano mandati, in veste di  professori associati o ricercatori.

Spesso in Cina si avverte una certa discrepanza tra la normativa in sé e la sua applicazione. Come si sta muovendo Pechino per rafforzare l'applicazione delle normative a livello provinciale?

Non conosco bene la situazione, ma in base alle riforme giuridiche in corso nell'Hunan di cui parlavo prima, mi sembra di poter dire che qualcosa sta cambiando e che è in atto un processo che aiuta a fare luce sul modo di operare dei funzionari dell'amministrazione, e che garantisca la massima trasparenza ai cittadini. 

di Sonia Montrella
 
© Riproduzione riservata