Produttore del film "La marea silenziosa (quelli della vespa)", il primo film italiano con i sottotitoli in cinese.

Produttore del film "La marea silenziosa (quelli della vespa)", il primo film italiano con i sottotitoli in cinese.

Roma, 05 mar. -  Il cinema italiano scommette sulla Cina con il primo film italiano con i sottotitoli in cinese. Ad ottenere questo primato è stata la pellicola "La marea silenziosa (quelli della Vespa)", prodotta nel 2010 da Lorenzo Minoli e la sua Flying Dutchman Production, con il sostegno della Regione Toscana e il riconoscimento del ministero dei Beni Culturali.  Un film che racconta la storia della fabbrica della Piaggio a Pontedera (Pisa), dagli inizi fino al mito della Vespa, ormai icona internazionale. Lo fa attraverso la storia di Francesco che, dopo essere cresciuto in America, torna a Pontedera per accudire il nonno, ex-operaio della fabbrica e amante della Vespa.


Diretto da Tommaso Cavallini, il film, nato nella regione Toscana, segna un importante passo avanti per il cinema italiano, sia per la potenziale fetta di mercato cinese conquistabile, sia per il processo di integrazione della comunità cinese presente in Toscana ed in Italia. La pellicola è infatti stata anche protagonista di una proiezione a San Donnino, paese alle porte di Firenze dove i cinesi sono una forte presenza: il 50 % degli stranieri residenti a San Donnino è cinese. Effettuata nella sede della Fondazione Spazio Reale, da anni impegnata nell'avvicinamento fra le diverse culture che coabitano nel capoluogo toscano, la proiezione ha registrato una grande affluenza di pubblico, cinese e non, e la presenza di Wang Jian, console cinese a Firenze.


A credere nel successo di questa iniziativa è stato Lorenzo Minoli, produttore cinematografico internazionale. Nato in Italia, inizia la sua carriera come giornalista per poi dedicarsi alla produzione di documentari trasferendosi negli Stati Uniti. Nel 1989 gira un pluripremiato documentario sull'Unione Sovietica e fonda, sempre in America, la Five Mile River Films Ltf, con la quale produrrà programmi per 200 milioni di dollari, e, fra gli altri, nove film dedicati alla Bibbia, vincendo un Emmy, ricevendo numerose nominations e lavorando con attori come Sir Ben Kingsley, Max von Sydow, Richard Harris e tanti altri. Traferitosi di nuovo in Italia, a Firenze, fonda la Flying Dutchman Produzioni, il cui primo lungometraggio è, appunto, La Marea Silenziosa (2010).

 

Cosa l'ha spinta a voler produrre un film italiano con i sottotitoli cinesi?

 

Il film incarna valori decisamente universali raccontando una storia italiana. Per questo è particolarmente adatto ad essere mostrato anche a coloro che in Italia vengono per lavoro e hanno interesse e bisogno di capirci meglio. Da questa riflessione è nata l'intenzione e poi la necessità di proporre il film con i sottotitoli in cinese.

 

La traduzione dei sottotitoli del film in cinese ci pone davanti a due sfide: quella del mercato cinese e quella dell'integrazione del popolo cinese in Italia. Considerando le enormi potenzialità di un mercato così vasto come quello cinese, cosa si aspetta dalla sua iniziativa?

 

Nel mio piccolo ho scatenato un dibattito nazionale che ha coinvolto la TV e i maggiori organi di stampa della nazione. Al centro di questa discussione si trova la necessità di rendere comprensibile e usufruibile un prodotto di intrattenimento tipicamente italiano anche a chi, pur trovandosi in Italia, non comprende perfettamente la nostra lingua.  Dietro a questa iniziativa si nasconde una domanda molto semplice: come "vendere" cultura o un qualsiasi prodotto superando la barriera linguistica? Basta guardarsi intorno per rendersi conto che questa iniziativa risponde a una reale necessità: ad esempio nei ristoranti italiani ancora oggi non esistono traduzioni dei menù in cinese, nonostante i clienti cinesi sono sempre più frequenti. La mia filosofia è semplicemente quella di rendere più facile la vendita e il consumo del mio prodotto. L'ho fatto cercato di dare rilevanza a una delle più importanti comunità straniere in Italia, quella cinese, e ho offerto ad essa la possibilità di partecipare al racconto di una storia profondamente italiana. Il mio augurio è che i cinesi che hanno visto il film si siano divertiti e che abbiano avuto l'opportunità di conoscerci meglio. Spero inoltre che il film possa arrivare anche in Cina, con l'aiuto del Consolato Cinese a Firenze e dell'Ambasciata Cinese a Roma.

 

Concorda con il regista Cavallini che, oltre al mito e al fascino della Vespa Piaggio, anche i temi che il film tratta e il suo stile possano conquistare il pubblico cinese?

 

Sono ovviamente d'accordo con il regista Cavallini.

 

Ci sono altri punti forti del film che secondo lei potranno conquistare il mercato cinese?

 

Sicuramente al centro del film si colloca un valore condiviso anche dal pubblico cinese, quello della famiglia, espresso dal forte legame extra generazionale che si instaura fra il nonno e il nipote. Esistono tantissimi altri temi che possono essere condivisi dagli spettatori cinesi: il rapporto fra il sindacalista difensore dei diritti degli operai e l'impiegato che si preoccupa solo del "bene" dell'azienda; il percorso di formazione del giovane protagonista e il suo sogno di conquistare una vita migliore; il valore positivo del lavoro che solleva dai debiti e crea l'opportunità per il futuro. Infine, la storia universale di come una semplice idea possa dare vita a un prodotto di successo grazie alla partecipazione di tutti: imprenditori, capitalisti, operai giovani e anziani. Tutti questi valori emergono lasciando intatta l'italianità della storia e del film, costruendo un prodotto fruibile anche dal popolo cinese ma dalla forte identità italiana.

 

Con questo film quale immagine dell'Italia pensa di aver consegnato agli spettatori cinesi?

 

Penso di aver raccontato un' Italia lontana dagli scandali, che sogna, lavora e crea. Un' Italia che, partendo da una realtà semplice come quella descritta nel film e attraverso un idea semplice, riesce a vincere nel mondo.

 

Per quanto riguarda il processo d'integrazione della comunità cinese in Italia, pensa che il tema del viaggio e dell'immigrazione (la famiglia del protagonista si trasferisce in America in cerca di fortuna quando questo è ancora piccolo) possano trovare appiglio fra gli immigrati cinesi in Italia?

 

Questo non so dirlo con precisione: i contesti sono molto diversi, anche se credo che la dinamica di fondo sia la stessa. Emigrando in America il protagonista si trova un paese dove le regole sono forti e devono essere rispettate, le leggi sono severe, la concorrenza è dura ma corretta e permette di avere successo. In Italia esiste un'area grigia di regole che rende la concorrenza molto più difficile da affrontare. Chi arriva in Italia per lavoro spesso si trova confuso e senza riferimenti in un paese che non è affatto così tollerante come sembra.

 

La proiezione di San Donnino è stato senza dubbio un evento importantissimo per l'integrazione fra la popolazione fiorentina e quella cinese. Come è nata l'idea della proiezione?

 

A propormi la realizzazione dell'evento è stato Don Giovanni Momigli, responsabile della Fondazione Spazio Reale di San Donnino, struttura dove è avvenuta la proiezione. Con le sue numerose attività per aiutare l'integrazione fra i popoli che coesistono a San Donnino, la sua comunità è diventata un esempio per tutti. Un esempio che spero sarà presto copiato nel mondo.

 

Quale è stata la reazione del pubblico cinese alla proiezione, in particolare del console Wang Jian, presente all'evento? Che atmosfera che si percepiva quel giorno a San Donnino?

 

Sì, ero presente e ho trovato la risposta della delegazione cinese molto positiva. In particolare sono rimasto molto colpito dalla gentilezza e dall'apprezzamento sincero espressomi dal Console e dagli altri membri della comunità presenti.

 

Concorda con il parallelismo fatto dal regista fra gli operai italiani del dopoguerra e i cinesi che lavorano nel nostro paese attualmente?

 

Non sono d'accordo con il parallelismo fatto dal regista Cavallini. Credo che i contesti storici di questi due fenomeni siano profondamente differenti e quindi non ci siano i presupposti per paragonarli.

 

Nelle sue dichiarazioni è emerso il concetto di una nuova strategia di promozione dei film. Uno dei punti chiave di questa visione è l'identificazione di un "core audience". Cosa l'ha spinta a identificare nel popolo cinese un pubblico primario per questo film?

 

Pensando all'importanza della famiglia, all'amore per un tempo libero trascorso semplicemente, alla passione per la Vespa Piaggio e alla voglia di viaggiare in maniera semplice e a contatto con la natura raccontate nella pellicola, ho trovato che tutto questo fosse condiviso anche dalla cultura cinese. Ciò mi ha spinto a pensare che nel pubblico cinese si potesse trovare uno dei "core audience" per questo film.

 

Pensa quindi che il "core audience" di questo film si troverà più facilmente fra le comunità di cinesi in Italia o fra quelli residenti in Cina?

 

Penso e spero che questo film verrà apprezzato dalla comunità cinese in Italia che è a contatto con noi ogni giorno e quindi ha tutto l'interesse a conoscerci meglio. Come ho già detto, spero di poter portare il mio film in Cina molto presto, e mi auguro che la curiosità per noi italiani spinga il pubblico cinese a vederlo. Ma per arrivare in Cina ho bisogno dell'aiuto delle autorità cinesi, quindi è ancora tutto da vedere.

 

Nonostante la Cina stia conquistando sempre più spazio ed importanza sulla scena mondiale, perché, secondo lei, solo adesso si è arrivati alla realizzazione di un film italiano con i sottotitoli cinesi?

 

Credo che alla base di questo fenomeno ci sia la presunzione dell'industria del cinema italiano. Un atteggiamento "ombelico-centrico" più adatto a una piccola attività di artigianato che a una vera e propria industria.

 

Prevede che il cinema italiano sarà protagonista di iniziative analoghe nel futuro? Quali sono i suoi progetti futuri?

 

E' difficile da dire, anche se me lo auguro caldamente. Il maggiore ostacolo in questo tipo di iniziative risiede nella difficoltà a reperire i finanziamenti. Per quanto riguarda i miei progetti, vorrei realizzare un film in Cina. L'idea è pronta, mancano solo i partner cinesi che spero di individuare presto. Nel frattempo continuerò a sviluppare storie che possano essere sostenibili per il mondo del cinema italiano e mondiale e a scrivere libri.

 

di Giulia Massellucci

 

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