PRESIDENTE DI COMPAGNIA ALIMENTARE ITALIANA

PRESIDENTE DI COMPAGNIA ALIMENTARE ITALIANA

Cosa è la Compagnia Alimentare Italiana?

La Compagnia Alimentare Italiana è un'azienda nata dall'attività storica della famiglia Mantova. Da sempre legata al commercio di prodotti agricoli di qualità, tra gli anni '50 e '80 l'azienda si è specializzata nella selezione e lavorazione degli oli di oliva di qualità. Negli anni '90 abbiamo completamente ridisegnato la nostra strategia puntando principalmente all'export dei nostri prodotti, tanto che il 70% del nostro fatturato proviene oggi dalle vendite all'estero.

Che tipo di investimento avete effettuato in Cina? Avete aperto un vostro ufficio di rappresentanza o vi appoggiate a un partner cinese?

La Compagnia Alimentare Italiana è presente dal 1987 nel mercato orientale   e a Taiwan, dove ormai è un marchio conosciuto, e dal 2000 in Cina. Per i primi investimenti abbiamo operato con un'azienda governativa, i rapporti poi sono scemati e abbiamo iniziato una collaborazione, che continua tuttora, con un nuovo operatore. Nel 2008 insieme ad altre sei società aderenti  al Consorzio R.O.M.E. (Ricerche Operative Marketing Estero) promosso dalla Federlazio - una struttura che intende aiutare le imprese a consolidarsi e ad affermarsi sul territorio internazionale - abbiamo dato vita ad una iniziativa per la Cina. Di fatto è stato aperto un ufficio di rappresentanza a Shanghai con lo scopo di esplorare il mercato cinese, permettendo alle compagnie partner di avviare rapporti con distributori locali oppure, in alternativa, di aprire una propria società di importazione e fornitura in grado di servire sia la grande distribuzione che la distribuzione organizzata attualmente in fase di rapido sviluppo. Possiamo dire quindi che per la diffusione dei nostri prodotti ci affidiamo sia a partner cinesi che al nostro ufficio di rappresentanza.

Avete avuto difficoltà nell'individuare una rete di distribuzione locale?

Abbiamo incontrato alcune difficoltà legate soprattutto al fatto che questo genere di prodotti viene diffuso attraverso le grandi catene di supermercati, dove è più difficile inserirsi. Sono  proprio queste difficoltà che ci stanno spingendo a studiare la possibilità di creare una nostra società di distribuzione. Ad ogni modo, qualora trovassimo un soggetto commerciale particolarmente interessante, non esiteremmo a stringere accordi.

Quali sono i vostri principali concorrenti (sia locali che stranieri) nel mercato cinese?

In Cina un prodotto come l'olio d'oliva è ancora poco conosciuto e forse è proprio  questa la difficoltà maggiore : il mercato è ancora acerbo e la conquista di quote di mercato è un concetto in fase embrionale. L'Italia è al secondo posto, preceduta dalla Spagna, nella produzione di olio d'oliva, ma è al primo posto nell'esportazione del prodotto finito. La nostra società, quindi, deve competere principalmente con le aziende spagnole e con i marchi italiani più noti.

Quale strumento di comunicazione (pubbliche relazioni integrate VS pubblicità) si è rivelato più valido per raggiungere il consumatore cinese? Quali sono le componenti che guidano la scelta all'acquisto dei vostri prodotti? Ossia: in quale misura l'appeal del "made in italy" facilita l'ingresso dei vostri prodotti?

A Taiwan, nella fase iniziale del nostro investimento, abbiamo puntato sulla promozione nei vari punti vendita, con un effetto immediato anche se più circoscritto; in Corea abbiamo mirato alla pubblicità diventando in soli cinque anni uno dei primi cinque marchi legati all'import di olio italiano. Per quanto riguarda il mercato cinese, invece, è ancora prematuro utilizzare uno di questi mezzi. Gli strumenti di comunicazione finora più validi sono stati i media,  internet e il passaparola, che è costituito da consumatori cinesi che hanno conosciuto il prodotto recandosi per vari motivi in Italia, che lo hanno acquistato spontaneamente proprio in Cina oppure che sono stati consigliati da conoscenti. Il made-in-italy senz'altro facilita ma non basta per promuovere il prodotto; la formula vincente è il binomio qualità "made-in-italy" e servizio, dove per servizio si intende soprattutto la costante presenza nelle catene della grande  distribuzione.

Attualmente qual è l'impatto della la crisi globale - che ha avuto evidenti e immediate  ripercussioni sull'economia reale cinese – sul vostro business in Cina?

La crisi ha indubbiamente rallentato il nostro processo di sviluppo sul territorio cinese ma, trattandosi di un mercato non ancora maturo, non possiamo parlare di una vera e propria contrazione, come invece è accaduto in Italia.

Qual è l'identikit del vostro consumatore tipo?

Il nostro consumatore è in genere una giovane coppia con figli, di cultura medio alta, che abbia per lo più accesso ai media - in particolare ad internet dove si può venire più facilmente a conoscenza dell'alto valore gastronomico e dei benefici effetti nutrizionali e salutistici del nostro prodotto. L'olio di oliva , quindi, viene considerato un prodotto di lusso che, per il suo alto valore nutrizionale e salutistico, è particolarmente indicato per l'alimentazione dei bambini. Questa opinione si sta diffondendo così tanto in Cina da spingere alcune aziende olearie  a ideare una vera e propria linea di prodotti destinati ai più piccoli.

Ci racconta come è nata l'idea di portare una vasta gamma di prodotti alimentari italiani in Cina?

Nel corso degli anni la nostra società si è affermata e specializzata nella cultura e lavorazione dell'olio tanto da trasformarsi da una piccola impresa locale a una compagnia di export. Per questo motivo siamo sempre attenti ai nuovi mercati. I più promettenti sono l'India, il Sud America e naturalmente la Cina, dove se il processo di avvicinamento può essere anche molto lungo e difficoltoso, ci sono tuttavia spazi di crescita e maggiori possibilità di affermare i nostri brand.

Come è stato il primo impatto della ditta nel mondo del commercio cinese? E come viene recepito un prodotto come l'olio italiano in Cina, un paese con una così ricca tradizione culinaria?

L'impatto con il commercio cinese è stato difficile, forse più problematico di quello con qualsiasi altro paese. Le difficoltà erano legate a un insieme di fattori: la diversità culturale,  la tradizione culinaria cinese  - che non lascia molto spazio alle contaminazioni  -  e la particolarità di un prodotto come l'olio d'oliva, un prodotto di nicchia che - per il processo di lavorazione e per le spese di esportazione - viene venduto ad un prezzo più alto rispetto agli altri oli vegetali. Nonostante non sia ancora così diffuso, il prodotto viene recepito positivamente e, al di là del gusto soggettivo, viene riconosciuta la sua superiorità qualitativa.