Presidente dell'Osservatorio Internazionale sull'Industria e la Finanza delle Rinnovabili (OIR)

Presidente dell'Osservatorio Internazionale sull'Industria e la Finanza delle Rinnovabili (OIR)

Roma, 11 mar. - L'OIR, l'Osservatorio Internazionale sull'Industria e la Finanza delle Rinnovabili, presieduto dal prof. Andrea Gilardoni dell'Università Bocconi, ha lanciato un ciclo di quattro seminari per dibattere concretamente col mondo imprenditoriale italiano le opportunità di business in quattro grandi mercati emergenti: Brasile, Russia, India e Cina. I seminari identificano e dibattono i problemi e le possibili soluzioni per lo sviluppo delle attività nei paesi esaminati. Il primo seminario riguarda il mercato cinese. Si terrà il 21 marzo 2011 a Milano presso il Palazzo delle Stelline.  In occasione del seminario sarà presentato il Report dell'OIR sul mercato cinese delle rinnovabili.

 

Che cos'e' l'Oir?


L'OIR nasce nel 2008 dalla collaborazione tra Agici, GSE, Unicredit e Accenture. Il punto di par-tenza è stato uno studio condotto qualche mese prima sulle politiche di crescita delle 14 mag-giori società elettriche europee che metteva in luce come queste prevedevano di investire ol-tre 50 miliardi di € nelle FER. La rilevanza strategica del tema, il forte dibattito sulle politiche incentivanti e la ancora scarsa conoscenza del settore, specie nelle fasi a monte della filiera, ci hanno dunque spinto a lanciare l'Osservatorio. L'obiettivo era di monitorare il settore, studiar-ne le dinamiche strategiche e promuovere proposte concrete per il suo sviluppo in un ottica imparziale e super-partes. Particolare attenzione è stata data all'industria manifatturiera in Italia, un comparto in precedenza praticamente non considerato nelle diverse analisi sul mercato delle rinnovabili.

 

A chi è indirizzato il Report sul mercato cinese delle rinnovabili?


Il Report è indirizzato al top management di imprese italiane attive nelle rinnovabili che vo-gliono sviluppare le proprie attività in Cina. Lo studio analizza gli obiettivi del Governo cinese in tema di FER, le politiche incentivanti e il contesto competitivo e normativo di riferimento. Si individuano anche i settori e le tecnologie in cui le imprese italiane, per il loro know-how e la loro esperienza, potrebbero inserirsi con successo in Cina. Lo studio si conclude con alcuni sug-gerimenti pratici su come affrontare le barriere che inevitabilmente si incontrano in un mercato così complesso come quello cinese.  

 

Le politiche del governo cinese a sostegno del manifatturiero per il settore delle energie rinnovabili hanno aiutato Suntech a diventare il primo produttore al mondo di pannelli solari. Le politiche di sostegno alle energie rinnovabili varate dal go-verno cinese sono state capaci di attirare investimenti e produttori anche dall'estero, USA e Ue incluse. Che opportunità hanno le aziende italiane che operano nel settore delle rinnovabili e che vogliono penetrare il mercato cinese?


E' certamente vero che l'industria cinese delle rinnovabili sta rapidamente progredendo dal punto di vista della qualità produttiva mantenendo al contempo costi molto contenuti. D'altro canto, come emerge chiaramente dal rapporto, le imprese cinesi sono indietro in molti campi, specie nelle tecnologie e nella componentistica di nicchia. Questo apre spazi molto interessanti per le imprese italiane: il mercato cinese delle rinnovabili è ampio e ancora largamente non sfruttato. Ad esempio importanti opportunità di crescita potrebbero aprirsi nell'elettrificazione delle aree rurali, oggi una priorità del Governo per le zone interne della Cina. Le industrie italiane hanno una presenza consolidata, anche internazionale,  nel mini eolico e nelle piccole centrali a biomasse, tecnologie che ben si adattano al contesto cinese che richiede piccoli impianti distribuiti sulle ampie zone a vocazione agricola.


Le chance aumentano per quelle compagnie che sono già presenti sul territorio cinese?


Sicuramente è un elemento che aiuta. Tuttavia non è questo il punto centrale. Il mercato è di dimensioni talmente ampie che vi è  sicuramente un significativo spazio per i nuovi entranti.


Idroelettrico, eolico e solare: su cosa puntare? Meglio insistere sull'idroelettrico già fortemente sviluppato in Cina o tentare la strada più scoscesa del solare?


La politica energetica cinese sta puntando a sviluppare tutte le fonti rinnovabili: in misura maggiore o minore vi è un grande potenziale per tutti i settori citati. L'industria italiana ha presidi di eccellenza in tutte le tecnologie considerate. Ad esempio nell'idroelettrico, l'Italia è molto forte nella realizzazione di grandi infrastrutture e nella costruzione di condotte forzate. Anche nelle tecnologie più innovative sono presenti aziende ad alto contenuto tecnologico, in alcuni casi con una consolidata leadership a livello globale: pensiamo, nel fotovoltaico, ai mac-chinari per la produzione di celle e moduli, alla microturbine applicate alle biomasse, ai riduttori per le turbine eoliche. Nel rapporto OIR emerge come in alcuni segmenti, ad esempio i macchinari per la produzione di celle e moduli PV, il mini eolico, le micro turbine ed i sistemi di waste management, le imprese italiane potrebbero sviluppare collaborazioni importanti, almeno potenzialmente, perché sul fronte pratico emergono alcuni punti deboli, quali una conoscenza ancora scarsa del mercato delle rinnovabili, un supporto del sistema politico ancora debole, un inadeguato networking tra le imprese, insufficiente massa critica di molte imprese e una non adeguata penetrazione del sistema bancario in Cina.


Può spiegarci meglio? Quali soluzioni/strategie siete in grado di suggerire alle imprese italiane?


Nonostante le promettenti prospettive di business, la presenza attuale di aziende italiane in Cina è ancora insufficiente e i risultati sono spesso al di sotto le aspettative degli investitori. Secondo il nostro studio, l'approccio del nostro sistema industriale dovrebbe modificarsi, in modo da ottenere una maggiore aderenza tra le opportunità di business in Cina e il loro mo-dello di business, così da assicurare una più corretta correlazione tra aspettative di ritorno de-gli investimenti e performance effettive.
Cosa dovrebbe cambiare? Innanzitutto le nostre aziende eccellenti dovrebbero orientarsi ad una strategia di investimento più finalizzata al lungo periodo, piuttosto che puntare ad ottene-re i ritorni sperati nell'immediato. Crediamo che per impostare collaborazioni efficaci e profi-cue con partner cinesi (solitamente di enormi dimensioni e influenzate più o meno dallo Stato) sia suggeribile creare network/pool di aziende che in questo modo avrebbero maggior peso specifico, per motivi dimensionali e di expertise. Il sistema politico nazionale e regionale po-trebbe fungere da catalizzatore per questo tipo di iniziative, conferendole al contempo notevo-le autorevolezza. Con questo non vogliamo escludere la possibilità che le nostre PMI entrino da sole nel mercato cinese, ma crediamo che non sia il modo migliore per una collaborazione efficace e duratura con la Cina.
Per quanto concerne le banche, osserviamo come queste abbiano preferito puntare su altri paesi. La scarsa presenza delle nostre banche nel territorio cinese ha certamente frustrato fi-nora le possibilità di investimento di alcune nostre migliori realtà imprenditoriali.

 

Il 22 dicembre scorso gli Stati Uniti hanno aperto in sede WTO una controversia nei confronti della Cina, colpevole  - secondo la United Steelworker, il più importante sindacato USA - di distorcere la concorrenza attraverso sussidi di stato. Al centro delle accuse c'è l'ambizioso programma cinese, che con 6.63 miliardi di yuan di fondi (un miliardo di dollari, circa 770 milioni di euro) e un'aggressiva politica di prestiti facili e costi contenuti per lo sfruttamento dei terreni, starebbe di fatto chiudendo il mercato dell'Impero di Mezzo a tutti gli altri concorrenti, americani in testa. Quello delle energie rinnovabili si prospetta come un nuovo campo di scontro tra il Dragone e l'Aquila Americana?


La competizione nel settore delle energie rinnovabili è ormai globale ed è quindi logico che vi sia una battaglia molto accesa tre le principali potenze industriali quali sono Stati Uniti e Cina. Le aziende cinesi stanno attuando una politica commerciale molto aggressiva in campi quali l'eolico, il solare e l'idroelettrico. La risposta delle aziende europee e americane deve focaliz-zarsi su qualità e innovazione. Quello che sicuramente non bisogna fare è lasciarsi tentare da una sorta di ritorno al protezionismo con sussidi e barriere per far competere le nostre impre-se sul lato dei costi.

 

La Cina presenta un ambizioso programma sulle energie rinnovabili. Nell'ambito del Dodicesimo Piano Quinquennale  l'obiettivo di costruire strutture per generare 235 milioni di kilowatt da fonti d'energia "pulite" nel giro dei prossimi cinque anni. Nel quinquennio 2011-2015, per citare alcuni esempi, Pechino pianifica il lancio di nuove centrali nucleari per una capacità di 40 milioni di kilowatt e realizzerà oleodotti e gasdotti per un totale di 150 mila chilometri. La leadership di Pechino mira a consolidare l'economia e innalzare il livello della produzione. A suo avviso, si tratta di obiettivi realistici?


Riteniamo di si. La Cina ci ha abituato a questo genere di crescita. Solo qualche anno fa, la centrale idroelettrica delle "Tre Gole", oltre 20.000 MW, equivalenti cioè a tutte le centrali idroelettriche italiane messe insieme, sembrava un progetto faraonico destinato a fallire; oggi è completata, pienamente operativa e ha recentemente resistito ad una delle più gravi alluvioni degli ultimi anni. Inoltre, in Cina sono del tutto assenti quei fenomeni, tipo il Nimby, che in Europa e in Italia bloccano o ritardano drammaticamente ogni realizzazione infrastrutturale; quando si parla con i vertici cinesi questi rimangono esterefatti sentendo le mille difficoltà proprie dei nostri sistemi con poteri decentrati...

 

Secondo la China Energy Research Society, il Dragone è diventato il primo produttore e il primo consumatore di energia al mondo. Nel luglio del 2010 la IEA aveva annunciato il sorpasso sugli Stati Uniti, che aveva fatto guadagnare alla Cina il titolo di primo consumatore globale. Nonostante gli sforzi profusi dal governo per investire in energie rinnovabili, tuttavia, circa il 70% del consumo cinese deriva ancora dal carbone.  Piu' che una sensibilita' verso i temi ecologici sembrerebbe che le rinnovabili rappresentino per la Cina una scelta obbligata?


La coscienza ambientale è ancora tutta da svilupparsi in Cina. Le priorità sono la crescita eco-nomica e non certo la riduzione delle emissioni inquinamenti. Le ragioni dello sviluppo delle rinnovabili in Cina sono altre: riduzione della dipendenza dall'estero, stabilità dei prezzi dell'energia e sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta quindi di uno sviluppo "opportuni-stico" e molto diverso rispetto al ruolo che i paesi occidentali tradizionalmente danno alle rin-novabili. Va detto che non vi è assolutamente nulla di sbagliato in questo e, anzi, un approccio più concreto allo sviluppo delle rinnovabili sarebbe sicuramente utile anche nazioni quali l'Italia.

 

 

di Alessandra Spalletta

 

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