PECHINO SCHIACCIA IL PEDALE DEL FRENO

PECHINO SCHIACCIA IL PEDALE DEL FRENO
Milano, 02 nov.- È in arrivo la moderazione. Dopo anni di crescita vertiginosa, sembrerebbero pensare i leader di Pechino, la Cina deve scalare marcia e prepararsi a procedere ad una velocità più contenuta e sostenibile, sebbene ancora di tutto rispetto. Pochi se ne sono accorti, ma tra i vari risultati del diciassettesimo plenum del comitato centrale del partito comunista cinese, tenutosi a Pechino dal 15 al 18 ottobre, si può cogliere, in modo abbastanza evidente, anche questa importante decisione.
L'incontro passerà probabilmente alla storia per la nomina di Xi Jinping a vice presidente della commissione militare centrale, che rappresenta un passo decisivo nel percorso che dovrebbe portarlo nel 2012 sulla poltrona attualmente occupata da Hu Jintao.
Ma un frutto altrettanto importante della riunione tenutasi dal 15 al 18 ottobre è senza dubbio l'approvazione delle linee principali del dodicesimo piano quinquennale. Ed è proprio nelle pieghe del documento che descrive il piano a grandi linee (il piano vero e proprio sarà poi elaborato nelle prossime settimane), che si coglie un'impostazione fortemente incentrata sulla giustizia sociale e con una crescita attesa "relativamente rapida".
"Il periodo dal 2011 al 2015 – recita il comunicato - sarà un momento critico per la costruzione in Cina di una società dalla moderata prosperità e il paese punta a mantenere una crescita stabile e relativamente rapida".


Tema di fondo del piano è un progressivo allargamento del benessere con una più equa distribuzione dei redditi ed una riduzione delle ineguaglianze che oggi caratterizzano la società cinese. "La quota dei redditi personali nella distribuzione del reddito nazionale, dovrà essere accresciuta nei prossimi 5 anni", recita il comunicato del comitato centrale. Questo obiettivo potrà essere raggiunto attraverso un modello di crescita sempre più incentrato sulla domanda interna, con un ampliamento ed un miglioramento ed ampliamento dei servizi offerti dal settore pubblico. 
Non sorprende come, nelle parole del comunicato ufficiale, l'obiettivo di una maggiore giustizia sociale, venga affiancato dal concetto di stabilità e di crescita "relativamente" elevata.
Anche i commenti degli organi vicini ai centri decisionali, come il China Daily, danno la percezione che l'accento si andrà spostando dalla crescita per sé, verso uno sviluppo socialmente sostenibile. Lo stesso China Daily nell'annunciare il documento del plenum sul piano cita, probabilmente non a caso, un numero che fa riflettere: la crescita nei prossimi 5 anni porterà il Pil cinese verso i 7,5 trilioni di dollari Usa, con un incremento rispetto al dato del 2010 di circa il 50%. Per dare un'idea, l'Economist nelle sue previsioni colloca il Pil cinese al 2015 a 9 trilioni di dollari. Certo, le ipotesi sul cambio e sull'inflazione possono avere un'influenza decisiva su questo tipo di proiezioni, a parità di crescita reale attesa. Ma non si può non riflettere sul tono generale del documento prodotto dal plenum, che nelle cifre citate dal China Daily troverebbe sostanziale conferma quantitativa. Un Pil nel 2015 a 7,5 trilioni di dollari sottointenderebbe una crescita annua per i cinque anni a venire che si andrebbe progressivamente a collocare tra il 5% ed il 7%.


Insomma, ci sono tutti gli elementi per ritenere che a Pechino si vada riflettendo sulla sostenibilità di una crescita elevata a tutti costi, anche sul piano della stabilità sociale. Finora a Pechino si era ritenuto che un ritmo di crescita attorno al 10% fosse vitale per consentire di mantenere il consenso attraverso l'aumento del benessere. Oggi, probabilmente, ci si va rendendo conto come mirare solo alla quantità della crescita porti a sperequazioni che alla lunga porterebbero a un crescente malcontento da parte di coloro che beneficiano in maniera ridotta del boom dell'economia, mentre pochi privilegiati accumulano fortune enormi. Sarà fondamentale, a questo punto, analizzare il piano quinquennale quando verrà formulato nei suoi dettagli, per capire davvero in che misura le autorità di Pechino intendano utilizzare il pedale del freno, dopo essersi concentrati per anni su quello dell'acceleratore.



 

di Lorenzo Stanca

 

Lorenzo Stanca, salernitano, 47 anni, tra i founding partners di Mandarin Capital Partner, il fondo di private italo-cinese che ha cominciato ad operare a fine 2007, Lorenzo Stanca vanta una carriera venticinquennale in istituzioni fianziarie di alto profilo.Precedentemente all'esperienza di Mandarin, Stanca era stato responsabile delle Strategie Operative al Sanpaolo Imi. Al Sanpaolo era arrivato nel settembre del 2005 proveniente dal gruppo UniCredito dove era stato Capo dell'ufficio studi e poi capo dell'area mercati in UniCredit Banca Mobiliare, la banca di investimento del gruppo, di cui era stato uno dei fondatori.
E' presidente dal 2006 del Gruppo Economisti di impresa, l'associazione italiana degli economisti che lavorano in azienda sia negli uffici studi che in altre posizioni. Lorenzo Stanca è autore di numerosi paper su riviste accademiche e co-autore di libri di economia e finanza (di recente è stato tra gli autori di "Cina: la conoscenza è un fattore di successo" e "L'elefante sul trampolino" pubblicati dall'Arel), oltre a pubblicare frequentemente articoli su riviste e giornali economici.

 

La rubrica "La parola all'esperto" ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall'economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Lorenzo Stanca cura per AgiChina24 la rubrica di economia e finanza.

 

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