PARTONO DALLA STAMPA LE DENUNCE CONTRO IL POTERE CORROTTO

di Sonia Montrella

Roma, 2 ago.- Un altro politico finisce nell'occhio del ciclone per cattiva condotta a seguito di una denuncia che parte da un giornalista e passa per il web. Protagonista della vicenda Ma Zhengqi, vice direttore dell'organo regolatore dell'industria cinese, lo State Administration of Industry and Commerce, accusato via Weibo – il Twitter cinese - da Liu Hu, reporter del New Express Daily, di acquisizioni losche quando era  come funzionario della megalopoli di Chongqing. Ma Zhengqi, sostiene il giornalista, ha approvato la problematica vendita a due funzionari di una compagnia di Food&Beverage in perdita di milioni di yuan in beni statali. La società sarebbe stata valutata 27 milioni di yuan (circa 4,4 milioni di dollari) ma è stata venduta a meno di un decimo della cifra.

Liu Hu non è il primo giornalista a puntare il dito contro funzionari non proprio esemplari. Prima di lui, altri due reporter – sulla scia della lotta alla corruzione annunciata dal presidente Xi Jinping – avevano denunciato l'operato di altri politici. Prima di Liu Hu era stata la volta di Wang Wenzhi, giornalista della Economic Information Daily che, in una lettera aperta alla Commissione disciplinare del Partito, aveva denunciato Song Lin, funzionario di livello ministeriale e presidente del gruppo statale Huarun. Le accuse, pubblicate anche questa volta in un post sul suo account di Weibo sono di corruzione. Secondo il giornalista, Song Lin avrebbe acquistato intenzionalmente nel 2010 azioni da un'industria mineraria dello Shanxi ad un prezzo maggiorato, un affare da ben 7.9 miliardi di yuan (973 milioni di euro), che aveva portato alla perdita di miliardi di yuan in titoli statali.

La vicenda surriscalda la rete scatenando l'ira dei netizen che con migliaia di commenti avevano espresso la propria opinione. Il post, pubblicato all'1:30 del mattino, era stato poi rimosso alle 4:00 del pomeriggio. Subito censurati anche gli articoli di alcuni quotidiani che fanno capo alla stessa Xinhua o al Partito Comunista, come il People's Daily. Duro il commento anche di Luo Guojun, vice redattore capo del quotidiano che aveva dichiarato: "È un diritto fare la spia su qualcuno che si ritiene abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma si dovrebbe farlo a nome del giornale". Luo ha poi aggiunto: "Come ha potuto farlo senza informarci? Non è lo spirito della nostra organizzazione".

Immediata anche la reazione del gruppo che aveva subito smentito, tacciando le accuse di diffamazione e riservandosi il diritto di denunciare il giornalista per danni all'immagine. mentre il giornalista aveva dichiarato al South China Morning Post di aver "indagato personalmente per circa sei mesi" e di essere sicuro tanto da "avere altre prove tra le mani" che avrebbe svelato successivamente.


Il caso ricalca quello più clamoroso di Liu Zhijun, ex ministro delle Ferrovie, anche lui accusato da un giornalista e condannato alla pena di morte sospesa, che tradotto significa carcere a vita, per corruzione, la condanna più severa per questo tipo di reato dall'insediamento della nuova leadership cinese.


 

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