OPERAIE

di Andrea Marcelloni*


Operaie
Leslie T. Chang
Adelphi, 2010
€ 24,00


Roma, 27 set. - Spessissimo sentiamo parlare (sui giornali, in televisione, su internet) di sviluppo economico cinese, crescita, aumento della produzione ed investimenti. Un po' meno spesso sentiamo parlare delle fabbriche, delle condizioni degli operai e soprattutto delle operaie che vi lavorano.

 

Un bel reportage su questo argomento ci viene offerto dal libro “Operaie” di  Leslie Chang, edito da Adelphi nel 2010 (l'edizione originale uscì negli Stati Uniti nel 2008 con il titolo Factory girls: From Village to City in a Changing China).

 

Il lavoro si basa sull'analisi, durata circa tre anni e condotta direttamente sul campo dall'autrice, delle condizioni di vita di milioni di ragazze di origine contadina che hanno lasciato il proprio paese e la propria famiglia per trasferirsi a Dongguan (cittadina a sud della Cina, considerata una delle “quattro tigri del Guangdong” per la forte presenza di industrie di lavorazione) in cerca di lavoro e di successo.

 

Quello che colpisce maggiormente dalla lettura del libro è la descrizione di questa enorme città, fatta principalmente di fabbriche, dove nonostante i circa 10 milioni di abitanti di giorno non si vede quasi nessuno in giro. Sono tutti a lavorare in fabbrica. Anche le ragazze fanno parte della manodopera locale, anzi sono la maggioranza assoluta, il 70% della forza lavoro.Come tutti hanno lasciato il proprio villaggio, dove avevano una propria identità, per trasferirsi un un luogo in cui sono solamente delle lavoratrici. Leslie Chang ci racconta di come le ragazze non tendono a fare gruppo, a crearsi delle amicizie: lo scopo principale della loro migrazione è trovare un buon lavoro per mantenere la famiglia ed elevarsi socialmente, arrivare al tanto desiderato 'successo' personale. E il loro miglior amico diventa il cellulare, oggetto grazie al quale è sempre possibile trovare un'opportunità migliore. Non c'è debolezza in queste ragazze, ma non c'è neanche una “coscienza femminista”, una volontà di aiutarsi l'un l'altra. Al contrario, l'individualismo e una fortissima solitudine sono al centro della loro vita.

 

Certo, rispetto al 2008 alcune cose sono cambiate: la crisi del 2008-2009 ha avuto un forte impatto e  la stessa Dongguan ha visto ridimensionato il proprio ruolo nell'economia del paese, tuttavia la vita di quasi tutte le operaie non è poi cambiata molto.

 

Non sono mai stato a Dongguan, ma nel 1996 ho trascorso alcuni giorni a Shenzhen, sempre nel Guangdong, altra città nata dal nulla con il solo scopo di ospitare fabbriche per attrarre investimenti stranieri. Alcune sensazioni provate in quel luogo le ho rivissute leggendo il libro. In questi posti tutti sono stranieri, ognuno parla un dialetto diverso, non esistono anziani e bambini. Ci sono solo lavoratori, operai e operaie in cerca di un futuro migliore.


Vi aspetto in libreria.



L'autrice

 

Leslie T. Chang, (pinyin: Zhāng Tónghé), è una giornalista sino-americana. Ha vissuto in Cina per una decina d'anni come corrispondente del Wall Street Journal e di altre testate giornalistiche (The New Yorker, National Geographic, Condé Nast Traveler), occupandosi principalmente delle trasformazioni socioeconomiche in atto nel paese. Il suo libro è stato inserito dal New York Times tra i migliori 100 lavori del 2008 e nel 2009 ha vinto il PEN USA Literary Award for Research Nonfiction e l'Asian American Literary Award for nonfiction. Attualmente vive negli Stati Uniti.

 

*Andrea Marcelloni, sinologo, è il proprietario di Orientalia, la libreria di Roma specializzata in orientalistica. Si trova in via Cairoli, 63, nel cuore dell'Esquilino. Ogni settimana Andrea Marcelloni offrirà ai nostri lettori spunti di lettura.

 

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