MANAGING PARTNER DEL FONDO MANDARIN In prima linea negli accordi firmati il 7 ottobre nel corso del vertice tra Italia e Cina in presenza del premier Wen Jiabao e del presidente Berlusconi.

MANAGING PARTNER DEL FONDO MANDARIN  In prima linea negli accordi firmati il 7 ottobre nel corso del vertice tra Italia e Cina in presenza del premier Wen Jiabao e del presidente Berlusconi.
Roma, 08 ott. - In prima linea il Fondo Mandarin e China Development Bank Securities (CDBS) in 4 dei 10 accordi commerciali firmati il 7 ottobre per un impegno complessivo di 2,5 miliardi di dollari nel corso del vertice tra Italia e Cina: Impregilo e Shanghai Electric hanno siglato una lettera d'intenti per lo sviluppo di sinergie nel settore della dissalazione; la neo-nata merchant bank cinese guidata dal Li Wei Bin è impegnata anche negli accordi che riguardano la prossima quotazione a Shanghai di Ima e la fornitura da parte di Dedalus del software per il nuovo sistema sanitario cinese. Ma l'intesa d'acciaio è quella sancita tra la nascente realtà finanziaria di Mandarin II e la succursale di CDB: puntando a una dotazione di 10 miliardi di Rmb (1,2 miliardi di euro) CDBS assisterà il Fondo Mandarin in fase di fund raising con l'obiettivo di raccogliere 2 miliardi di euro. Il Mandarin II seguirà al Mandarin I, il primo ad essere stato lanciato nel 2007 sull'asse Italia-Cina per supportare gli investimenti delle Pmi italiane nel mercato cinese e aprire il mercato italiano alla Cina. A firmare il memorandum d'intesa davanti al premier cinese Wen Jiabao e il presidente Berlusconi (in questo articolo), il presidente di Mandarin Capital Partners Fabio Roversi Monaco e Li Wei Bin. Gli accordi ricevono il plauso delle massime cariche di Stato – che li hanno definiti "punta di orgoglio" – e vanno in direzione dell'intenzione espressa dai leader dei due governi di rafforzare la cooperazione economica e gli scambi bilaterali. Dal palco di Villa Madama Wen traccia il prossimo, ambizioso, obiettivo (in questo articolo): raggiungere un volume di interscambio commerciale di 80 miliardi di euro entro cinque anni; Berlusconi rilancia "puntiamo a 100 per raggiungere 120". Wen ha definito gli imprenditori italiani attivi sul mercato cinese"eredi di Marco Polo".

 

Alberto Forchielli, imprenditore bolognese e managing partner del Fondo Mandarin, è tra i principali animatori di questi accordi; il Mandarin negli ultimi tre anni si è affermato come una delle più influenti realtà finanziarie italiane in Cina, e buona parte delle operazioni protagoniste del Round Table svoltosi a Villa Madama vedono lo zampino del suo leader carismatico.

 

 

Ima sarà la prima azienda italiana a quotarsi alla Borsa cinese di Shanghai. È questo l'effetto di un accordo di cooperazione tra l'azienda bolognese (leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici e cosmetici, di tè e caffè), CDBS e Fondo Mandarin.

 

La prossima quotazione di Ima segna un'importante apertura da parte del governo cinese: Ima è la prima azienda italiana a fare ingresso nella borsa di Shanghai, destinata a diventare la maggiore capitale finanziaria cinese (se si esclude Hong Kong). L'opzione di Ima di poter attingere ai mercati cinesi è una grande operazione.

 

Come cambierà la strategia del Mandarin II rispetto al primo fondo di pe?

 

Sarà un fondo di diritto cinese denominato in Rmb - diverso dal primo fondo di diritto lussemburghese - con una forte spinta all'internazionalizzazione. La dotazione complessiva sarà di 2 miliardi di euro: sarà partecipato fino a 1,2 miliardi di euro dai cinesi di CDBS, i restanti 800 milioni verranno distribuito tra altri investitori. Si sono già fatte avanti banche americane, tedesche, olandesi. Il Mandarin è diventato il punto di riferimento in Europa per il private equity in Cina. Similmente al primo fondo si rivolgerà ad imprese italiane e cinesi, ma apriremo uffici in vari paesi europei; pur continuando a perseguire la strategia consolidata del primo fondo e a rivolgerci alle PMI, le dimensioni – 8 volte più grande – ci consentiranno di avere un occhio maggiormente rivolto all'Europa. Il fondo potrà essere gestito comunque da una società lussemburghese: la valuta cinese sarà infatti perfettamente convertibile.

 

Quale sarà l'impatto degli accordi siglati il 7 ottobre in presenza di Wen Jiabao e Berlusconi sul futuro delle relazioni economiche tra i due paesi? Molto spesso gli accordi siglati durante le missioni imprenditoriali si sgonfiano in fase di follow-up; come ci giudicano oggi i cinesi? Le imprese italiane si sono allontanate da posizione pregresse di scetticismo nei confronti delle opportunità che offre la Cina?

 

I cinesi hanno sempre pensato bene dell'Italia. Il Fondo Mandarin è una punta di orgoglio per il nostro paese che oggi, anche grazie a noi, è più stimato e apprezzato e ha guadagnato terreno rispetto alla finanza anglosassone. Da parte delle imprese italiane vi è senz'altro una maggiore apertura verso la Cina: i nostri imprenditori hanno capito che è importante investire nel mercato cinese. Un fondo come il Mandarin offre sia un mezzo finanziario sia una protezione: i nostri colleghi cinesi difendono l'italianità delle nostre imprese.

 

Il vice-governatore di CDB Gao Jian ha dichiarato ad AgiChina24 (in questo articolo) che il protezionismo, non la questione valutaria giudicata infondata dai cinesi, potrebbe inasprire le ostilità commerciali tra Europa e Cina. Quali risultati porta a casa Wen Jiabao dopo questa visita in Europa segnata da molte polemiche e da "brividi yuan" rispetto ai quali il premier cinese ha mantenuto salde le posizione della Cina - "dobbiamo mantenere tassi di cambio stabili"  - invitando Bruxelles - e rispondendo alle pressioni della troika economica europea – a "trattare lo yuan in maniera oggettiva e leale"?

 

Wen Jiabao ha cercato di far capire la Cina al Nord Europa. Il Premier cinese ha parlato in modo sincero, ma Bruxelles ha dimostrato di avere una comprensione molto scarsa. Wen ha invece ricevuto da Italia e Grecia una maggiore empatia.

 

Perché sono i paesi che in Europa più di altri hanno bisogno della Cina?

 

No, perché sono paesi di recente modernizzazione che sanno cosa significa tirarsi fuori dal sottosviluppo.

 

Recentemente sono stati ordinati degli stress test per verificare l'impatto che avrebbe sulle banche cinesi un crollo fino al 60% del valore del mercato immobiliare. Come ha retto il sistema bancario cinese? La China Development Bank e il governo di Pechino sono preoccupati o serena sulla situazione immobiliare in Cina e sui debiti delle LIC?

 

CDB ha un default ratio pari a 0. I prestiti sono garantiti dallo Stato; CDB è una roccaforte di sicurezza. Il governo cinese non è preoccupato. Non ci sono derivati sui mutui; il settore immobiliare è caldo e tale resterà per molto tempo principalmente per il flussi migratori dalle campagne alle città. Inoltre Pechino ha sempre dimostrato di avere un gran senso del timing: il pacchetto di stimoli fiscali di 4mila miliardi di yuan varato alla fine del 2008 rientrava in una mossa già prevista da tempo e messa in campo con grande tempestività. Se la Cina individua un problema, interviene prima che i nodi vengano al pettine.

 

 

Di Alessandra Spalletta

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