LIU: "SUPERVISIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA"

LIU: "SUPERVISIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA"

Milano, 16 dic.- Dall'agenzia di stampa governativa Xinhua al quotidiano portavoce del comitato centrale del partito comunista, il Renmin Ribao. Dall'autorevole foglio pechinese Beijing Qingnian Bao fino a testate a forte orientamento commerciale come il Nanfang Dushi Bao, giornale metropolitano di Guangzhou. Il 10 dicembre, giorno della cerimonia per la consegna (a una sedia vuota) del Nobel per la pace a Liu Xiaobo, i giornali cinesi hanno mandato un messaggio univoco, pubblicando un solo, invariabile articolo. Titolo: «Il ministero degli Esteri: "Con la risoluzione su Liu Xiaobo, il parlamento americano confonde il bianco con il nero"». Contenuto: «Il 9 dicembre, il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu ha dichiarato che la cosiddetta risoluzione approvata dal parlamento Usa in cui si esprimono "congratulazioni a Liu Xiaobo per il premio Nobel" distorce i fatti, confonde il bianco con il nero e interviene a gamba tesa nella politica interna cinese. La Cina si oppone fermamente a questo. Consigliamo ai parlamentari americani di fermare atti e parole sconsiderate su questo tema, modificando il proprio atteggiamento arrogante e irrazionale e mostrando il dovuto rispetto nei confronti della sovranità del popolo e del sistema giuridico cinesi».

 

Poche righe, quelle necessarie a ribadire lo sdegno di fronte alla decisione dell'Accademia norvegese di premiare un dissidente cinese condannato a 11 anni di prigione per "istigazione alla sovversione dello Stato" in seguito alla firma della Charta 08, nel dicembre del 2008. La "velina" inviata dal Dipartimento di propaganda del Pcc nelle ore precedenti la cerimonia di assegnazione a Oslo non ha insomma concesso alcun margine di manovra ai redattori cinesi: l'unica scelta possibile era quella di schierarsi sulle posizioni ufficiali. Si tratta di quella che la leadership di partito chiama yulun jiandu, "supervisione dell'opinione pubblica": espressione ambigua e dalla storia controversa che, ancora oggi, può essere utilizzata con due significati contrapposti. Il primo è quello con cui il termine affiorò per la prima volta in un discorso ufficiale (in documenti politici di alto livello), al 13esimo congresso del partito nel 1987, dalla bocca dell'allora premier (progressista) Zhao Ziyang: la stampa cinese - affermava Zhao - deve esercitare una supervisione del lavoro e della condotta dei funzionari pubblici, deve informare il pubblico degli eventi rilevanti e deve riflettere il dibattito pubblico sulle questioni più importanti. In altre parole, deve agire come il "cane da guardia" del potere e come il canale di espressione delle aspirazioni e dei problemi della gente.

 

L'altro significato, quello con cui la leadership usa il termine ancora oggi, risale invece all'era di Jiang Zemin. La "supervisione dell'opinione pubblica" diventa così molto vicina alla "guida" dell'opinione pubblica: uno strumento usato dal governo per esercitare il controllo sociale e politico, che consiste nell'obbligare i media a fare riferimento, in caso di notizie controverse, alla loro versione ufficiale. Questo è quanto avvenuto il 10 dicembre: consapevoli della "sensibilità" della notizia sulla cerimonia di consegna del Nobel, le testate cinesi si sono guardate bene dal correre rischi e hanno semplicemente copiato e ripubblicato il contenuto del dispaccio dell'agenzia di stampa Xinhua.

 

Ecco perché, come segnalato da David Bandurski, ricercatore del China Media Project, centro di ricerca sui media cinesi della University of Hong Kong, dei 40 articoli sul tema pubblicati quel giorno sui più svariati quotidiani cinesi, 39 non facevano altro che riportare il dispaccio dell'agenzia di stampa Xinhua. Il quarantesimo, pubblicato sul Beijing Ribao, organo del comitato di partito di Pechino, si distingueva per una certa creatività, ma non per la posizione polemica: «Perché non dare il premio per la pace ad Assange?», chiede provocatoriamente il pezzo, anonimo, tracciando un parallelo tra il "criminale" Liu Xiaobo, arrestato dalla polizia cinese, e il criminale Assange, arrestato dalla polizia occidentale.

 

A differenza di quanto avvenuto il giorno della nomina di Liu Xiaobo, l'8 ottobre 2010, a una stampa "armonizzata" non ha fatto da contraltare una rete più vivace. Perché di fronte all'imprevisto la censura cinese può trovarsi impreparata. Ma quando l'appuntamento è annunciato, l'efficienza è garantita.

 

di Emma Lupano

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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