LE “DIECI CAMPAGNE” E I VIAGGI DI QIANLONG

Di Adolfo Tamburello

 

Napoli, 09 giu. - Nel 1751 Qianlong destinava al Tibet una missione diplomatico-militare con la meta di Lhasa. Il padre Yongzheng aveva lasciato Lhasa e il Tibet nelle mani di Polhanas (1689-1747), fedele ai Qing. I disordini seguiti alla morte di questi decidevano Qianlong a rimettere il potere temporale al Dalai Lama sotto l'ombrello armato dei residenti mancesi (amban). Era la soluzione ultima per il Tibet sotto il lungo protettorato Qing. Il paese era messo in sicurezza nei decenni seguenti dal vuoto che gli era creato ai confini da possibili invasori, e alcune delle "dieci campagne" rispondevano a tale obiettivo.

 

Fra il 1755-57 zungari e gruppi minori di altri mongoli ai quali il Tibet avrebbe potuto continuare a far gola erano prima decimati dalle artiglierie Qing fornite dagli arsenali portoghesi di Macao, poi quasi interamente sterminati fra stragi ed esecuzioni sommarie di capi e loro intere famiglie in quello che è stato descritto il programmato genocidio zungarico. I sopravvissuti all'eccidio rifugiatisi in territori russi avrebbero formato la popolazione degli Eleuti.

 

Al loro posto, parte delle terre dell'Ili erano popolate nel 1770-71 da mongoli occidentali torghut (noti poi come Calmucchi) nel loro esodo in massa (calcolato in circa 169 mila fra uomini, donne e bambini), che riparavano dall'impero russo cui erano in precedenza passati per mettersi ora volontariamente sotto la protezione imperiale dei Qing. Sembra avessero rifiutato di abbandonare il lamaismo per convertirsi al cristianesimo ortodosso russo. Nell'Ili era intanto istituito un centro amministrativo militare facente capo a un governatorato mancese. 

 

Le "dieci campagne" proseguivano nel bacino del Tarim ove era intrapresa fra il 1758-59 la sottomissione dei musulmani per lo più turchi che entravano anche loro nell'orbita Qing. Fra il 1765-69 erano soggiogate le popolazioni shan dai confini dello Yunnan durante le  cosiddette "guerre sino-birmane", e così anche la Birmania (l'odierno Myanmar), che non aveva mai tenuto rapporti di sudditanza con dinastie insediate su suolo cinese dichiarava tributarietà ai Qing. Lo stesso avveniva per il Siam (l'odierna Thailandia) ai cui confini si affacciavano pure gli eserciti sino-mancesi. Fra il 1781-84 erano domate le rivolte dei musulmani del Gansu e dello Shenxi; pesantemente tributario diventava il Nepal nel 1793 dopo il fallito tentativo dei suoi bellicosi gurkha o gorkhali di annettersi nel 1790 il Tibet per 'liberarlo'.

 

Brillò allora l'epica lunga marcia di oltre 1000 km attraverso l'Himalaya dell'armata del generale Fukangan (1753-1796), che si iscrive nella storia fra le ultime grandi gesta militari delle bandiere mancesi. Ripagavano l'umiliante sconfitta da loro subita nel 1788-89 nello scacchiere vietnamita all'infelice occupazione di Hanoi in favore degli ultimi regnanti Le. Tuttavia, la nuova dinastia Nguyen rinnovava il riconoscimento dell'alta sovranità Qing, sicché l'impero poté continuare ad annoverare l'Annam (che ormai si dava il nome di Vietnam) fra i suoi Stati  tributari, rinnovandolo come paese "sino-vietnamita" con l'afflusso di cinesi che tornavano a entrarvi. I superstiti lealisti Le trovavano ospitalità in Cina  o si insediavano in buon numero fino in Mongolia e nella nuova Asia centrale Qing; molti si davano alla pirateria unendosi a quella cinese che bersagliava porti e mezzi in navigazione.  

 

Qianlong assisteva di persona a qualche parata delle truppe in partenza, ma non partecipava a operazioni militari e tanto meno di guerra. È ancora in corso una lunga revisione degli studi sulla "gloria" di quelle dieci campagne che la storiografia dello stesso Qianlong e degli storiografi a suo servizio tennero tanto a celebrare. A parte i combattimenti e le effettive conquiste, alcune azioni furono duri interventi di polizia per reprimere sommosse e rivolte. Vi si comprende la campagna di Taiwan del 1787 che pure al comando di Fukangan represse un'insurrezione sull'isola con una spedizione di 20 mila uomini.  

 

L'impero raggiungeva allora la massima estensione della sua storia e coi suoi 11 milioni e mezzo di kmq veniva a formare il più grande impero del mondo. Molto nella soluzione dei conflitti bellici era stato definito dalla sotterranea diplomazia sino-mancese.   

 

Al di là della sua superficie territoriale, l'impero vantava la tributarietà di Stati sovrani fino a quelli europei dell'Olanda e  della Gran Bretagna. A non figurare nella lista di questi continuava a rimanere il Giappone, mentre le Ryukyu (cin. Liuqiu) che vi rientravano erano al contempo e dagli ultimi Ming tributarie anche dell'impero giapponese che effettivamente ne aveva controllo e attraverso quelle isole relazionava e commerciava più o meno segretamente con la Cina con giapponesi infiltrati nelle stesse missioni tributarie a Pechino.

 

È stata sempre ammirata dagli storici l'abdicazione di Qianlong nel 1796 al suo 60° di regno per non superare il "secolo" del nonno Kangxi, benché continuasse a regnare dopo aver messo nominalmente sul trono il figlio Jaqing (1796-1820). Era stato nei riguardi di Kangxi un atto di devozione di facciata verso l'avo, come 'di facciata' erano stati altri suoi atti, vedasi la tradizione cinese dei rituali viaggi dei sovrani al Sud (nanxun) che Kangxi aveva ripreso in grande stile e il padre Yongzheng aveva interrotta. Lui l'aveva fatta rivivere con solennità anche maggiore e tanta esuberante documentazione pittorica e cronachistica. Cinque si intervallavano  fra il 1751 e il 1784  ed erano compiuti per vie terrestri e fluviali (e soprattutto lungo il Grande Canale). Comprendevano ispezioni al buon ordine civile e militare vigente,  controlli alla predisposta manutenzione e sorveglianza delle vie di comunicazione; erano inoltre occasioni di incontri coi più ricchi banchieri-mercanti, imprenditori e possidenti per volontarie elargizioni. Le 'donazioni' servivano a raccogliere parte delle circa 4300 tonnellate d'argento dei 151 milioni di tael che venivano a costare le "dieci campagne" ancora in corso. Più sottili erano le richieste di notizie e informazioni sulla vita religiosa popolare, le forme d'aggregazione, i moti eversivi in ombra, gli ordini d'arresto di indiziati emanati in tutta segretezza. Di generale riconoscimento e ammirazione per Qianlong erano l'amore e la competenza che l'augusto ospite dimostrava in ogni sua visita per i rotoli di seta e la carta stampata, i libri antichi e rari, le pubblicazioni recenti e nuovissime. Nessuno era al corrente nel corso dei suoi primi quattro viaggi che Qianlong veniva preparando quella che sarebbe passata alla storia come la sua "Inquisizione letteraria".

 

09 GIUGNO 2017

 

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