LAVORO E DIRITTI IN CINA

Roma, 10 ott. -  Il libro di Ivan Franceschini "Lavoro e diritti in Cina, politiche sul lavoro e attivismo operaio nella fabbrica del mondo" (Il Mulino), riesce ad illuminare con sapienza scientifica il processo, che e' stato al centro del dibattito economico e politico a livello mondiale, su come e' cambiato il sistema sociale e quindi la "fabbrica" cinese.  Franceschini, Marie Curie Fellow all'Universita' Ca' Foscari di Venezia e all'Australian Centre on Cina n the World di Camberra, con un progetto sul lavoro cinese in prospettiva globale, coglie in queso studio il superamento, da un lato, dell'egemonia del Partito-Stato ritenuto in grado di controllare il dibattito sociale, dall'altro, un "risveglio" operaio che "deriverebbe dall'emergere di una consapevolezza di classe tra i lavoratori cinesi". E prospetta con serieta' un quadro che al di fuori delle forzature ideologiche che troppo spesso hanno influenzato questo confronto, appare invece con luci e ombre come una interazione tra le parti sociali e una pratca dei diritti sul lavoro dominate si' dall'alto ma caratterizzato anche da un "consenso" che va ben oltre la sempice apparenza. Quindi il Partito Stato, il sindacato ufficiale, le Ong del lavoro e i lavoratori sono tutti attori di un processo di coesione sociale che regge le sorti della Cina. Negli ultimi due decenni, ricorda il libro, il Parito-Stato "ha adottato una quantita' impressionante di leggi e regolamenti sul lavoro" anche se tollera, in alcune situazioni prodttive, le forme piu' estreme  di sfruttamento.

 

Si è difatti concluso il modello "ciotola di riso di ferro", che concretamente ha avuto attuazione nel 2003, che prevedeva la possibilita' di licenziare e che ha visto i lavoratori assunti passare da 141 milioni a 70 milioni, con l'effetto di far rientrare circa 20 milioni di uomini e donne nei loro villaggi rurali. Un cambiamento epocale che ha aperto una "corsa al ribasso" delle condizioni dei lavoratori ma che ha permesso alal Cina di conquistare il ruolo di "fabbrica del mondo".  Operazione che ha imposto a Pechino di varare un "Piano per la nuova Urbanizzazione 2024-2020" che ha spostato 100 milioni di persone nelle citta' e megalopoli. Da questi cambiamenti epocali arriva la necessita' di un sindacato in grado di essere "cinghia di trasmissione" ma anche di far crescere Ong in grado di reggere le lotte sociale e di incanalarle nel solco di un cambiamento guidato. Franceschini svela una "realta' sfaccettata in cui gli attori sociali svolgono ruoli complessi  e contraddittori sfuggendo a ogni stereotipo e semplificazione". 

 

10 OTTOBRE 2016


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