LA NUOVA LEGGE SULLE MALATTIE MENTALI

Milano, 21 giu. - Diritti umani e partecipazione alla vita pubblica: sono queste le implicazioni tutt'altro che secondarie della nuova bozza di legge sulle malattie mentali e della decisione del Consiglio di Stato cinese di pubblicare il testo integrale su internet, invitando la società civile a inviare suggerimenti, consigli e pareri. Il testo, apparso online il 10 giugno, è diventato subito protagonista di editoriali e commenti, tesi a sottolineare lo stretto legame tra malattia mentale e diritti umani, denunciando senza giri di parole l'uso del tutto arbitrario che spesso viene fatto delle diagnosi psichiatriche.

 

La bozza di legge prevede infatti una novità cruciale: l'affermazione in vari punti del principio di volontarietà della diagnosi e dei trattamenti, inclusa la possibilità di dimettersi dall'ospedale a propria discrezione. Ad assumersi la responsabilità di queste scelte, anche contro il parere dei medici, saranno i pazienti o i loro tutori.

 

Si tratta di una piccola rivoluzione e di un tentativo di rendere più equo il trattamento dei pazienti affetti da malattie mentali, ma non solo: quello che gli editorialisti cinesi hanno sottolineato apertamente in questi giorni è soprattutto il fatto che, con questa nuova legge, diventerà più difficile continuare a utilizzare gli ospedali psichiatrici come «uno strumento di controllo sociale».

 

Lo scrive il 13 giugno Lin Rong, giurista dell'Università di Hainan, sullo Yanzhao Dushi Bao: «Il motivo per cui la gente presta una grande attenzione al tema del disordine mentale è che in molti luoghi e in molti casi gli ospedali psichiatrici sono stati usati come strumenti di controllo sociale». La diagnosi di malattia mentale, continua Lin, «porta con sé la violazione di molti diritti», sia personali che civili. Il primo ad essere messo a repentaglio è quello sul proprio corpo e sulla propria salute: «Una volta entrati negli ospedali psichiatrici, tutti i pazienti vengono trattati indiscriminatamente con gli stessi medicinali, spesso con dosaggi che superano la norma, provocando così grandi danni agli organi dei malati». Il secondo è il diritto alla propria reputazione: «Quando una persona normale viene definita malata di mente, la sua reputazione è rovinata, il giudizio sociale su di lei diventa negativo, con effetti gravi anche sulla sua vita affettiva e sul suo lavoro». Come se non bastasse, a tutto questo si aggiunge poi il peso economico delle cure, visto che «le spese per i trattamenti non volontari devono essere sostenute comunque dal paziente, aggravando senza motivo il peso economico su di lui o sulla sua famiglia».

 

Lin Rong si sofferma sulle ragioni per cui l'introduzione della volontarietà dei trattamenti è così importante, in un ambito delicato come quello del disagio psichico: «La diagnosi in caso di malattie mentali non è come la diagnosi per le malattie fisiche, perché ci si affida pochissimo agli strumenti clinici e molto di più ai sintomi mentali e alla raccolta e all'analisi dei dati correlati. La diagnosi di un esperto, perciò, è senza dubbio indispensabile, ma il suo valore non va assolutizzato. Poiché i sintomi della malattia mentale si rilevano soprattutto con l'osservazione, le persone vicine al malato, i parenti, i vicini di casa e gli abitanti dello stesso villaggio dovrebbero avere, rispetto alla diagnosi, lo stesso potere di parola dei medici». Ecco che, secondo Lin, bisognerebbe insomma «istituire due metodi per diagnosticare i malati psichici. Come raccogliere il parere delle persone è un problema tecnico, ma la questione è molto seria e bisognerebbe stabilire in modo rigoroso delle regole su questo».

 

Soprattutto, conclude Lin, bisogna «eliminare dal sistema i trattamenti clinici ingiustificati» e fare in modo che «gli ospedali e le amministrazioni si assumano la responsabilità legale dei casi di cui si occupano. Date le gravi conseguenze che una errata diagnosi di malattia mentale può arrecare ai pazienti, devono essere stabilite pene corrispondenti per chi commetta errori del genere».

 

Viaggia sulla stessa lunghezza d'onda anche l'editoriale firmato dalla redazione del Nanfang Dushi Bao l'11 giugno, all'indomani della pubblicazione in rete della bozza di legge. L'articolo fa riferimento in modo ancora più diretto all'uso improprio che viene fatto in Cina delle diagnosi di malattia mentale.

 

«Molte sono le aspettative e le preoccupazioni della gente rispetto a questo tema - inizia l'editoriale - perché spesso sono emersi casi di cittadini che sono stati definiti immotivatamente malati di mente. In diverse occasioni è capitato che l'identificazione della malattia mentale e soprattutto l'applicazione di trattamenti involontari sia stata utilizzata per affrontare e punire chi non obbedisce alle forze dell'ordine». Uno dei casi più recenti, scrivono i redattori del giornale, «risale proprio al 10 giugno, quando, nella provincia del Zhejiang, un cittadino è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico per aver criticato il segretario di partito della contea. Ma si sono sentiti casi anche peggiori di questo, di cittadini rinchiusi con la forza e palesemente senza motivo».

 

Secondo il Nanfang Dushi Bao, il testo di legge sottoposto al vaglio del pubblico va nella giusta direzione, almeno sulla carta: «Rispetto al ricovero forzato ci sono molte differenze tra la legge attuale e la nuova bozza. Per esempio, sono ora previste diverse condizioni restrittive sull'applicazione di trattamenti involontari sui pazienti negli ospedali e sull'obbligo della loro permanenza in ospedale, e si rispetta la volontà del paziente o del suo tutore anche in contrasto con il parere del medico. Alcuni articoli si sforzano insomma di avvicinarsi ai principi sulla protezione dei pazienti che soffrono di disturbi mentali stabiliti dalle Nazioni Unite nel 1991 e al richiamo a fare ogni sforzo per evitare i ricoveri involontari».

 

Inoltre, concludono i redattori del giornale, la bozza appena pubblicata rappresenta per il governo un passo importante verso l'approvazione di leggi più giuste e condivise dalla gente e, per il pubblico, una occasione di partecipazione da non perdere. «Bisogna sfruttare la rara opportunità che la pubblicazione di questa bozza offre di consultare la volontà popolare sulla materia. Dobbiamo esaminare attentamente la legge dal punto di vista tecnico e procedurale e perfezionarla dal punto di vista dei diritti umani. Rispondendo alle preoccupazioni che il pubblico esprimerà, il governo potrà garantirsi l'appoggio generale su questa legge e farne un primo caso d'eccellenza».

 

di Emma Lupano

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottore di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

 

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