LA CINA DIVENTERA' COME NOI, O NO?

LA CINA DIVENTERA' COME NOI, O NO?

Milano, 11 giu. - Cinque notizie alla ricerca di un filo rosso.
Uno: lo sciopero di diversi giorni di 1900 operai dello stabilimento della Honda a Foshan (Guangdong) ha costretto l'azienda giapponese ad aumentare significativamente i salari. Lo stesso ha fatto Foxconn Technology, una delle più grandi aziende mondiali di produzione elettronica per conto terzi, per cercare di porre fine a una serie di suicidi tra i suoi 800.000 dipendenti cinesi perché probabilmente stressati dai ritmi di lavoro. Altri scioperi simili stanno partendo.
Due: Il Premier cinese Wen Jiabao, Il Primo Ministro giapponese Yukio Hatoyama e il Presidente Sud-coreano Lee Myung-Bak nel loro incontro trilaterale annuale hanno deciso di istituire un segretariato per la realizzazione, nel prossimo decennio, della loro cooperazione e della loro area di libero scambio. Hanno solennemente dichiarato che – a parte le inimicizie del passato – devono cooperare per il loro bene e per quello dell'Asia. Nota a margine: le tre economie messe insieme (più quelle di "contorno" del Sud-est asiatico e magari anche quella dell'India) sono di gran lunga il "patto di sindacato" dell'economia mondiale.
Tre: il 31 maggio scorso il supercomputer cinese Dawning Nebulae è stato classificato come il secondo computer più potente e veloce al mondo, davanti ai supercomputer giapponesi ed europei.
Quattro: gli Stati Uniti hanno inviato in Cina, 200 funzionari di alto livello, guidati dal Segretario di Stato Hillary Clinton, per l'annuale summit tra Cina e Stati Uniti su sicurezza ed economia. E' una delle più grandi delegazioni di alto livello mai inviata dagli Stati Uniti in un paese straniero per incontri e negoziazioni.
Cinque: Han Han, il blogger – 27 anni - più famoso della Cina (da 300.000 a oltre un milione di contatti per i suoi singoli post sul suo blog) ha lanciato una nuova rivista letteraria dal titolo "Rinascimento" puntando a raccogliere tutti quei pensatori cinesi critici dell'attuale modello di sviluppo della Cina e che predicano un nuovo umanesimo.
Queste cinque notizie, di eventi apparentemente diversi e tutti accaduti nelle ultime due settimane,  hanno un filo rosso che le lega? Gli osservatori internazionali si sono affrettati a individuarne due.
Il primo filo rosso è individuato nel fatto che la Cina sta diventando la seconda grande potenza mondiale che oramai dialoga alla pari (si veda il G2) con gli Stati Uniti e che ci "minaccerà" con la sua superiorità scientifica e tecnologica.
Il secondo filo rosso nel fatto che la Cina diventerà come noi: lavoratori sempre più (giustamente) desiderosi di essere ben pagati e con sempre più potere sindacale e intellettuali sempre più interessati a cercare uno spazio di espressione politica.
Sembrerebbe quindi che dovremmo sentirci "schiacciati" tra due scenari apparentemente contrapposti: la Super-Cina vincitrice che prende tutto e che "metterà in riga" il mondo occidentale (compreso il loro campione, gli Stati Uniti) o la Cina che, dopo una brillante ascesa iniziale (peraltro comune a tutte le economie povere che si "sono svegliate", come l'Italia nel dopoguerra), dovrà fare i conti con la realtà politica ed economica e accettare di diventare un paese come tutti gli altri, anche se un po' più grande.
Questi due scenari non sono poi ovviamente così contrapposti come potrebbe sembrare: il primo – che sembra essere quello più vicino alla realtà attuale – spiega la fase di ascesa economica e politica che probabilmente continuerà ancora per molti anni, forse decenni. Il secondo – di cui si avvertirebbero già i primi campanelli di allarme – è quello con cui la Cina dovrà fare i conti man mano che la propria gente crescerà economicamente e politicamente.
Alcuni commentatori hanno anche paragonato la Cina di oggi con il Giappone degli anni ottanta, quando la sua economia e il collegato potere politico soft (non avendo potenza militare) sembravano inarrestabili. Molti di noi credo ricordano gli acquisti – altamente simbolici – di alcuni dei maggiori studios di Hollywood e del Rockfeller Center a New York. Poi il Giappone si è fermato per la bolla immobiliare e per gravi errori di gestione economica.
La Cina si dovrà quindi muovere all'interno di queste logiche? Dallo sviluppo rapido, all'imbolsimento o addirittura agli errori fatali?
Non credo proprio. La Cina è profondamente diversa e cercare nel passato e nelle esperienze dei Paesi occidentali o del Giappone le chiavi di lettura per interpretarne lo sviluppo futuro può essere profondamente fuorviante. Vediamo gli elementi di diversità che devono essere considerati.
La leadership cinese non è eletta dal popolo, ma si basa su un sistema oligarchico di consenso all'interno di un'élite (il Partito Comunista Cinese) nominata in modo fortemente meritocratico. L'élite cinese promuove, proprio per difendere il proprio potere, solo i più capaci con esperienze di successo alle spalle. La corruzione, si noti, è collaterale, ma non  inficia – mediamente - la capacità di guida dei funzionari che vengono chiamati a dirigere importanti aree del Paese. Questo sistema è in lentissima e progressiva "democratizzazione", ma non sembra possa cambiare significativamente per almeno un decennio o forse più. Alcuni leader cinesi "illuminati" (ad esempio Zhu Rongji) hanno – più o meno oscuramente – dichiarato che la democratizzazione l'hanno "programmata" per dopo il 2030. Questo significa che avranno – nel frattempo - più spazio di manovra dei governi occidentali che devono rispondere sul breve termine agli umori dell'elettorato.
Una forte percentuale di grandi aziende – in tutti i settori – sono di proprietà statale e vengono pilotate con obiettivi di rafforzamento strategico del Paese e non solo di massimizzazione dei profitti aziendali. Il Governo cinese ha quindi a propria disposizione uno strumento di politica geo-economica che nessun governo occidentale (Giappone incluso) ha avuto in epoche recenti. Si veda la loro azione combinata (accordi politici, commerciali, fondi sovrani, fondazioni "private") in Africa: in un decennio il continente è stato praticamente "conquistato" dalla Cina.
La gestione macro-economica del Paese (convertibilità della valuta inclusa) ha l'obiettivo primario di difendere gli interessi strategici di lungo periodo. Ovviamente deve anche risolvere – più o meno efficacemente - i problemi contingenti dell'economia reale. Per ora ha anche sempre dimostrato di essere capace di prevenire o spegnere rapidamente anche le bolle di surriscaldamento.
I media, compreso internet, sono ancora fortemente controllati dal Governo centrale. Mentre l'informazione è in genere abbastanza ampia, alcune notizie politicamente sensibili e più in generale il modello di Paese che viene proiettato al grande pubblico sono fortemente guidati dal Governo.
Il Paese e la maggioranze dei suoi cittadini hanno ancora un lungo percorso di sviluppo da compiere prima di arrivare a quei livelli diffusi di reddito e di coscienza politica che possono mettere sotto critica seria il sistema politico attuale.
A tutto questo va aggiunto che la Cina è un grande laboratorio sociale: mentre il timone strategico è saldamente in mano al Partito Comunista, il comportamento sociale (privato, pubblico, aziendale, ecc.) è totalmente anarchico. In Cina si sta provando di tutto. In alcuni casi in rincorsa di comportamenti occidentali (si veda il recente arresto del creatore del primo club virtuale di scambio di coppie), in altri per pura anarchia sociale macchiavellica ("il fine giustifica i mezzi"). I comportamenti che ne usciranno non sono prevedibili. La Cina però ha obiettivi di assertività economici e politici, ma anche culturali: si veda la proliferazione intelligente e innovativa dei Confucius Institute dati in "franchise" alle varie università del mondo per diffondere la cultura cinese. Questo a differenza del Giappone che negli anni ottanta voleva conquistare il mondo economicamente, ma mai ha pensato di diffondere il proprio modello culturale.
La conseguenza di tutto ciò? Probabilmente la Cina svilupperà comportamenti sociali ed economici che, almeno nel medio periodo (20 o 30 anni), saranno atipici. Potrebbero essere anche fortemente innovativi. Quanto "noi" contamineremo "loro" con il nostro modello e quanto viceversa? Sicuramente un po' in tutti e due i sensi, ma quale sarà il bilancio, la contaminazione dominante? Diventeranno loro come noi, o noi saremo cambiati da loro? Non lo so. Sono però certo che coloro che intendono operare in Cina e con la Cina dovrebbero cercare di interpretare e "prevedere" i loro comportamenti usando la propria testa e non estrapolarli dai nostri comportamenti passati. Infine un suggerimento per chi desidera pescare idee nuove: andate a buttare la rete in Cina, lì ci sono probabilmente pesci molto più interessanti e forse mai visti prima.

di Paolo Borzatta

 

Paolo Borzatta è Senior Partner di The European House-Ambrosetti

 

La rubrica "La parola all'esperto" ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall'economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Paolo Borzatta cura per AgiChina24 la rubrica di economia.

 

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