Kim Jong-Un è un fan della Serie A e tifa Cagliari

Tutto merito del diciottenne Kwang-Song Han, in forza ai rossoblu, primo giocatore nordocoreano a militare nel massimo campionato italiano

Kim Jong-Un è un fan della Serie A e tifa Cagliari

Di recente il Sun ha pubblicato un titolo in cui il dittatore Kim Jong-Un viene descritto come un grande fan della Seria A italiana, e soprattutto come un tifoso del Cagliari. Questo è dovuto principalmente a Kwang-Song Han, ragazzo nordcoreano di 18 anni e militante nei rossoblu sardi. Una star in patria per essere il primo ad aver segnato nel prestigioso campionato italiano, lo scorso 9 aprile contro il Torino. 

L'indiscrezione arriva direttamente da una fonte di prestigio, il Sen. Antonio Razzi, che di ritorno dal suo viaggio nella penisola coreana ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport: “[Kim Jong-Un] conosce tutto della Serie A e della Nba americana […] Se la Juventus giocasse a Pyongyang lo stadio sarebbe colmo”. Secondo il giornale inglese ora Razzi vorrebbe incontrare Han per comunicargli i complimenti del proprio leader.

Il calcio è uno degli sport più importanti nella sedicente Repubblica Popolare Democratica di Corea, proprio come in Cina, nonostante in entrambi i paesi il livello lasci ancora molto a desiderare. Per le classifiche FIFA/Coca-Cola World Ranking, la nazionale nordcoreana si posiziona al 116° posto, collezionando meno successi delle controparti femminili, in 10° posizione. Nonostante questo, durante la coppa del mondo 1966 la Nord Corea sconfisse l'Italia di Rivera e Mazzola per 1-0, eliminandola dalla competizione.

La nazionale si qualificò ai Mondiali anche nel 2010, ma non superò il primo turno. Ovviamente la notizia che girò su tutte le principali testate nazionali - secondo cui il dittatore avrebbe condannato a morte i suoi giocatori per essere stati sconfitti dalla Corea del Sud - è una bufala. In questi giorni è sempre più forte la curiosità per il 38° parallelo e per Kim Jong-Un. Più ci si informa e più ci si rende conto di sapere davvero poco su questo paese, forse anche meno di quanto questo paese sa di noi. C'è però da essere contenti perché è la prima volta che le mosse del Sen. Razzi ci portano tutti a farci un po' meno “li cazzi tua”.