INFLAZIONE: UN CORSETTO NON BASTA

INFLAZIONE: UN CORSETTO NON BASTA

Milano, 19 nov. - Ci risiamo. Per la terza volta in pochi mesi le autorità cinesi scendono in campo contro l'inflazione. Questa volta, oltre ad una stretta monetaria - dopo il +0,5% per il coefficiente di riserva obbligatoria varato lunedì, una nuova stretta di 50 punti base annunciata venerdì dalla Banca Centrale e che sarà resa effettiva dal 29 novembre-, si mira ad una strategia di intervento attraverso calmieri sui prezzi al dettaglio, annunciata dal premier Wen in persona (leggi questo articolo).

 

Particolare attenzione viene riservata agli alimentari, il bene cui la popolazione è ovviamente più sensibile, ma anche quello che dall'inizio dell'anno ha fatto segnare gli incrementi più significativi (per le verdure ad ottobre si è arrivati al +62% sull'anno scorso). L'indice dei prezzi al consumo nel suo complesso fa segnare ancora un rassicurante 4,4% (leggi questo articolo). Ma il fatto è che questo numero segue un 3,6% di settembre, e che sono in molti ormai gli economisti che proiettano l' inflazione superiore al 6% già nella prima metà del 2011.

 

 

Saremmo ancora ben lontani dai ritmi raggiunti all'inizio del 2008, di oltre il 10%. Ma certamente, saremmo ben oltre il livello desiderato dalle autorità, che sebbene non esplicitato, si può ragionevolmente ritenere sia attorno al 3,5%. E comunque, al di là dei livelli obiettivo, a preoccupare con tutta probabilità sono l'intensità e la rapidità dell'accelerazione. Quando i prezzi cominciano a correre il rischio che si attivino spirali incontrollabili aumenta.

 

 

Va tenuto presente che in Cina molta parte dell'azione di Governo è mirata ad evitare che si propaghino tra la popolazione situazioni di malcontento significative, paventando che il malcontento su questi temi possa trasformarsi in malcontento nei confronti del Partito. Ed quindi è facilmente intuibile come le fiammate inflazionistiche  costituiscano, insieme alla disoccupazione, uno di quei fronti caldi che i governanti di Pechino tengono sotto stretto monitoraggio. E non può sorprendere perciò, che a scendere in campo sia il primo ministro in persona, alla testa di una crociata contro un nemico invisibile, eppure tanto pericoloso.

 

 

Ma la gabbia di vincoli imposta ai prezzi funzionerà?

 

Se dovessimo stare alle esperienze storicamente registrate nei paesi occidentali, la risposta non potrebbe essere che negativa. Pensare di fermare un fenomeno dalle radici profonde come l'inflazione (e soprattutto un'inflazione del tipo di quella che si va registrando in Cina) è un po' come pensare di turare una falla in una diga con un tappo di sughero. O stringere la cinghia per evitare di ingrassare.

 

 

E' vero però che la Cina è la Cina e che tante cose che da noi non sono immaginabili, lì accadono e si ripetono, nello stupore generale. In questo caso va tenuto presente che per i dettaglianti che non rispettassero i limiti ai prezzi, si prospettano ammende e punizioni di un certo rilievo. Ma è evidente che l'inflazione accelera non per colpa dei dettaglianti, ma perché vi sono pressioni a monte sui prezzi. E quindi lo scetticismo sul funzionamento dei calmieri pare effettivamente condivisibile.

 

 

Alla fine dei conti il fatto che l'inflazione in Cina tenda a salire, è del tutto comprensibile. Con un'economia in perdurante forte crescita, salari che vanno aumentando mediamente ad un tasso del 10% annuo, un offerta di moneta in espansione tra il 15% e il 20%, la sorpresa è semmai che dall'inizio dell'anno si sia riusciti a controllare l'inflazione e a riportarla ben sotto il 5%. E in tutto questo, abbiamo un livello del tasso di cambio che sotto ogni punto di vista è sottovalutato. Le stime possono variare, andando dal 70%, al 20% rispetto alla parità dei poteri d'acquisto, ma sul segno sono tutti d'accordo. E un cambio sottovalutato, con un'economia che si apre sempre più al resto del mondo (alle merci come ai capitali), non può non riflettersi in spinte inflazionistiche, anche perché i margini per un miglioramento relativo della produttività in Cina sono sempre più esigui, sebbene rimangano significativi.

 

 

Cosa aspettarsi, allora?

 

La cosa più probabile è che l'inflazione  continui a salire (il che di per sé rappresenta un apprezzamento del cambio reale), ma che nel contempo il cambio dello yuan registri apprezzamenti tali da allentare via via le pressioni inflazionistiche. Con un prezzo in termini di minore crescita. Ma che tassi di espansione del Pil al 10% debbano presto diventare un ricordo, a Pechino lo hanno già messo nel conto.

 


 

di Lorenzo Stanca

 

Lorenzo Stanca, salernitano, 47 anni, tra i founding partners di Mandarin Capital Partner, il fondo di private italo-cinese che ha cominciato ad operare a fine 2007, Lorenzo Stanca vanta una carriera venticinquennale in istituzioni fianziarie di alto profilo.Precedentemente all'esperienza di Mandarin, Stanca era stato responsabile delle Strategie Operative al Sanpaolo Imi. Al Sanpaolo era arrivato nel settembre del 2005 proveniente dal gruppo UniCredito dove era stato Capo dell'ufficio studi e poi capo dell'area mercati in UniCredit Banca Mobiliare, la banca di investimento del gruppo, di cui era stato uno dei fondatori.
E' presidente dal 2006 del Gruppo Economisti di impresa, l'associazione italiana degli economisti che lavorano in azienda sia negli uffici studi che in altre posizioni. Lorenzo Stanca è autore di numerosi paper su riviste accademiche e co-autore di libri di economia e finanza (di recente è stato tra gli autori di "Cina: la conoscenza è un fattore di successo" e "L'elefante sul trampolino" pubblicati dall'Arel), oltre a pubblicare frequentemente articoli su riviste e giornali economici.

 

La rubrica "La parola all'esperto" ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall'economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Lorenzo Stanca cura per AgiChina24 la rubrica di economia e finanza.

 

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