IL RISPETTO DELLA PAROLA SCRITTA

IL RISPETTO DELLA PAROLA SCRITTA

di Lionello Lanciotti

 

Roma, 29 feb. - Una pubblicazione cinese di qualche anno fa, (Ye Zufu, Forgotten Beijing. The disappearing Customs of Old Beijing,Beijing, 1999, Zhongguo Dianying she), edita dall'Associazione Cinematografica Cinese, è in realtà un album di usanze scomparse della vecchia capitale. La figura 99 rappresenta foto e disegno di una persona dedita a raccogliere, in un sacco, carte con parole scritte. La scrittura, come avverte la didascalia, era stata inventata dai saggi e non andava venduta, pertanto, la carta che riportasse ideogrammi. Non poteva essere ceduta per pochi soldi e non poteva finire al macero per essere riciclata. Andava bruciata.

 

Nell'opera autobiografica di uno scrittore cinese vissuto fra il 1700 e il 1800, Shen Fu (Sei racconti di vita irreale, Venezia, Marsilio, 1993), questi racconta come sua moglie Yun raccogliesse frammenti di carta stampata e li restaurasse per conservarli. La carta stampata o comunque scritta aveva per i Cinesi, sino alla metà del secolo scorso, qualcosa di sacrale ed andava rispettata.

 

Questa usanza ha richiamato alla mia memoria come qualcosa di simile era stato praticato da san Francesco d'Assisi. Non riuscendo a ritrovarne la fonte mi sono rivolto ad un amico carissimo, il sinologo saveriano Alessandro Dell'Orto, il quale mi ha ricordato come il primo a parlarne sia stato uno dei primi discepoli del santo poverello: Tommaso da Celano (ca. 1200-1265), che su incarico del Pontefice Gregorio XI redasse una biografia di Francesco nel 1226. Questa non piacque ai frati, che erano divisi in Conventuali e Spirituali. Ne scrisse una seconda che non ci è pervenuta. La storia è ricordata nella vita prima di Tommaso da Celano (Tommaso da Celano, Vita prima in Fonti Francescane, n.462, p.475).

 

Essa recita: "Ovunque trovava qualche scritto di cose divine o umane […] lo raccoglieva con grande rispetto, riponendolo in un luogo sacro […] nel timore che vi si trovasse il nome del Signore o qualcosa che lo ricordasse. Avendogli domandato un confratello perché raccogliesse con tanta premura perfino gli scritti dei pagani, o quelli che certamente non contenevano il nome di Dio, rispose: 'Figlio mio, perché tutte le lettere possono comporre quel nome santissimo…'".

 

Il collegamento fra materiale scrittorio e scrittura suscitava anche per il santo di Assisi un sacro rispetto perché la scrittura, in ogni caso, poteva servire a comporre il nome di Dio. Mi rendo perfettamente conto che non intendo stabilire un collegamento tra la Cina ed il fondatore dell'ordine francescano, quanto sottolineare come di fronte alla carta scritta sorgesse un profondo rispetto come è dovuto a tutto ciò che è sacro.