IL CUORE CINESE? NON BATTE PER L'INTER

Di Emma Lupano

 


Milano, 13 giu. - Il cuore cinese? Non batte per l'Inter. Almeno non fuori dallo stadio, e quando di mezzo c'è l'operazione di acquisizione della squadra milanese da parte di Suning siglata la scorsa settimana.  Il dibattito sull'affare, a giudicare da quanto apparso sulla stampa cinese nei giorni scorsi, è rimasto infatti circoscritto alle ragioni della politica e del management, senza nessuna concessione per la passione che, come tifosi, i cinesi dimostrano per il calcio nostrano. Piuttosto, i commentatori sembrano impegnati a sostenere la mossa dell'azienda di Nanchino da possibili critiche, dimostrandone non soltanto la razionalità in termini economici, ma anche le ricadute positive sul mondo del calcio cinese.

 

In un articolo pubblicato dall'agenzia di stampa Xinhua il 7 giugno, il commentatore Wang Hengzhi esprime un po' di orgoglio nazionale quando scrive che "da oggi, nella squadra nerazzurra scorre sangue cinese". Ma la soddisfazione per la "conquista" si ferma qui: a dominare, nel pezzo, sono i ragionamenti sul senso dell'operazione. Wang parte dal progetto politico in cui anche l'azione della Suning si inserisce: "Nel 2014 il Consiglio di Stato aveva diffuso pubblicamente diverse idee riguardanti la promozione dello sviluppo dell'industria sportiva e del consumo legato allo sport; nel 2015 è apparso il piano generale per la riforma e lo sviluppo del calcio cinese; nel 2016 è stato approvato il tredicesimo piano quinquennale, al cui interno trova spazio il tema dello sviluppo dello sport". Tutte queste politiche di promozione hanno "inaugurato una nuova era per lo sport cinese e supportano lo sviluppo del calcio cinese".

 

Suning, secondo Wang, ha deciso di acquisire l'Inter fondandosi su due ragionamenti. Uno, che "il consumo legato alla salute è diventato una forza trainante importante per la crescita del mercato nel futuro" e quindi che anche lo sport deve diventare "una delle grandi industrie del consumo legato alla salute in Cina". L'altro, che "nel mondo il calcio rappresenta il primo grande evento sportivo, e l'integrazione tra la Cina e l'immenso mercato del calcio del futuro è una tendenza inevitabile per lo sviluppo dell'industria del calcio globale". Per Suning, che ha "iniziato la propria strategia di internazionalizzazione nel 2008", l'acquisizione dell'Inter è solo "un altro passo in questa direzione". Per l'intero settore del calcio cinese, essa ha "una grande significato". Certo, ammette Wang, "poiché gli investimenti nell'industria calcistica in passato sono stati piuttosto elevati, ma il tempo necessario per avere un ritorno economico è abbastanza lungo, un profitto nel calcio nel breve periodo non è un'aspettativa realistica. Tuttavia, se la si guarda dal punto di vista del marchio, questa mossa aumenterà la notorietà di Suning all'estero, migliorandone la reputazione e offrendo così un punto di appoggio per le sue strategie internazionali".

 

Alle sorti dell'Inter a livello strettamente sportivo bada poco Wang, che si limita ad affermare, in modo non meglio specificato, che, per "la promozione dell'internazionalizzazione dell'Inter" e per "il suo ritorno ai vertici europei", sarà necessaria una "fusione culturale" tra la Suning e la squadra italiana. L'azienda di Nanchino "potrà apporre il marchio della sua cultura aziendale sull'Inter", ma "senza fretta", e "fondandosi su un grande comprensione della cultura italiana". Quello che più conta, invece, è che l'Inter "potrà aiutare il club della Suning [il Jiangsu Suning] a migliorare la sua capacità operativa e tecnologica" e a introdurre modalità "scientifiche di allenamento", coltivando anche i giovani talenti, così da "aumentare i propri successi e la propria competitività". Un fatto che, continua Wang, "avrà ricadute positive sullo sviluppo del calcio cinese nel suo complesso".

 

È in questa ottica – il bene dello sport a livello nazionale – che il commentatore cerca di leggere in ultima istanza la mossa di Suning. "Una dopo l'altra, tutte le grandi aziende cinesi si stanno spingendo al di là dei confini nazionali, e in questo processo la promozione di club di calcio e l'acquisizione di società sportive risponde alla necessità di internazionalizzazione di queste aziende". E se, avverte Wang, "non tutte possono seguire il modello di sviluppo di Suning", quelle che "puntano a entrare nell'industria dello sport e del calcio possono imparare dall'esperienza di Suning, cercando la via più adatta a loro" non solo per il proprio business, ma anche per il nobile fine di "supportare lo sviluppo dell'industria dello sport e del calcio cinese".

 

Sul Nanfang Dushibao, Yang Guoying si concentra invece solo sul conto economico che ha portato all'acquisizione dell'Inter, senza toccare il tema della rispondenza alle politiche e agli interessi nazionali: "Per un imprenditore gli affari vengono prima di tutto: anche se sembrano difficili da comprendere, le decisioni di investimento non vanno oltre la logica del business". E, per Yang, tre sono gli elementi finanziari su cui a suo parere si è basata la mossa di Suning.Il primo è l'esempio della squadra Evergande di Guangzhou, in cui la società Alibaba è entrata nel 2014. Il "modello Evergrande", in cui il marchio della squadra è servito per commercializzare alimenti, bibite e persino prodotti finanziari, "ha una forza enorme e può stimolare la fantasia di molti altri imprenditori". Questo avrebbe spinto la Suning a "entrare nell'ex Jiangsu Shuntian alla fine del 2015. E l'acquisizione dell'Inter solo sei mesi dopo si fonda su ragioni simili".

 

Un altro elemento decisivo per l'azienda di Nanchino sarebbe stato, secondo Yang, "la pubblicazione nel 2015 del programma generale per la riforma e lo sviluppo del calcio cinese", considerato "la pietra miliare del calcio cinese", che avrebbe contribuito a "chiarire le opportunità di business all'orizzonte" nell'industria del calcio.  Il terzo fattore, infine, sarebbe che "oggi tra le imprese cinesi sono in voga gli acquisti all'estero", per ragioni monetarie e legate al mercato interno alla Cina."Secondo i dati pubblicati dal dipartimento del commercio, nel primo quadrimestre di quest'anno le acquisizioni all'estero da parte di aziende cinesi sono aumentate del 119 per cento": l'operazione Inter sarebbe dunque solo una tra le tante.

 

Analizzate le motivazioni che spiegherebbero la scelta di Suning, Yang si sofferma sulla "natura brucia-soldi" del calcio. "In Cina come all'estero, i club calcistici operano in perdita; solo pochi riescono a trarre profitti". Nel caso dell'Inter, "oltre al pagamento di 270 milioni di euro per l'acquisizione, Suning dovrà farsi carico anche dell'enorme cifra di 410 milioni di euro di debiti della società". Così, se da un lato si può rimanere abbagliati dall'"alone dorato" che avvolge l'industria calcistica, dall'altro Suning "non può avere ignorato che la Evergande Taobao è già diventato il regno del deficit". Ma poiché "nell'epoca delle capitalizzazioni bruciare soldi è diventato un elemento del business", e poiché "le opportunità dell'industria del calcio sono reali", l'acquisizione dell'Inter "è stata certamente una scelta razionale. Se questa razionalità oggettiva potrà portare o meno a buoni affari", conclude Yang, "dipenderà ora soltanto dalle azioni concrete di Suning".

 

13 GIUGNO 2016

 

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