FILANTROPIA CON CARATTERISTICHE CINESI

FILANTROPIA CON CARATTERISTICHE CINESI

Pechino, 8 ott. - Bill Gates e Warren Buffet, rispettivamente al secondo e terzo posto degli uomini più ricchi della Terra secondo Forbes, stanno portando in giro per il mondo il loro "Giving Pledge", un'opera di convincimento vis à vis con i paperoni del pianeta per supportare la causa della solidarietà verso i più bisognosi. Un tour mondiale della filantropia senza vincolo legale, una promessa di intenti ufficiale che nel 2010 non poteva non fermarsi in Cina, patria di 64 dei 937 uomini e donne più facoltosi al mondo. Già dallo scorso agosto, i due tycoon americani avevano avvertito i miliardari cinesi dell'esclusivo charity banquet organizzato in un finto castello rinascimentale a nord di Pechino (scelta perlomeno esteticamente discutibile) per la sera del 29 settembre: da quel momento, sotto i riflettori dell'opinione pubblica mondiale e, soprattutto cinese, i grandi contribuenti della Repubblica Popolare si sono trovati davanti ad un dilemma socio-culturale. In un paese che, salvo eclatanti ed arcinote eccezioni, mal sopporta l'individualismo e le lodi riflessive a discapito della comunità, intesa come insieme di responsabilità e meriti, differenziarsi dalla massa informe della società civile e dichiarare chiaro e tondo "mi impegno a devolvere i miei milioni di renminbi in beneficenza" è una pratica ancora inconsueta.

La beneficenza qui in Cina è ancora un'arte acerba, stretta nelle maglie del Partito che obbliga i generosi a destinare le loro donazioni ad un fondo speciale governativo (con relativo pagamento di tasse), senza avere diritto di parola nella decisione di quando e come destinare quei soldi che, passando dalle mani degli imprenditori alle casse della politica, perdono il pedigree del mittente inghiottiti nel bacino dei fondi statali. In alternativa, previo iter burocratico molto complesso, è possibile aprire una ONG riconosciuta dallo stato cinese, esentasse, opzione che non ha ad oggi riscontrato molto successo: mentre negli Stati Uniti si contano oltre un milione di fondazioni caritatevoli, in tutta la Cina si fa fatica ad arrivare alle duemila unità. I motivi sono semplici: inesperienza nella gestione tecnica del sistema delle donazioni e stanziamenti, nel quale anche l'attrice Zhang Ziyi è incappata in passato, costretta alle scuse pubbliche per centinaia di migliaia di RMB promessi ai terremotati del Sichuan e mai arrivati; uso ambiguo della beneficenza per riciclaggio di denaro sporco; sfida aperta al Partito, che dal 1949 si è ritagliato in Cina il ruolo di padre padrone, unica e sola mano della provvidenza per il suo popolo.

Infischiandosene delle controindicazioni culturali, il 42enne Chen Guangbiao, raggiunto dall'invito di Gates e Buffet, non ha perso tempo, e la sera stessa ha preso carta e penna per mettere nero su bianco le sue intenzioni: alla sua morte, ha promesso il presidente di una florida azienda di riciclaggio del Jiangsu, devolverà tutto il suo patrimonio in beneficenza, con buona pace dei suoi parenti e dei suoi due figli, che di quel gruzzolo di 440 milioni di dollari non vedranno nemmeno l'ombra. "I miei due figli godranno di una grandissima ricchezza spirituale", ha dichiarato Mr. Chen – e non è uno scherzo. La notizia è rimpallata immediatamente su tutti i media, che recentemente sono anche stati istruiti dal Ministero della Verità, l'entità eterea che controlla l'informazione in Cina, ad essere particolarmente clementi con Mr. Chen: nella giornata della cena di beneficenza infatti, ogni notizia negativa su Chen Guangbiao doveva essere messa nel cassetto: è certo che, come riporta il Daily Telegraph in un recente articolo di Malcolm Moore, il cda della Jiangsu Huangpu Recycling Resource Group, formato per il 70% da ex ufficiali dell'Esercito Popolare di Liberazione (la fu Armata Rossa), abbia contribuito a mettere una buona parola sul conto del proprio presidente.

Indispettiti da questa manifesta dichiarazione di bontà, sebbene a lunga data di scadenza, il resto dei ricchi cinesi invitati dalla coppia Ba-Bi, traslitterando le iniziali di Buffet e Bill in cinese, si è diviso tra la cautela e la difesa del proprio operato. Gran parte dei presenti alla cena infatti, non più di 50, hanno preferito rimanere nell'anonimato, anche per non sentirsi obbligati ad una beneficenza coatta, mentre altri, come il famoso attore Jet Li, ha preferito incontrare la coppia americana prima dell'happening mondano, per definire i termini di una possibile collaborazione umanitaria in modo più intimo e compassato. In modo più cinese. Il miliardario Guo Jinshu invece, molto più pratico nei modi, ha spiegato all'agenzia di stampa Xinhua che "i ricchi cinesi non devono copiare il modello della solidarietà americana. Il compito di un imprenditore cinese consiste nel mantenere la sua attività florida, pagare le tasse e creare posti di lavoro. Anche questo è avere un cuore da filantropo".
Una sana ed inequivocabile filantropia con caratteristiche cinesi.

di Matteo Miavaldi


Miavaldi Matteo, vigevanese emigrato a Roma dove si è laureato nel 2009 in Lingue e Civiltà Orientali, con una tesi sulla stampa cinese ed italiana a ridosso delle Olimpiadi di Pechino. Ha collaborato e collabora senza continuità con Agichina24, l'Espresso, Il Post e, da quando è stato accolto a China Files, con molte altre testate e blog.

Il suo blog è http://cinesate.it


 

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