EXPO 2010: LE CRITICHE DEI CINESI

EXPO 2010: LE CRITICHE DEI CINESI

Hong Kong, 14 mag. - Lunghe code, attese sotto il sole, proteste. I primi giorni dell'Expo di Shanghai non sono stati proprio un successo. Per lo scontento dei visitatori, costretti a passare più tempo in fila che dentro i padiglioni. E per i numeri, che sembrano proprio non esserci.
Il primo giorno di apertura, l'1 maggio, dovevano essere 350 mila i visitatori destinati a calcare i 5 chilometri quadrati dell'esposizione. Invece ne sono arrivati soltanto 205 mila. Il trend non è migliorato nei giorni immediatamente successivi: fino al 3 maggio i visitatori totali sono stati 560 mila, in media meno di 200 mila al giorno, e il 5 maggio sono stati solo 146 mila. Ecco perché giornalisti e commentatori cinesi hanno cominciato a chiedersi se si debba credere alle stime degli organizzatori che prevedono un totale di 70 milioni di visitatori da qui al 31 ottobre.
La cifra batterebbe tutte le precedenti edizioni della manifestazione, anche quella di Osaka del 1970, dove si contarono quasi 65 milioni di visitatori. Per raggiungerla, però, ogni giorno per sei mesi dovrebbero entrare nel parco dell'Expo 380 mila persone. Finora, non se n'è vista neanche l'ombra.
Mentre gli organizzatori si preoccupano e dichiarano – in forma anonima, come sullo "Huanqiu Shibao" – che se necessario troveranno un modo per "convincere" più persone a presentarsi, i giornali cinesi si interrogano sulle reali possibilità della manifestazione di chiudere il bilancio in positivo.
Zhang Chuanfa, redattore dello "Shanghai Shangbao", preferisce andarci piano con le previsioni: «L'Expo non è soltanto un'occasione unica per presentare il nostro Paese al mondo, ma anche un volano economico - scriveva il 5 maggio -. Molte volte in passato gli Expo sono serviti a rilanciare un'economia globale rallentata e alcuni esperti dicono che i benefici economici derivanti dall'Expo di Shanghai saranno 3,49 volte maggiori rispetto a quelli prodotti dalle Olimpiadi di Pechino. Oggi è difficile prevedere se, quando il sipario calerà il 31 ottobre, le previsioni si saranno avverate. Al momento è più importante pensare a mettere in campo una strategia di business scientifica e razionale».
Vale a dire, secondo Zhang, concentrarsi su due punti fondamentali. Uno è «il confronto con il cielo»: l'Expo «durerà tutta l'estate, e d'estate a Shanghai piove molto. Questo potrebbe influire negativamente sul numero di visitatori». L'altro è il fattore prezzi: «Non mi riferisco – sottolinea Zhang – al costo dei biglietti di ingresso, ma al fatto che alla fine di aprile i giornali riportavano che il costo degli alberghi di Shanghai per il mese di maggio era già raddoppiato, mentre a inizio maggio riferivano che all'interno del parco dell'Expo mangiare un piatto di carne piccante costa ben 120 yuan [almeno il doppio del prezzo che avrebbe di un ristorante medio a Shanghai, ndr]. Perciò, mi chiedo: durante l'Expo i turisti non saranno spaventati dai prezzi del cibo e degli alloggi saliti alle stelle? E non finiranno con il visitare l'Expo da casa, su internet e in tv?».
Per raggiungere le vette di pubblico a cui ambiscono, gli organizzatori dell'Expo devono «non soltanto pensare a guadagnare il massimo, ma anche a offrire ai visitatori prodotti e servizi eccellenti a prezzi modesti. Alla fine, dal punto di vista economico, l'Expo è un grande punto di incontro tra compratori e venditori. Se sulla piazza rimangono soltanto i venditori urlanti e nessun acquirente, allora quello di produrre 3,49 volte gli introiti delle Olimpiadi sarà soltanto un sogno mancato».
Successo o no, per Yang Henjun il nocciolo della questione è un altro. In un post pubblicato sul suo blog il 25 aprile e ripreso da tutti i maggiori portali di informazione cinesi (Sohu, Douban, Sina), Yang si chiede piuttosto chi raccoglierà i benefici dell'Expo.
«Ci sono giornali che dicono che nell'Expo sono stati investiti 40 miliardi di yuan, vale a dire più di quanto ci costa mantenere il nostro esercito in un anno. Credo che il problema non stia però nella quantità di denaro investito, ma nella possibilità di recuperare quel denaro. Nella storia dell'Expo, solo uno su tre ha generato profitti, uno su tre ha chiuso in perdita e uno su tre in pari. Anche se nell'Expo di Shanghai è stata investita la cifra astronomica di 40 miliardi, non è detto che sia destinato ad andare in perdita».
Importante, però, è considerare chi ha investito quel denaro, e chi ne trarrà beneficio: «Pechino e Shanghai sono state rese ancora migliori grazie alle Olimpiadi e all'Expo, ma in Cina non ci sono soltanto Pechino e Shanghai. Esiste anche il rimanente 98 per cento della popolazione che è molto più povera di quella di Pechino e Shanghai. Quale evento internazionale si inventerà il governo per portare tutta la popolazione cinese a un livello così elevato?».
Anche se l'Expo si svolge soltanto a Shanghai, continua Yang, «è stato comunque organizzato con il contributo di tutto il Paese. Se le iniziative nazionali non sono mai in perdita è perché chi governa si dimentica di calcolare i costi sostenuti dalle masse. È successo così con la crescita economica di questi anni, basata sulla distruzione dell'ambiente e sul sacrificio dello strato più basso della popolazione, che ha visto aumentare il proprio reddito più lentamente rispetto al resto del mondo».
Anche nel caso dell'Expo, secondo Yang, sarà la gente comune a rimetterci. «Alla vigilia dell'Expo sono state organizzate "visite di studio" per i funzionari e dipendenti di uffici e aziende pubbliche a spese dello Stato. Secondo i dati in mio possesso, nei prossimi 6 mesi ci saranno alcuni milioni di dipendenti pubblici che andranno a visitare l'Expo a spese nostre e che compreranno il biglietto di ingresso a spese nostre».
Non solo: ai residenti di Shanghai sono stati donati i "pacchetti Expo", contenenti un biglietto di ingresso e 200 yuan da spendere in trasporti. «Questi pacchetti - si chiede Yang - rientreranno nel calcolo delle spese dell'Expo? Oppure in quello delle entrate? E poi è forse perché Shanghai è più ricca e ha quindi la voce più forte che, dopo un investimento di 40 miliardi di yuan, ci sono ancora spiccioli da usare per consolare la popolazione della città?».
La conclusione di Yang è amara: «Il governo ha usato i soldi di tutti per realizzare l'Expo, ma poi ha offerto pacchetti solo ai residenti e organizzato visite gratis solo per i funzionari pubblici. Alla fine saremo solo noi, quelli che non contano nulla, a dover pagare il biglietto di ingresso».
  

 

di Emma Lupano


 
Emma Lupano
, sinologa e giornalista, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori