Direttore del centro di ricerca sulla cooperazione Cina-USA dell'Università di Denver, Editor del Journal of Contemporary China, membro della delegazione USA dell'osservatorio sulle elezioni municipali di Taiwan.

Direttore del centro di ricerca sulla cooperazione Cina-USA dell'Università di Denver, Editor del Journal of Contemporary China, membro della delegazione USA dell'osservatorio sulle elezioni municipali di Taiwan.
Roma, 22 dic. - A fine novembre si sono tenute a Taiwan le elezioni locali in cinque municipalità;  su quali argomenti si è concentrata la campagna elettorale dei due principali schieramenti politici - il partito nazionalista (KMT) e quello di opposizione, il Partito Democratico Progressista (PDP)-?
 
 

Ho soggiornato a Taiwan nel periodo elettorale come membro della delegazione statunitense dell'osservatorio sulle elezioni nella Repubblica di Cina. Questa tornata elettorale ha coinvolto  cinque importanti municipalità dell'isola – Taipei, Xinbei (o Nuova Taipei), Taizhong, Gaoxiong e Tainan – e, per quanto riguarda la modalità, si può paragonare alle elezioni statunitensi di metà mandato, vista la sua portata a livello nazionale. Le questioni locali sono state predominanti durante la campagna elettorale. E anche se la lotta alla corruzione ha avuto il suo spazio, al centro del dibattito è stata posta la discussione su problemi che riguardano le varie municipalità, dalle infrastrutture agli impianti strutturali. Le relazioni con la Cina e le questioni di politica internazionale sono state toccate, ma nessun partito vi ha fatto direttamente riferimento. Perché? Per il partito d'opposizione, il Partito Democratico Progressista (PDP) – notoriamente contrario alle politiche estere di apertura nei confronti della Cina – esprimersi su temi giudicati scottanti in campagna elettorale sarebbe stato nocivo per i suoi candidati; l'isola sta traendo beneficio dai trattati ECFA e dal recente riavvicinamento economico tra le due sponde. Il partito nazionalista (KMT), invece, non ha menzionato la politica di apertura alla Cina in campagna elettorale per non attrarre critiche sconvenienti da parte dell'opinione pubblica.

 

I risultati elettorali hanno sancito la vittoria del KMT su 3 delle 5 maggiori municipalità: Taipei, Nuova Taipei e Taizhong. I Nazionalisti possono guardare con qualche speranza in più alle prossime elezioni presidenziali del 2012 quando sarà in gioco proprio l'incarico di Ma Yong-yeou. Ritiene che la violenza contro Sean Lien, figlio dell'ex presidente taiwanese e leader politico egli stesso, colpito da una pallottola durante un comizio, abbia influito sul voto?

 

 

Ha certamente influito. A poche ore dal voto, la maggior parte dei pronostici davano Taipei ancora incerta, con uno strettissimo margine di vantaggio per l'uno o per l'altro partito. La campagna elettorale di Hau Lung-bin, candidato del KMT, aveva subito qualche intoppo e le critiche degli avversari l'avevano messo in difficoltà. Anche a Nuova Taipei e a Taizhong c'erano non poche preoccupazioni sull'esito elettorale. In questa situazione, il proiettile sparato contro Sean Lien ha senz'altro esercitato una pressione emotiva sugli elettori nazionalisti che avevano deciso di non presentarsi ai seggi. C'è un diffuso malcontento tra gli elettori del KMT per la condotta dell'attuale presidente Ma Ying-jeou; a pochi giorni dal voto i sondaggi evidenziavano un'alta propensione all'astensione da parte dell'elettorato nazionalista. L'attacco a Sean Lien ha fatto loro cambiare idea. Va sottolineata inoltre un'altra importante questione; secondo le regole della par condicio, il coprifuoco mediatico scatta alle 22 del giorno prima delle elezioni, quando ogni apparizione pubblica dei candidati deve essere sospesa. L'incidente che ha coinvolto il figlio dell'ex presidente è  avvenuto alla vigilia elettorale alle 20:17: ovviamente tutte le televisioni hanno trasmesso costanti aggiornamenti sullo stato di salute del leader politico. E anche questo ha contribuito a tirare acqua al mulino del KMT. A Taizhong il KMT ha vinto sul PDP di soli 30mila voti. Senza quella pallottola, la municipalità di Taizhong sarebbe certamente stata rischio.

 

Sappiamo che il presidente Ma Ying-jeou ha compiuto negli ultimi anni molti passi di riavvicinamento verso la Repubblica Popolare Cinese. Quale pensa sia il reale peso del movimento interno che auspica relazioni più strette con la Cina continentale?

 

 

C'è una richiesta di riavvicinamento alla Cina, ma solo in ambito economico. Taiwan è stata negli anni fortemente dipendente dal "Made in China" e dalle esportazioni dalla Cina. Ora che la Repubblica Popolare ha assunto lo status formale di seconda economia mondiale, la stabilità economica di Taiwan dipende strettamente dalla capacità di integrazione con l'economia cinese. Ma il desiderio di riavvicinamento economico non si è mai tramutato in una richiesta di riavvicinamento politico. Taiwan gode di autonomia politica da lunghi decenni e credo che, dal punto di vista politico, la gente voglia mantenere lo status quo. Credo quindi che la volontà di riunificazione con la Cina continentale sia fuori discussione.

 

Crede che per l'economia di Taiwan il legame con la Cina sia fondamentale? Oppure Ma mira ad ottenere da legami più stretti con il Dragone un maggiore peso politico nell'arena internazionale?

 

 

No, credo che Taiwan abbia un reale bisogno di riavvicinamento economico alla Cina. Lo si può vedere dall'analisi della recente crescita economica dell'isola. Da quando il presidente Ma è arrivato al potere, lo sviluppo economico è stato esponenziale: nel 2009 il Pil è cresciuto del 6,5% e il mercato azionario è tornato a guadagnare 80mila punti. Sotto il precedente governo di Chen Shui-Bian, che aveva spinto Taiwan lontano dalla Cina, la crescita economica era scesa a livelli drammatici. Quando Ma è stato eletto si è subito mosso nella direzione di una maggiore apertura, mettendosi alla ricerca di accordi economici con Pechino, incluso il recente ECFA, con lo scopo di promuovere i prodotti Made in Taiwan – soprattutto nel settore high-tech -, e piazzarli sul mercato. E' stato boom nel turismo con un flusso crescente di turisti inbound. A Taipei il mese scorso ho saputo che stanno costruendo alberghi a 5 stelle, cosa che a Taiwan non accadeva da decenni. Tutto grazie al turismo dalla Cina continentale.

 

Qual è la situazione attuale del Partito Democratico Progressista?

 

 

Il PDP sta attraversando un processo di trasformazione. Credo che questo processo coinvolga entrambi i maggiori partiti di Taiwan. In particolare, si sta assistendo a uno spostamento verso il centro tanto del KMT quanto del PDP, e questo riflette i meccanismi di una democrazia matura. Il PDP si sta trasformando da partito indipendente a middle-class party e sta modificando l'approccio in politica estera nei confronti della Cina. Quando ero a Taipei ho appreso da una fonte che  i leader del PDP stanno discutendo un nuovo programma per sviluppare i rapporti tra le due sponde e stanno procedendo a prendere contatti con Pechino.

 

Se il processo di riavvicinamento alla Repubblica popolare subirà un'ulteriore accelerazione, quale delle due forze ritiene eserciterà un maggiore potere politico? Taiwan conta un elettorato con una forte coscienza democratica; questo potrà mettere in crisi i rapporti con la RPC?

 

 

Credo che il primo passo da compiere sia quello di definire le diverse competenze delle due forze politiche. Pechino negli ultimi anni ha spinto per avviare un processo di negoziazione politica mentre Taiwan ha sempre declinato l'invito eccependo che i tempi non erano ancora maturi. Ma Ying-jeou, infatti, aveva promesso agli elettori i cosiddetti "tre no": no alla riunificazione, no all'indipendenza e no all'uso della forza. Dal mio punto di vista, a prescindere dalla volontà di frenare o accelerare il processo di avvicinamento, il prossimo passo per il governo di Taiwan deve essere quello di prendere una chiara posizione e perfezionare la comunicazione.

 

di Antonio Talia e Alessandra Spalletta

Con la collaborazione di Melania Quattrociocchi


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