COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO

di Andrea Marcelloni*

 

Colpirne uno per educarne cento. Slogan e parole d'ordine per capire la Cina
Stefania Stafutti e Gianmaria Ajani
Einaudi, 2008
€ 11,80

Roma, 13 mar. - Questa settimana vi propongo un libretto uscito diversi anni fa ma sempre interessante, soprattutto per chi si occupa di storia della Cina. Si tratta di “Colpirne uno per educarne cento. Slogan e parole d'ordine per capire la Cina”, realizzato nel 2008 per Einaudi da Stefania Stafutti e Gianmaria Ajani.

Il libro raccoglie ed analizza una quarantina tra slogan e modi di dire molto in uso in Cina a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, raccontandone l'origine ed il significato che nel tempo hanno acquisito fino ad arrivare ai giorni nostri, passando spesso dal tono serio e minaccioso ad uno più esilarante. La presenza di proverbi, detti e frasi a quattro caratteri è sempre stata molto forte nella lingua cinese, sia scritta che parlata. Così, soprattutto durante la Rivoluzione Culturale vennero coniati una serie di “slogan rivoluzionari” molto semplici ed essenziali (si rivolgevano principalmente ai contadini) che, in particolar modo nel periodo di massima crisi all'interno del Partito comunista cinese, potevano rendere addirittura sospetti coloro che non li utilizzavano.

“la rivoluzione non è un crimine,
ribellarsi è giusto...”

Ecco allora che il libro ci svela alcune curiosità sull'origine di slogan e parole d'ordine fino ad arrivare in alcuni casi all'utilizzo che ne è stato fatto anche in tempi più recenti, nel web o sulle pubblicità di prodotti non proprio rivoluzionari. “Colpirne uno per educarne cento” ad esempio, uno tra gli slogan più diffusi in Cina durante la Rivoluzione Culturale, viene spesso attribuito al Presidente Mao. In realtà - ci spiegano gli autori – ha origini molto antiche, tanto che apparve per la prima volta nello Han Shu (la storia dinastica degli Han) all'interno della sezione dedicata alle biografie. “Servire il popolo”, espressione utilizzata anche in Italia dall'Unione dei Comunisti Italiani, oggi è lo slogan di un sito di vendita on-line di prodotti di tutti i tipi (chissà cosa direbbero oggi Mao Zedong e Deng Xiaoping).

Nel raccontarci l'origine di tali slogan, gli autori ci raccontano anche la storia della Cina, le riunioni di partito, le strategie, le decisioni prese e le procedure adottate per coinvolgere le masse o per screditare un avversario politico. Un altro modo per studiare, in maniera leggera e divertente, un periodo tra i più tragici e difficili della storia della Cina della seconda metà del Novecento.


Vi aspetto in libreria.

 

Gli autori

 

Stefania Stafutti è professore straordinario di Lingua e Letteratura cinese presso l'Università di Torino e docente presso l'università Kore di Enna. Si occupa anche di storia della cultura urbana, con particolare riguardo alle metropoli cinesi nei primi decenni del Novecento.Ha pubblicato Shanghai suite (curatela, Atmosphere, 2014), “La Cina al femminile. Il ruolo della donna nella cultura cinese” (curatela con Elisa Sabattini, Aracne, 2013), “China” (con Federica Romagnoli, White Star, 2012), “Il profumo delle peonie. Racconti cinesi” (Ananke, 2000)

Gianmaria Ajani è professore ordinario di Diritto comparato presso l'Università di Torino, dove insegna anche diritto cinese, si occupa del rapporto tra regole e mercato nei sistemi postcomunisti. Ha pubblicato numerosi studi, tra cui “Diritto dell'Asia orientale” (con Andrea Serafino e Marina Timoteo, Utet, 2007).


*Andrea Marcelloni, sinologo, è il proprietario di Orientalia, la libreria di Roma specializzata in orientalistica. Si trova in via Cairoli, 63, nel cuore dell'Esquilino. Ogni settimana Andrea Marcelloni offrirà ai nostri lettori spunti di lettura.

 

13 marzo 2014

 

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