CINQUE MEDITAZIONI SULLA MORTE

di Andrea Marcelloni*

 

Cinque meditazioni sulla morte. Ovvero sulla vita.
François Cheng
Bollati Boringhieri (2014)
Titolo originale: Cinq méditations sur la mort autrement dit sur la vie
Traduzione dal cinese: Chiara Tartarini
€ 15,00

Roma, 27 giu. - Alcuni anni fa Bollati Boringhieri aveva pubblicato un interessante saggio scritto da François Cheng - poeta e saggista cinese naturalizzato francese all'inizio degli anni Settanta – intitolato “Cinque meditazioni sulla bellezza”. Si trattava del risultato di una serie di cinque incontri che Cheng aveva tenuto con una ristretta cerchia di persone e amici e che poi aveva “condiviso” attraverso la scrittura con il resto del pubblico.

Alcuni anni dopo, l'esperimento è stato ripetuto su un argomento diverso ma certamente non meno interessante: la morte e la vita. Ecco così nascere un nuovo saggio in cui filosofia occidentale e orientale si intrecciano nuovamente e dove lo scambio tra Cheng ed i suoi interlocutori si ripete. Il risultato è “Cinque meditazioni sulla morte. Ovvero sulla vita”, testo appena arrivato in libreria e che vi presento questa settimana.

Leggendo i cinque capitoli, anche il lettore farà parte di questo scambio e potrà “ascoltare” il pensiero dell'autore (che si rivolge ai suoi lettori cominciando sempre con “cari amici...”), come se si trovasse realmente in una sala con altre persone.


Il titolo è molto indicativo. Cheng non ha la pretesa di fornire una spiegazione razionale del concetto di morte o del dopo-vita. Come sottolineato anche nella prefazione, egli “si fa testimone di una visione dal movimento ascendente, che capovolge la nostra percezione dell'esistenza umana e ci invita ad affrontare la vita alla luce della nostra stessa morte – perché la coscienza della morte, a suo avviso, ridà senso al nostro destino che è parte integrante di una Avventura in divenire”.

Per François Cheng dunque, la morte è il nostro bene più prezioso, la nostra dimensione più segreta e personale, e conoscerla, pensare a lei, renderla parte di noi stessi, equivale a vivere. Da sottolineare anche l'immagine di copertina, una calligrafia realizzata dallo stesso Cheng di un'antica massima cinese: “Sheng sheng bu xi - La vita genera la vita, senza fine”.


Vi aspetto in libreria.

 

L'autore

François Cheng, nato come Cheng Baoyi a Nanchang nel 1929, è un cittadino francese dal 1973. Discendente da una famiglia di letterati, arrivò in Francia come esule nel 1949. Dagli anni Sessanta ha cominciato a tradurre in cinese alcuni poeti francesi, come Baudelaire, Rimbaud, Apollinaire, Char e Michaux, poi, dagli anni Settanta, ha iniziato a scrivere – in francese – saggi sulla pittura cinese, sulla poesia e, successivamente, romanzi.
Nel 2001 è stato insignito del Grand Prix de la Francophonie dell'Académie française e nel 2002 è diventato il primo asiatico eletto tra i membri dell'Académie française. È membro dell'Haut Conseil de la Francophonie.


Oltre “Cinque meditazioni sulla morte. Ovvero sulla vita”, in Italia è possibile trovare: “Cinque meditazioni sulla bellezza” (Bollati Boringhieri, 2007), “Il dialogo” (Servitium, 2003), “Shitao 1642-1707. Il sapore del mondo” (Pagine d'Arte, 1999).


*Andrea Marcelloni, sinologo, è il proprietario di Orientalia, la libreria di Roma specializzata in orientalistica. Si trova in via Cairoli, 63, nel cuore dell'Esquilino. Ogni settimana Andrea Marcelloni offrirà ai nostri lettori spunti di lettura.


27 giugno 2014

 

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