CINA: 'BAMBINI LASCIATI INDIETRO', CITTA' E CAMPAGNE DAVANTI A STESSO FENOMENO

Di Emma Lupano

 

Milano, 10 mag. - Una delle dieci parole scelte dallo scrittore YuHua per descrivere il suo paese in "La Cina in dieci parole" (Feltrinelli) è "disparità". Un concetto che nella Repubblica popolare si può applicare a tante dimensioni, prima fra tutte al rapporto tra città e campagna.

La crescita del divario tra le condizioni economiche e sociali in cui versano le zone rurali rispetto alle zone urbane non accenna a rallentare e da anni studiosi e attivisti cinesi richiamano l'attenzione sulle aree che sono rimaste escluse dallo sviluppo nazionale.

Tuttavia, quando si parla del fenomeno dei "bambini lasciati indietro" - quei bambini che, spesso fin da molto piccoli, vengono lasciati ai nonni dai genitori che si trasferiscono per lavoro in aree urbane del paese – si considera il problema come una prerogativa delle aree rurali, non prestando invece attenzione al fatto che  la vita per i più piccoli può essere altrettanto difficile nelle città.

Su questo invita a riflettere il Beijing Qingnianbao il 26 aprile con il commento dell'opinionista Dong Yuan. "Quando parliamo dei bambini 'lasciati indietro', tutti pensiamo al fenomeno dei genitori delle zone rurali che, per andare a lavorare altrove, lasciano i figli nel villaggio di origine, affidandoli alle cure degli anziani. In realtà, anche nelle città ci sono bambini 'lasciati indietro': sono i casi in cui genitori giovani che lavorano nelle città di prima fascia lasciano i figli a vivere con i nonni nelle città di seconda e terza fascia. E poi ci sono anche quelli che non possono prendersi cura dei figli perché vivono all'estero,lasciando i bambini in Cina con i parenti".

Per Dong Yuan, è poiché i bambini urbani godono di "migliori condizioni di vita" che, spesso, "si sottovalutano le ferite provocate dall'essere lasciati indietro". A contare, invece, è la "distanza psicologica provocata dalla distanza fisica tra figli e genitori" a cui si possono aggiungere altri "malesseri della crescita, che possono trovare terreno fertile e diventare più gravi se i bambini si trovano nelle condizioni di essere 'lasciati indietro'. In questo senso, dunque, i bambini urbani separati dai genitori fanno parte allo stesso modo della categoria dei bambini lasciati indietro", dice Dong Yuan.

L'opinionista riconosce che per molti l'applicazione della definizione anche ai bambini urbani è tema controverso, sostanzialmente perché quelli che vivono nelle città "non hanno problemi economici". Ma anche se "forse è un fatto che non abbiano problemi economici, tuttavia crescere non è semplicemente una questione di mangiare e bere a piacimento: i bambini hanno esigenze affettive, hanno bisogno della compagnia e dell'affetto de genitori. Inoltre, in questa 'società di estranei' in cui viviamo, in molte città ai bambini mancano compagni di giochi". Questi bambini dunque, dice Dong, "hanno molte caratteristiche in comune con i 'bambini lasciati indietro' e hanno bisogno che la società presti loro la stessa attenzione".

Il commento ragiona poi sul ruolo dei genitori come "i primi maestri dei bambini" e "i loro migliori compagni di gioco". Citando una ricerca tedesca realizzata nel 2012, Dong riporta che "in oltre il 75 per cento delle famiglie con un figlio tra 0 e 3 anni, i bambini sono curati dai nonni. Questo periodo della vita che i genitori sottovalutano è invece proprio il periodo cruciale per la crescita dei bambini. Se ricevono sufficienti attenzioni psicologiche possono sviluppare un senso di sicurezza sufficiente. In caso contrario, potrebbero andare avanti tutta la vita su questa strada".Un bisogno, quello del senso di sicurezza, particolarmente importante in una società "altamente liquida", in cui"molti oscillano come un pendolo" e "non tutti riescono ad avere la vita che desiderano e a volte si sentono senza scelta e senza forza".

I genitori quindi, predica Dong, "non possono sfuggire alle proprie responsabilità, non possono compensare l'amore con i soldi, lasciando cicatrici nei figli e provocando dolore a se stessi".
Chiarito che la questione esiste e va affrontata, l'opinionista sostiene che "sul problema dei bambini lasciati indietro si è detto molto e fatto poco", e che "adottare indiscriminatamente gli stessi metodi" per curare il problema dei bambini lasciati indietro nelle campagne e per quelli delle città "sarebbe un approccio confuso". Né serve "distinguere se sia più grave il problema dei bambini urbani o di quelli rurali lasciati indietro", perché l'appello di Dong Yuan è che di entrambe le questioni "ci si occupi con la stessa attenzione", al punto da affrontare ogni caso in modo individuale, per cercare soluzioni mirate.

"Ogni bambino – conclude l'opinionista - è la speranza della famiglia e della società intera".


10MAGGIO 2016

 

@Riproduzione riservata