CHIEF FINANCIAL OFFICER DI SKY SOLAR

CHIEF FINANCIAL OFFICER DI SKY SOLAR
Alfred Fei, chief financial officer di Sky Solar, intervenuto in collaborazione con AgiChina24 nel corso dell'Irex annual report 2010, "Economia Rinnovabile", svoltosi a Milano il 14 aprile, che coinvolgendo rappresentanti del ministero dello Sviluppo Economico, dell'Autorità per l'Energia e delle principali aziende, ha fatto il punto sui costi e i benefici dell'energia verde, sullo stato dell'arte dell'industria e delle strategie aziendali, sul rapporto con il mercato dei capitali e sulle prospettive.

"Gli incentivi erogati dallo Stato italiano alle energie green sono i più generosi al mondo", ha sottolineato Luciano Barra del Ministero dello Sviluppo economico nel corso del convegno promosso da Alessandro Marangoni. "Il sistema dei contributi fiscali va reso però più efficace ed efficiente", ha aggiunto, d'accordo con Barra, Alessio Borriello dell'Autorità per l'energia.
Oltre agli incentivi fiscali, cosa rende attraente il mercato italiano per un'azienda cinese?

Al di là degli incentivi, accesso al capitale e canali distributivi sono gli altri due fattori molto importanti che spingono i cinesi a valutare la possibilità di penetrare in Italia e in altri mercati come Germania e Spagna. Possibilità che permane anche a fronte del calo degli incentivi previsti: i costi di produzione del fotovoltaico sono scesi significativamente negli ultimi anni e sono destinati a scendere ulteriormente.

Prima di passare alla questione dei costi, sappiamo la Cina è il nuovo leader mondiale nella spesa per le energie rinnovabili: secondo un dossier pubblicato dall'organizzazione americana no-profit Pew Charitable Trusts, nel 2009 Pechino ha investito circa 34.6 miliardi di dollari in tecnologie pulite, quasi il doppio dei 18.6 miliardi messi in campo dagli Stati Uniti. Anche in Cina il regime fiscale è particolarmente favorevole?

Il governo cinese ha attuato una serie di misure politiche finalizzate ad agevolare una crescita esponenziale di una green economy; ad esempio, la provincia del Jiangsu ha già iniziato a offrire tariffe preferenziali per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Ma anche la Cina si presenta con altri due fattori più rilevanti: la struttura del mercato e il mercato finanziario. Dal 2000 al 2008 sono stati installati 200 milioni di megawatt, ma la capacità di installazione rimane limitata da alcune criticità comuni anche in altri paesi: trasmissione e distribuzione. Questo problema, in Italia come in Cina, colpisce soprattutto i piccoli operatori, che costituiscono un elemento di novità del mercato, e risulta ancora più aggravato se si pensa che la Cina dipende da linee ad alta tensione, viste le distanze geografiche.

Le aziende cinesi investono in ricerca scientifica?

La risposta è un sì interlocutorio, nel senso che la ricerca scientifica è una voce importante ma è volta a incrementare la qualità dei prodotti esistenti, non a brevettare nuove tecnologie all'avanguardia. Le nuove tecnologie immesse nel mercato attraversano una fase di verifica che non dura meno di cinque anni; un prodotto è ritenuto affidabile dopo molti anni di applicazione. Pannelli e celle in silicio, oggi le tecnologie maggiormente utilizzate, sono stati creati 30 anni fa, e la longevità ne misura il successo. Inoltre, dopo la crisi finanziaria, l'attenzione dei produttori è passata dalla creazione di nuovi modelli all'incremento della qualità di prodotti esistenti. E' un cambiamento che ha attraversato tutti i settori industriali, ma in particolare quello solare – il più giovane -, che dopo una caotica fase iniziale, oggi si sta assestando su un livello di qualità sempre maggiore. La quotazione in borsa, del resto, impone a un'azienda criteri di affidabilità che non possono essere elusi. Rischiare investendo avventatamente in innovazione, in altre parole, non conviene.  In gergo si dice che un'azienda che innova rischia di essere "not bankable"; è il caso di una nota società americana che, dopo aver investito 500 milioni di dollari, non è riuscita a concludere con successo l'IPO; respinta dal mercato finanziario perché ritenuta poco sicura.

In Cina conta di più l'eolico o il solare?

L'eolico è ancora il settore prominente, ma vi sono maggiori margini di crescita per il solare che in prospettiva è considerato vincente: non solo i pannelli solari sono più semplici da installare rispetto alle pale eoliche, ma è anche più semplice prevederne la potenza.

Perché il solare è sexy? La crescita del fotovoltaico riflette un accresciuto fabbisogno energetico oppure una sensibilità ambientale maggiore?

Entrambi i fattori. Ma vi è un terzo segnale che marca una rivoluzione copernicana: il solare apre il mercato ai concorrenti, spezzando il monopolio dei grandi produttori di energia elettrica. Oggi vi sono 200 milioni di produttori cinesi: un mercato concorrenziale non solo aumenta l'efficienza energetica, ma contribuisce ad abbassare i costi, avvantaggiando quindi anche gli utenti.

Quindi è vero che le aziende cinesi hanno contributo ad abbassare i costi dell'energia solare?

Senz'altro. Il prezzo delle celle è sceso in un solo anno del 50%.  I moduli cinesi sono competitivi rispetto a quelli europei. Ogni anno Solarbuzz – una delle maggiori ricerche di mercato nel settore  – pubblica gli ASP trend (average selling price) dei pannelli solari, ma i produttori cinesi ogni anno battono persino le previsioni.

E la Cina l'anno scorso ha battuto un duplice record, in modo abbastanza paradossale: il primo paese inquinante è lo stesso con il maggior numero di pannelli installati. Come abbiamo visto, la qualità delle tecnologie impiegate è spesso scarsa e incrementarne il livello è una nuova frontiera. Vi sono opportunità per le aziende italiane, e quindi per l'ingresso del Made in Italy, nel mercato cinese?

Nel fotovoltaico, se devo essere onesto, non vedo grandi opportunità per i produttori italiani, in quanto si trovano di fronte a concorrenti locali che hanno già raggiunto una situazione di sovrapproduzione. Il discorso potrebbe cambiare per società di ricerca specializzate nell'high tech. In Cina ci sono ampie opportunità di applicazione nella produzione di energia su larga scala.

Skysolar come intende investire in Italia? La missione "Bringing Capital to Italy" è uno slogan sensazionalistico o implica una strategia fattiva?

Sky Solar sta valutando con attenzione l'opportunità in termini di sviluppo progettuale in Italia, che si presenta con una perfetta combinazione di FIT preferenziali (Feed In Tariffs), irraggiamento solare  e sovereign credit rating. Al momento stiamo collaborando con alcuni partner locali nello sviluppo di pipeline per impianti fotovoltaici. E' facile immaginare un ruolo da ponte tra le autorità locali e il mercato finanziario globale - grazie ai nostri azionisti americani e cinesi - per facilitare sia le banche cinesi sia le grandi aziende statali a investire in progetti fotovoltaici italiani. Utilizzeremo fondi cinesi per costruire impianti, con pannelli cinesi (cosa che forse vi procurerà qualche mal di pancia) e produrre energia pulita per l'Italia (cosa che forse gradirete di più).

di Alessandra Spalletta