CEDERE IL DIRITTO AL SECONDO FIGLIO IN CAMBIO DELLA PENSIONE

CEDERE IL DIRITTO AL SECONDO FIGLIO  IN CAMBIO DELLA PENSIONE

di Emma Lupano 

 

Milano, 09 mar. - Si tratterebbe di una «violazione dei diritti umani», di un «oltraggio alla morale» e della «commercializzazione di un diritto». Così la maggior parte delle testate, incluso il portavoce del partito, il Renmin Ribao, ha giudicato nei giorni scorsi la proposta avanzata il 3 marzo da un rappresentante dell'Assemblea nazionale del popolo, il cantonese Li Xinghao. L'idea del delegato, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Chigo (climatizzatori), sarebbe quella di concedere alle famiglie contadine cinesi la possibilità di "cedere" il diritto a far nascere un secondo figlio a famiglie urbane che ne facciano richiesta.

 

Salvo qualche eccezione su base locale (come a Shanghai), le regole sulla pianificazione delle nascite consentono infatti alle coppie che vivono in città di dare alla luce un solo figlio, mentre permettono a quelle residenti nelle campagne che abbiano avuto una bambina di avere un secondo figlio (sperando che sia maschio). Secondo la proposta di Li Xinghao, i contadini poveri che cedessero volontariamente questo diritto otterrebbero in cambio pensione e assistenza sanitaria.

 

«La proposta di Li Xinghao ha un significato di "progresso" epocale», esordisce uno dei commenti più taglienti usciti sulla stampa, pubblicato dallo Yanzhao Dushi Bao il 4 marzo e firmato dall'editorialista (ed ex funzionario pubblico) Li Zhenzhong. L'autore esamina l'idea del rappresentante dell'Assemblea con piglio sarcastico, evidenziando gli aspetti positivi della proposta: «In primo luogo, questa idea ha portato a galla una amara realtà, il fatto che, sebbene il Paese si sia impegnato per tentare di risolvere i problemi delle campagne, molte famiglie rurali ancora vivono nella povertà e che l'impoverimento dovuto alle spese sanitarie o all'invio dei figli in università è un fenomeno diffuso». Se non altro, insomma, con la sua proposta Li Xinghao «ha posto questi temi all'attenzione dell'Assemblea».


In secondo luogo, continua l'editorialista affinando il tono polemico, «Li Xinghao ha enunciato una seconda verità, e cioè che lo strato più ricco e istruito della società e i funzionari pubblici hanno una posizione superiore e condizioni economiche migliori degli altri, e questo può garantire ai neonati di crescere in un ambiente e di accedere a forme di istruzione migliori. In altre parole, i funzionari pubblici e i ricchi sono la risorsa primaria della società, mentre i contadini, i poveri e tutte le persone che non sono funzionari o ricchi o che non hanno un elevato livello di istruzione appartengono alle risorse non essenziali del paese. Questo rappresenta un "progresso" nel pensiero sociale».

 

L'editorialista punta a mettere in luce che i contadini non beneficerebbero affatto dal progetto di legge. A pagare le loro assicurazioni sarebbe la famiglia che "compra" il diritto al secondo figlio, mentre ai donatori sarebbe permesso di trasferirsi in città. Qui, secondo la proposta, sarebbe previsto un canale privilegiato per il loro impiego come domestici e badanti. Che cosa significa? Per Li Zhenzhong, «i contadini che si trasferiscono in città dipenderebbero, per vivere, dalla famiglia in cui lavorano. Non potendo permettersi di mandare a scuola nemmeno il loro unico figlio, continuerebbero a fornire ai figli dei ricchi e dei funzionari generazioni di camerieri e badanti. È lodevole che Li Xinghao abbia pensato così attentamente anche ai discendenti dei ricchi di oggi».

 

Tra i pochissimi difensori dell'idea si schiera invece Yu Minghui, commentatore freelance, con un editoriale pubblicato dallo Henan Ribao il 6 marzo. «Oggi - scrive Yu - sembra che due siano le motivazioni principali per avere un secondo figlio: continuare la linea familiare e avere una persona in più che possa prendersi cura dei genitori in vecchiaia. Però per crescere un figlio servono molte energie e molte risorse economiche. Per questo motivo l'interesse dei cinesi ad avere un secondo figlio è basso. Secondo diversi studi, nelle aree in cui è stato sospesa la politica del figlio unico, la maggior parte delle persone non ne approfitta comunque».

 

L'autore fornisce cifre precise: «Quanto costa crescere un figlio oggi? Secondo inchieste giornalistiche, per il periodo da 0 a 16 anni bisogna mettere in conto in tutto 250 mila renminbi. Se aggiungiamo le spese che una famiglia deve sostenere per mandare il figlio all'università, si arriva a 480 mila renminbi. Le famiglie povere come possono permettersi una spesa del genere?».

 

Non rimane quindi che concedere questa possibilità a chi può permettersi di coglierla, visto che gli effetti, per chi "donasse" il suo diritto al secondo figlio, sarebbero comunque positivi: «Il trasferimento di questo diritto, se fatto in modo volontario, porterebbe grandi benefici alle famiglie in difficoltà. Non solo non dovrebbero sostenere il costo di crescere un secondo figlio, ma otterrebbero anche tutte le assicurazioni previste dalla legge». A livello nazionale, invece, Yu Minghui sottolinea che «questo progetto punta a mantenere a regime la pianificazione familiare e a combattere la violazione», visto che molte famiglie abbienti già infrangono le regole per avere più figli, potendo permettersi di pagare le salate multe previste.

 

E a chi giudica la proposta di Li Xinghao come una violazione dei diritti umani e della morale, Yu Minghui dice: «Qui non stiamo parlando della vendita della vita, questa proposta non ha niente a che vedere con l'etica. Né si può affermare che la cessione del diritto al secondo figlio, se fatta in modo volontario, equivalga a espropriare le persone povere del loro diritto di dare la vita. Questa è una proposta di legge e come tale sarebbe regolata e controllata, perciò non potrebbe generare un "commercio" del diritto al secondo figlio».

 

Una legge di questo tipo, insomma, «sarebbe fattibile. A patto che i singoli casi vengano esaminati con attenzione e che siano praticati controlli rigidi, per evitare che la sua applicazione diventi casuale».

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottore di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

 

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