AVVOCATI 'ALLA SBARRA'

di Emma Lupano

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Pechino, 7 lug.- Punibili per aver pubblicato commenti “inappropriati” in rete sui casi giudiziari di cui si occupano. Sanzionabili per aver tentato di influenzare opinione pubblica e giurie postando informazioni a favore della propria parte. Sono questi i contenuti più discussi della bozza di revisione del regolamento dell'Associazione nazionale degli avvocati cinesi pubblicata in giugno.

I professionisti stanno reagendo contro norme che minacciano di limitare la loro libertà di espressione online, e la stampa, colpita negli stessi giorni da provvedimenti restrittivi che vietano alle testate locali di pubblicare notizie al di fuori della propria area di competenza, li sta appoggiando.


Caixin riporta la voce di Chen Youxi, direttore dello studio pechinese Jingheng. “La professione di avvocato richiede regole, e dire che non ci siano problemi nella categoria sarebbe falso – afferma Chen il 21 giugno –. Però ci vuole chiarezza negli obiettivi e nei contenuti di queste regole, e bisogna far sì che le norme riguardino soltanto pratiche malsane come la connivenza con i giudici, i guadagni inappropriati e la corruzione”. Gli avvocati cinesi, infatti, sono “coinvolti nei temi più scottanti della società, spesso osano sollevare critiche nei confronti delle autorità, e questo non deve cambiare”.


Le obiezioni sollevate dalla categoria per le bozze di revisione del regolamento non dipendono comunque solo dai contenuti, “che alcuni ritengono siano di parte e che rappresentino la volontà del governo di mettere pressione agli avvocati”. Al centro delle critiche c'è anche la procedura utilizzata per redigerli, dice Chen: “Parte delle obiezioni rivolte all'Associazione dipendono dal fatto che l'iter con cui le bozze hanno raggiunto il pubblico non è quello regolare. Se si vogliono cambiare le norme della professione, deve essere l'assemblea nazionale degli avvocati a discuterne, permettendo a tutti i professionisti di partecipare al dibattito”.


E se l'irregolarità della forma può avere inciso sul merito delle regole, sono comunque i contenuti a preoccupare di più. Perché invece di “sviluppare l'attività degli avvocati la sopprimono”, rendendo vani gli sforzi di “portare il rule by law” in Cina e di “riformare la giustizia”.


Le nuove norme sarebbero in contrasto, secondo Chen, con il fine stesso della professione. “Un avvocato deve poter parlare apertamente, è questa la sua vita, e se si vuole che chi giudica senta tutte le campane e possa così decidere in modo equo, non si può limitare l'espressione degli avvocati. Farlo vorrebbe dire rompere l'equilibrio della giustizia”, per difendere la quale bisogna invece “garantire il pieno diritto di parlare degli avvocati”. Peccato che, continua l'articolo, “quello che sta avvenendo sia esattamente l'opposto”.


È vero che, riconosce Chen, ci sono avvocati che “usano l'opinione pubblica per influenzare i giudici”, ma non si può risolvere il problema “imbavagliandola. Anzi, bisogna aprire ancora di più le discussioni, in modo che la verità emerga da sola. Il pubblico sa distinguere tra vero e falso. Non bisogna chiudere le bocche, ma fare sì che tutti i punti di vista trovino espressione”.


Di rule by law, e di “supervisione da parte delle masse” scrive anche il commentatore freelance Wu Shaoan sul quotidiano locale Guizhou Dushibao il 18 giugno. Wu si concentra in particolare sul fenomeno dei “processi aperti”, cioè la decisione, in diverse corti del paese a partire da Shanghai nel 2008, di trasmettere online i processi più importanti.  “Il sistema legale è stato creato perché si suppone che le persone si comportino male – premette Wu -. Secondo questa logica, dobbiamo supporre che anche i giudici possano, volontariamente o no, fabbricare casi falsi. I processi in rete favoriscono l'imparzialità della giustizia” e servono a “promuovere la trasparenza del sistema giudiziario”.


Secondo Wu, il fatto che un avvocato possa pubblicare su internet i risultati delle proprie indagini è un importante complemento dei processi aperti. “Non tutti i processi vengono trasmessi in rete. Se gli avvocati possono esprimersi online, possono smascherare eventuali casi in cui una corte selezioni in modo parziale che cosa trasmettere e cosa no”.


Ma poiché sa che non sarà la logica a fermare l'approvazione delle nuove norme, Wu chiude il commento con una frase di circostanza che suona come un appello alla leadership a riflettere prima di varare regole oscurantiste. “Gli insegnanti hanno bisogno di un codice etico per la professione, e lo stesso vale per i giornalisti e per gli avvocati. L'Associazione nazionale degli avvocati deve promuovere la deontologia della categoria, e la revisione dei regolamenti è necessaria. Speriamo solo che l'Associazione ascolti tutti i pareri e i suggerimenti, e che alla fine le norme pubblicate possano superare il giudizio della storia”.




7 luglio 2014


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