Autore del libro "China's management Revolution" e membro del comitato esecutivo della Roland Berger Strategy Consultant GmbH e della CCE di Shanghai.

Autore del libro "China's management Revolution" e membro del comitato esecutivo della Roland Berger Strategy Consultant GmbH e della CCE di Shanghai.

Roma, 5 luglio - Spirit, Land ed Energy, ovvero spirito, territorio ed energia, sembrano essere i tre pilastri e i tre segreti del successo del nuovo  "china management model": di cosa si tratta nello specifico?

 

Lo Spirit è rappresentato dai 3000 anni di storia e da una forte cultura ed identità determinata dalla varie correnti filosofiche fra cui Confucianismo, Ching, Legalismo, Daoismo, Maoismo. Il Land è rappresentato dallo Stato e da un forte senso di patriottismo, nella media infatti la popolazione Ciense ha una grande fiducia nelle attività che il governo centrale realizza per i cittadini.
Per quanto riguarda l'Energy, questa si esprime nell'imprenditorialità guidata dalla mentalità, dai sogni, dai valori, con la convinzione che gli uomini d'affari e le imprese stanno rafforzando la Cina sia internamente che sullo scenario mondiale

 

Emerge dal  libro che mentre la crisi finanziaria globale ha messo in discussione la validità di alcuni pilastri del modello di gestione d'impresa occidentale, sembra invece che i nuovi manager cinesi abbiamo i requisiti per adattarsi meglio all'instabilità degli scenari economici e finanziari, grazie alla flessibilità, alla mancanza di una vera e propria strategia, ad un modello di direzione aziendale più vicino ai dipendenti e all'abilità di creare visioni-guida. Crede perciò che il modello di gestione d'impresa cinese possa sostituire o integrare quello occidentale, che o sia una realtà che può funzionare solo in Cina?

 

Non è facile rispondere a questa domanda. Vediamo gli elementi che potrebbero portarci a capire in che misura il modello sia esportabile.  Alcuni dei 9 elementi del "DNA" cinese di cui parlo nel libro possono  infatti essere molto utili per i manager e leader di tutto il mondo. In particolare:
-l'atteggiamento dinamico in costante evoluzione e pronto a qualsiasi scenario
- il modello di gestione, tanto che possiamo parlare di: "una stagione per ogni frutto, un tempo per ogni motivo"
-La flessibilità che permette di destreggiarsi  contemporaneamente su più fronti– visione e tattica
- L'approccio sintetico dove non vi è la sindrome dell'inventare al momento, ma appunto di sintetizzare i vari elementi
- La mutualità: il modello permette cioè il passaggio da un approccio "win over" ad uno "win win" tra clienti esistenti e futuri, agenti e distributori i dipendenti e fornitori.
- il sistema è poi fortemente consensuale dati i 3000 anni di regole dinastiche ben organizzate. E in ultimo, il forte senso di disciplina presente nelle aziende e nel modello cinese

Quello che mi porta a pensare che il modello non sia esportabile è il fatto che si trovi ancora in stato embrionale e che i tre pilastri (Land, Spirit, Energy) sono molto forti in Cina ma non in altre realtà. 

 

Nel libro il  "China Management Model" viene definito ancora  in uno "stato embrionale": quali sono i limiti che potrebbero compromettere una futura evoluzione?

 

Il modello è embrionale ma sicuramente sostenibile e sulla base di questo DNA (le caratteristiche sopra elencate, ndr) e guidato dai 3 pilastri, crescerà sicuramente verso una forma "adulta", pienamente matura, credo al massimo entro 20 anni, ma  potrebbe essere anche più veloce. I limiti sono soltanto i "danni collaterali" degli esperimenti americani e le sfide che la Cina, come paese, incontrerà nel corso del suo sviluppo.

 

Qual è il profilo dei nuovi manager cinesi?

 

Il profilo medio non esiste. Ogni manager cinese ha una sua "percentuale" di DNA che corrisponde al puro nuovo modello di management cinese. Nel libro mi sono focalizzato su quello con la percentuale più alta, e ho illustrato 10 esempi concreti

 

Nel titolo del libro,  si fa accenno  ad una vera e propria rivoluzione: qual è la reale svolta incarnata dai  manager cinesi?

 

Il mondo attuale è incerto, volatile, inprevedibile, con dei problemi di liquidità e un sovraccarico di informazioni. Il modello di management cinese si applica perfettamente in Cina e come abbiamo detto ha caratteristiche applicabili anche al resto del mondo perché è basato su visione e tattica, mentre la strategia assume un ruolo secondario. Il valore della strategia è legato alla stabilità del contesto. La crisi finanziaria globale del 2007-2008 ha svelato le debolezze del "sogno americano" ed ha facilitato la fine dell'esperimento americano. I leader delle compagnie cinesi guardano ed ascoltano con attenzione quello che sta succedendo attorno a loro, perché viene considerata come vitale la capacità a percepire ed anticipare i segnali di debolezza che possono tradursi in potenziali opportunità o minacce.

 

Secondo Paul Midler, autore di "Poorly Made in China, all'inizio  della crisi internazionale "c'era una grande pressione nei confronti  degli importatori americani ma nessuno pareva interessarsi a quello che  succedeva veramente all'interno delle fabbriche cinesi, delle logiche e
dei meccanismi che avevano causato i problemi di qualità di cui tutto il  mondo parlava. Decisi quindi di scrivere un pezzo ("Quality Fade:China's Great Business Challenge") su quali erano, a mio parere, le  cause culturali di quello che io chiamavo il "quality fade" in Cina". A suo avviso, invece, produrre in Cina non è sconveniente?

 

"Poorly Made in China" è un danno collaterale dell'esperimento Americano. I problemi di qualità riscontrati nel modello di produzione cinese sono dovuti, da una parte, alle regole del gioco che sono state dettate dagli americani stessi (che, mettendo tutto il sistema sotto pressione, ne hanno messo in evidenza certe debolezze ormai globalmente superate) e, dall'altra parte, ad una scarsa comprensione delle logiche specifiche del sistema cinese che, per fornire la qualità attesa, deve essere indirizzato in una maniera diversa rispetto agli standard occidentali (diversificazione dei fornitori, strumenti di controllo specifici, ...). Di conseguenza, non direi assolutamente che il modello cinese presenta intrinsecamente dei problemi di qualità: adattandoci meglio a questo modello, comprendendone le regole nascoste, ci potremo sicuramente aspettare la migliore qualità possibile. 

 

di Giulia Massellucci



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