AUTO, PECHINO CI DA' UN TAGLIO

AUTO, PECHINO CI DA' UN TAGLIO

Milano, 13 gen. - Un po' status symbol, un po' comfort da regalarsi, un po' mezzo indispensabile per chi vive nella periferia di Pechino. Le auto, però, nella capitale sono ormai diventate soprattutto una presenza infestante, non tanto per gli effetti nocivi sulla qualità dell'aria, ma per gli ingorghi senza fine che bloccano le arterie cittadine a ogni ora. Ecco perché, il 23 dicembre, la municipalità di Pechino ha deciso di darci un taglio, ponendo severi limiti alla corsa dei residenti alle quattro ruote e stabilendo che, dal primo gennaio, i pechinesi potranno comprare e immatricolare ogni anno soltanto 240 mila nuove auto, 20 mila ogni mese. Ben poche, se si guarda al trend del 2010: negli ultimi due semestri l'aumento delle auto a Pechino è stato di 760 mila unità, oltre tre volte in più del limite fissato. Naturale allora che, come riportava l'agenzia di stampa Xinhua il 9 gennaio, nei soli primi otto giorni dell'anno siano giunte agli uffici responsabili già 210 mila domande di acquisto, dieci volte oltre il tetto mensile stabilito.

 

Sui giornali, i commentatori cinesi sembrano d'accordo sulla necessità di trovare una soluzione al problema del traffico nella capitale, ma non sono senza riserve sul metodo scelto. Secondo Niu Fengrui, ricercatore dell'Istituto di studi urbani e ambientali dell'Accademia cinese delle scienze sociali, le nuove regole non faranno altro che rimandare il problema di qualche anno e non avranno nessuna capacità di fermare la corsa all'auto. Ma è l'editorialista Li Tie, dalle pagine del settimanale Shidai Zhoubao del 7 gennaio, a fornire il commento più ricco e articolato sull'argomento. «Una regola restrittiva di questo genere sarà davvero efficace?», si domanda in apertura di editoriale. Per dare la sua risposta Li Tie parte da lontano, chiamando in causa il caso di Hong Kong per dare sostanza alla sua tesi: il provvedimento approvato non risolverà il problema, perché la vera ragione dell'amore dei pechinesi per le auto sta nelle condizioni insostenibili in cui versa il servizio di trasporto pubblico della capitale.  «La popolazione stabile di Pechino è circa due volte e mezzo quella di Hong Kong, eppure oggi la quantità di auto che vi circolano è pari a otto volte quella di Hong Kong». I sette milioni di residenti della ex colonia britannica, sottolinea Li Tie, «possiedono circa 580 mila auto in tutto, e tra queste solo 400 mila sono private. Negli ultimi 10 anni il numero non è cambiato di molto, registrando un incremento medio del due per cento. A Pechino invece il numero di auto è ancora in fase di esplosione. A settembre 2010 ha superato i 4 milioni e 500 mila e si calcola che a metà 2011 sarà di oltre 5 milioni». Il risultato sarà una città bloccata: «Secondo i calcoli del Centro di ricerca sullo sviluppo dei trasporti di Pechino, a questo ritmo, passato un altro anno, la velocità media delle auto in città sarà di 15 km all'ora, come quella di una bici. È chiaro che a Pechino ci sono troppe macchine».

 

Ben vengano allora misure per frenarne l'acquisto, ma non del tipo appena approvato. «Perché i pechinesi comprano le auto come se fossero pane, mentre gli abitanti di Hong Kong non fanno questi acquisti dissennati? -, si chiede Li Tie -. Se troviamo la risposta a questa domanda, forse possiamo anche capire come limitare la corsa alle auto a Pechino».Innanzi tutto, meglio sgombrare il campo dalla facili spiegazioni: non è un problema di costi, né di parcheggi o benzina troppo cari. «Ragionamenti di questo tipo piacciono ad alcuni uffici perché giustificano l'aumento di tasse e balzelli sulle auto, ma dalla mia esperienza diretta di cinque anni a Hong Kong dico che lì la maggior parte del persone potrebbe permettersi un'auto, ma non la compra perché la qualità del trasporto pubblico è così elevata che non serve avere un mezzo proprio. Allo stesso modo, i pechinesi non comprano l'auto perché costa poco, ma perché il servizio di trasporto è scadente».

 

A Hong Kong, dice Li Tie, i mezzi pubblici sono comodi: la gente vive in media «a 500 metri da una fermata di metropolitana», e per cambiare linea o mezzo non deve percorrere chilometri. A Pechino, invece, «i cambi di metropolitana sono scomodi e sono troppo pochi e spesso attorno alle fermate non ci sono connessioni con altri mezzi. Alcuni cambi di metropolitana, poi, sembrano fatti apposta per spazientire le persone, costringendole a percorrere migliaia di metri a piedi». A Hong Kong anche nei momenti di massimo affollamento i mezzi sono sempre puntuali e ordinati, dice Li Tie, e in caso di folla eccezionale ci sono persone incaricate di mantenere l'ordine sulle banchine e di regolare l'accesso alle vetture. «È impossibile trovarsi pressati come sui mezzi di Pechino, perché a Hong Kong i limiti sul numero dei passeggeri vengono rispettati attentamente». Tutto questo fa sì che prendere i mezzi a Hong Kong non sia «una lotta come a Pechino». I passeggeri infatti, continua Li Tie, sono ordinati, «danno la precedenza in modo educato. E alla fermata dei bus, ogni mezzo si ferma nello spazio ad esso riservato». Ben altre le scene a cui si può assistere nella capitale: «Alla fermata del bus trovi una massa di persone disordinata e i bus non si fermano nel posto prestabilito. Quando ne arriva uno, un'orda di gente lo segue, poi rischia la vita per salire sul mezzo strizzata in mezzo agli altri. Uno spettacolo che terrorizza».

 

E ancora: a Hong Kong le vetture «sono tutte di buona qualità e di buone marche e l'aria condizionata è sempre accesa in modo che non si creino odori stagnanti. Così, visto che i mezzi sono puliti, ordinati e comodi, anche le persone ricche e ben vestite non hanno motivo di temere che, usandoli, si rovinerebbero gli abiti». I pechinesi, invece, considerano i mezzi pubblici degradanti, ed è per questo che preferiscono guidare la propria auto: «Ho chiesto a molti amici pechinesi il motivo per cui hanno comprato un'auto - conclude Li Tie - e le risposte di tutti sono riconducibili a una sola parola: dignità. Molti pensano che ritrovarsi spremuti sui mezzi pubblici significhi perdere la propria dignità umana. Ogni settimana a Pechino mi capita di assistere a discussioni violente tra passeggeri. In cinque anni a Hong Kong ho visto una sola discussione, e subito la polizia è arrivata». Ecco perché, suggerisce l'editorialista, «per fare sì che i pechinesi non continuino a comprare auto la cosa più importante non è alzare le tasse o porre dei limiti, ma offrire ai cittadini la possibilità di muoversi su mezzi pubblici dignitosi».

 

di Emma Lupano

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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