ATTRICE

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Una grande attrice italiana che fa per la prima volta da testimonial di un'azienda cinese, la catena di gelaterie Iceason. Come è stato l'impatto?

Lavorare per la prima volta con una troupe cinese è stata un'esperienza divertentissima. Sono dei professionisti, veloci, rapidi. Certo, non nascondo qualche difficoltà. Mi sono dovuta adeguare a un altro modo di lavorare, e non tutti parlano l'inglese. Con il direttore creativo c'è stato qualche piccolo contrasto, sul vestito per esempio. Ci è voluto un po' di tempo ma alla fine abbiamo trovato un accordo. È perché ognuno di noi ha un'immagine di sé formata nel proprio contesto culturale, ma dobbiamo anche capire quello che vogliono loro, adeguarci al mercato ed essere aperti ad accettare un diverso punto di vista senza naturalmente rinunciare alla propria personalità.

Come è nata questa collaborazione?

Mi trovavo a Shanghai nel 2008 per la presentazione di un cortometraggio al Festival internazionale del cinema. Fra gli sponsor c'era il ''gelato italiano Iceason''. Ho così conosciuto i manager dell'azienda che con grande naturalezza mi hanno chiesto: ''Sei italiana, perché non fai la pubblicità per noi?''. In questi eventi è normale che si incontrino tante persone, così ci siamo scambiati i biglietti da visita senza alcuna aspettativa da parte mia. Invece, qualche giorno dopo, la mia agente mi ha riferito che Iceason si era fatta viva con l'intenzione di continuare il dialogo.

E ormai non poteva rifiutare…

Sì, fra l'altro il prodotto mi è particolarmente caro, essendo cresciuta con i gelati italiani e con la classica frase ''Se fai la brava ti compro il gelato''. La pubblicità che mi vede protagonista ricrea proprio questa storia d'infanzia: la bambina che mangia il gelato e anche quando cresce non perde l'abitudine. E poi è stato bellissimo dovere mangiare gelato tutto il giorno per lavoro e senza sensi di colpa.

L'hanno riconosciuta in Cina?

La Cina è un Paese grande e non posso avere la presunzione di essere famosa. Ormai ci vado però regolarmente da quattro anni e mi accorgo che comincio a essere riconosciuta, per il Postino ma soprattutto per Bond. Di certo il mio nome così lungo non aiuta la memoria. Mi incuriosisce la traduzione che ne hanno fatto in cinese, suona affascinante.

Il suo caso è isolato. Perché fra la Cina e l'Italia non ci sono spesso collaborazioni in questo senso?

Gli italiani sono pigri. Siamo un Paese che si promuove poco. Se noi non andiamo, naturalmente loro non vengono…ed è un peccato, perché occasioni come questa non sono gratificanti soltanto a livello personale, ma soprattutto per il nome dell'Italia che va avanti, con la sua cultura e la sua arte. Ho trovato grande affinità tra la mia terra d'origine, la Sicilia, e la Cina: l'ospitalità, l'amicizia e soprattutto l'onestà. Ho girato il mondo e posso dire senza problemi che qui che la gente non ha paura di lavorare e di sognare. E oltre alla fama di grandi lavoratori, hanno anche le idee. Un'energia e una voglia di costruire e di imparare che mi ricorda un po' l'atmosfera del nostro dopoguerra. 

La stampa: poca attenzione su quella italiana e moltissima sulla cinese. Come lo spiega?

Anche in questo senso l'Italia non è molto aperta. È evidente l'assenza di un interesse mediatico forte per quanto succede quotidianamente in Cina. Insomma, è un Paese che agli italiani fa ancora paura. Da parte dei giornalisti cinesi ho invece riscontrato molta curiosità verso il mio pensiero, le mie idee e percezioni. La domanda che mi fanno più frequentemente è: ''Che cosa pensano gli italiani della Cina?''.  Io con la Cina intendo mantenere un contatto. Ho firmato il primo accordo di coproduzione per una commedia romantica dove reciterò. Farò il prossimo viaggio in autunno.

E gli uomini cinesi? Conquistati dalla bellezza italiana?

Devo dire che, essendo abituati a decolté ben diversi, all'inizio sorridevano temendo di non indovinare le misure. Ma quando mi hanno fatto indossare il vestito disegnato e costruito solo guardando una mia fotografia, sono rimasta scioccata: era perfetto, una seconda pelle. Dagli uomini cinesi ho ricevuto grande rispetto. Non corteggiano apertamente come i latini, ma mi osservano a distanza come fossi un'aliena, in un'atmosfera tenera e un po' fiabesca.

Marzia De Giuli