ARRIVERA' LA SANITA' GRATUITA?

ARRIVERA' LA SANITA' GRATUITA?

Milano, 17 set. -  Sanità, alloggi, pensioni, istruzione. Sembra quasi che gli editorialisti cinesi si siano messi d'accordo nel portare in primo piano, negli ultimi giorni, i problemi del welfare nel Paese. La questione rappresenta il vero e proprio tallone d'Achille dello sviluppo nazionale, da quando è stato smantellato il sistema delle danwei, che garantiva assistenza sanitaria, istruzione e alloggio gratuiti o fortemente calmierati, e da quando la migrazione di lavoratori dalle campagne alle città è diventata un fenomeno di proporzioni smisurate.  Maggiore equità e un'attenzione mirata ai lavoratori migranti sono proprio le richieste di fondo dei commentatori cinesi, che si tratti di discutere di asili, di cui scriveva lo Huaxi Dushibao il 14 settembre, o di affrontare il mantenimento degli anziani meno abbienti, tema a cui il portale di informazione Hexun ha dedicato lo speciale della settimana.

 

Sul Nanfang Ribao, Wu Muluan, ricercatore associato dell'Università della Città di Hong Kong, il 15 settembre ha provato invece a fare due conti in materia di ospedali e di cure, dimostrando che, problemi a parte, una assistenza sanitaria gratuita per tutti su scala nazionale è possibile. La riflessione di Wu parte dall'esempio portato all'Expo di Shanghai dal segretario di partito della contea di Shenmu (provincia dello Shanxi), Bao Guocheng. Bao è il promotore nel suo territorio del progetto "sanità gratis per tutti" e fautore di una diffusione su scala nazionale del suo modello. Secondo il segretario di partito, infatti, per rendere gratuito il servizio sanitario in tutta la Cina ogni contea dovrebbe stanziare un fondo di 150 milioni di yuan, mentre il governo centrale dovrebbe investire 350 miliardi di yuan.

 

Wu crede che il progetto sia realizzabile, e usa le cifre per dimostrarlo: «La proposta di Guo Baocheng è fondata - scrive il ricercatore di Hong Kong -. Alcuni studiosi ritengono che il reddito finanziario cinese sia entrato in una lunga fase di crescita accelerata. Prima del 2003 raddoppiava ogni 7 anni, negli ultimi anni è raddoppiato ogni tre anni. La cifra che Guo chiede al governo di stanziare, 350 miliardi, non è dunque così enorme: equivale al 5 per cento del reddito finanziario del 2009, che si aggira intorno ai 7000 miliardi di yuan». Allo stesso modo, dice Wu, per le contee il problema non è trovare 150 milioni da spendere, ma riuscire a spenderli nel modo giusto. Anche le amministrazioni che non hanno reddito finanziario tale da permettere un simile esborso già oggi spendono cifre simili e perfino superiori, grazie agli stanziamenti a fondo perduto di Pechino. Il problema, se mai, è che «questi finanziamenti spesso devono essere utilizzati da chi di fondi già dispone», perché il denaro è vincolato a fini predefiniti. Così, spiega Wu, capita ad esempio che «sebbene nella maggior parte delle contee ci sia bisogno di residenze universitarie, i fondi destinati alla costruzione di edifici scolastici non possono essere investiti nella realizzazione di dormitori». In modo simile, «anche se molte contee dispongono di fondi inutilizzati, non possono oggi usarli per finanziare la sanità gratuita».

 

Un altro problema a livello di contee è legato al metodo di valutazione dei funzionari da parte dei superiori. Un amministratore locale che abbia implementato la sanità gratuita, dice Wu, «difficilmente riuscirebbe a farsi notare dai superiori migliorando il servizio sanitario». Questo perché la valutazione della performance dei governanti locali è di solito misurata soltanto sulla quantità di Pil prodotta: «Il metodo di selezione dei funzionari oggi in vigore non incoraggia e non premia chi realizza iniziative a favore della vita delle persone. Sono i numeri del Pil prodotto a livello locale e i grandi progetti ad essere visibili dal centro». In questo scenario, sottolinea Wu, appare ancora più straordinario l'esempio di Shenmu. Vi sono però alcuni problemi da risolvere, anche in quel modello: «Un problema è che i lavoratori migranti sono esclusi dalla sanità gratuita». Nelle condizioni attuali, se si decidesse di includerli «si rischierebbe un'invasione»: tutta la "popolazione fluttuante" confluirebbe a Shenmu e il carico sarebbe impossibile da sostenere. «Inoltre, non dovendo più pagare per ricevere prestazioni, anche le persone che non si sono mai fatte curare si precipiterebbero in ospedale, intasando il sistema». Le soluzioni però, secondo Wu, non mancano.

 

Per ridurre la corsa alle cure anche da parte di chi non ne ha bisogno, «sull'esempio di Taiwan, si potrebbero introdurre regole tali da prevedere che una persona non possa recarsi nei grandi ospedali al primo raffreddore, o usare apparecchiature costose al primo sintomo». L'assalto dei lavoratori migranti, invece, si eviterebbe «se tutto il Paese implementasse un sistema simile di sanità gratuita». Del sistema dello hukou e di alloggi popolari per la "popolazione fluttuante" ha scritto il 13 settembre sul Di Yi Caijing Ribao un professore ordinario dell'istituto di economia dell'Università del popolo, Tao Ran. «La decisione più difficile da prendere rispetto alla riforma del sistema dello hukou è quella che riguarda la costruzione di alloggi popolari per chi si trasferisce da altre zone del Paese», dice Tao. Negli ultimi anni, infatti, Pechino ha chiesto alle amministrazioni locali di offrire alloggi popolari su vasta scala e il governo centrale «ha deciso di implementare la costruzione di questo tipo di residenze, fissando come obiettivo nel 2010 la realizzazione di un totale di 5,8 milioni di nuovi alloggi popolari». Questi progetti però, sottolinea Tao, «riguardano ancora soltanto la popolazione residente, e non quella fluttuante e in particolare i contadini che migrano nelle città per diventare operai».

 

 

Chiedendo alle amministrazioni locali di prendersi in carico l'allargamento dell'edilizia popolare, inoltre, questi progetti rischiano di scontrarsi con le resistenze dei funzionari sul territorio. Per essi, infatti, realizzare alloggi popolari su larga scala significa «perdere il business della vendita dei terreni a scopo commerciale e residenziale» e inoltre «dover continuare a costruire nuovi alloggi su pressione di sempre nuovi arrivati». Per avere un modello di sviluppo sano del settore immobiliare, dice allora Tao, «la gestione del problema non deve essere lasciata nelle mani dei governi locali». Non solo: «L'edilizia popolare deve riguardare soltanto gli strati che hanno i redditi più bassi: quelli che non sono in grado di pagare le bollette o un affitto di mercato. Per l'assoluta maggioranza delle famiglie, invece, la questione della casa deve e può trovare soluzione nel mercato immobiliare».

 

 

Solo così il governo centrale può «permettere uguali diritti di utilizzo della terra sia per l'edilizia commerciale che per quella popolare. Usare i terreni per realizzare alloggi popolari, in particolare nelle periferie delle città medie e grandi, è una cosa che bisogna fare in fretta - sprona Tao - e che si può fare subito».

 

di Emma Lupano


Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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