Architect Partner – Managing Director di Progetto CMR

Architect Partner – Managing Director di Progetto CMR

Shanghai, 13 ago. -  Progetto CMR si è aggiudicato il Premio Panda d'Oro – Edizione 2010 nella categoria "The Best Project Panda Award", attribuito alla società italiana che ha realizzato il miglior progetto per la promozione del "Made in Italy" in Cina. Tra i numerosi progetti del vostro studio, quale vi ha fatto meritare il riconoscimento della CICC? Perché?

Il progetto che ci ha fatto meritare il Panda d'Oro è quello per l'Urban Planning Museum di Tianjin. Si tratta di un progetto di qualche anno fa: nel 2005, la municipalità di Tianjin, d'intesa con l'Ambasciata d'Italia a Pechino, aveva lanciato un bando di concorso aperto esclusivamente a società italiane di design per la realizzazione di uno spazio che, negli intenti originari, doveva ospitare Arte e Design italiano. Come suggerisce il nome, oggi l'edificio è destinato ad un uso differente ed è la sede del Museo di Pianificazione Urbana della città di Tianjin. Si potrebbe affermare che il progetto possiede le principali caratteristiche tipiche della nostra storia architettonica, ma le propone in chiave moderna. Ad esempio la piazza, che è punto d'unione tra l'edificio e gli spazi dell'ex-concessione italiana; le scalinate ed i percorsi interni, che ricreano l'ambientazione dei centri storici italiani; il giardino pensile, i rivestimenti in travertino…etc. Sul perché abbiamo meritato il Premio, posso soltanto fare delle supposizioni. Oltre che per la qualità del progetto, credo ci sia stato conferito in virtù della presenza che il nostro studio vanta in Cina a partire dal 2002, anno in cui il socio fondatore di Progetto CMR, l'architetto Massimo Roj prese parte ad una missione della Regione Lombardia in Cina. Una presenza consolidata nel tempo, che si concretizza oggi in una struttura che conta più di 30 unità, una decina di italiani e una ventina di cinesi.

Il tema del Padiglione Italiano è "la città dell'uomo": come fanno i vostri progetti a mettere l'uomo al centro? Che giudizio dà del padiglione italiano?

La filosofia progettuale di Progetto CMR parte proprio dall'idea di 'mettere l'uomo al centro' e tutti i nostri progetti mantengono questo principio come punto di partenza. "Mettere l'uomo al centro" significa innanzitutto fare innovazione, dove per innovazione non si intende soltanto l'utilizzo dei materiali e delle tecniche più all'avanguardia disponibili sul mercato, ma anche l'esigenza di prestare attenzione al passato, nell'accezione di 'guardare al passato per disegnare il futuro'. Quando procediamo nell'attività di progettazione, sia essa finalizzata alla realizzazione di uno spazio interno, di un singolo edificio o di un complesso di edifici, partiamo disegnando delle griglie di pianificazione basate su moduli ergonomici, quindi legati a multipli delle proporzioni umane. In questo senso, Progetto CMR possiede una visione neoumanistica dell'architettura, i cui antenati sono Vitruvio e Leonardo. Nei nostri lavori, tanto su piccola che grande scala, cerchiamo di far riemergere questi loro insegnamenti, affinché gli spazi abitativi risultino funzionali e confortevoli e l'uomo non si senta alienato all'interno della città. Per quanto concerne il Padiglione Italia, ritengo che l'edificio rappresenti al contempo la modernità (per alcuni materiali utilizzati nella struttura) che la tradizione (relativamente all'articolazione degli spazi interni che richiama quella delle nostre città). Nell'insieme, è quindi un valido specchio della realtà italiana in ambito di tecnologia, architettura e design.

Progetto CMR all'Expo di Shanghai. In collaborazione con il Ministero delle ferrovie cinesi e Jao Design, siete stati coinvolti nella progettazione del "China Railway Pavilion". Un bilancio della vostra partecipazione all'evento.

La strada verso l'Expo è stata piuttosto tortuosa e faticosa. Innanzitutto non è stato facile appaltarsi il progetto, poiché più di 200 proposte progettuali erano state inoltrate al Ministero delle Ferrovie; una volta cominciato poi, non è stato semplice soddisfare le richieste del cliente governativo. Nell'insieme comunque, siamo riusciti a interpretare il messaggio che il Ministero voleva trasmettere. Date le dimensioni della Cina, le ferrovie non solo un mezzo di trasporto rapido e sicuro, ma hanno anche una funzione sociale. In un certo senso, costituiscono la trama delle relazioni economiche e sociali del Paese. Nonostante le difficoltà, a giochi fatti, la commessa ministeriale è stata una sfida che abbiamo vinto e che ci regala delle soddisfazioni. Le autorità hanno espresso il proprio apprezzamento per il progetto e il Padiglione, sebbene lontano dai record dei padiglioni più popolari, ha un buon flusso di visitatori.

"Less ego, more eco" è il nuovo motto scelto dal Presidente di Progetto CMR, Massimo Roj, per il 2010. Un motto forte, che sembra sottointendere una leggera vena polemica, e che testimonia l'impegno del vostro studio in materia di sostenibilità, un tema chiave nel settore dell'edilizia e dell'urbanizzazione. Come affrontate la sfida dell'edilizia sostenibile? Da quanto tempo muovete in questa direzione? I vostri progetti hanno già ottenuto delle certificazioni per il basso livello ambientale delle costruzioni? Se sì, quali?

Vorrei fare una premessa. Il motto "Less ego, more eco" non deve essere interpretato come una provocazione, bensì come uno stimolo. Nel nostro lavoro cerchiamo sempre di essere propositivi: si tratta quinti di un invito a guardare ai problemi globali con occhi nuovi, anteponendo gli interessi collettivi a quelli individuali. Sicuramente abbiamo avuto uno slancio maggiore negli ultimi anni, ma i nostri principi di design, da sempre applicati – basati sull'ottimizzazione dell'uso degli spazi e dei sistemi impiantistici all'interno degli edifici – sono in sé e per sé principi base dell'architettura eco-sostenibile e del green building. Tra i progetti di edilizia eco-sostenibile cui Progetto CMR sta lavorando c'è l'impianto di Ricerca e Sviluppo e Produzione per l'azienda italiana Cobra Automotive Technologies S.p.a. L'impianto, localizzato nella Beijing Development Area, sarà terminato tra i mesi di giugno e luglio del 2011 ed è candidato a ricevere la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), a livello silver o gold. Tra gli interventi che il nostro studio ha realizzato in Italia, la riqualificazione delle Torri Garibaldi a Milano.

Secondo gli ultimi dati rilasciati dalla Commissione per la pianificazione familiare e per la popolazione nazionale, nel 2015 più della metà dell'intera popolazione cinese – che si stima raggiungerà il miliardo e 390milioni di persone – risiederà nelle città. L'urbanizzazione come trend irreversibile nella Cina contemporanea. Cosa vede nel futuro dell'architettura nel Paese del Centro?

Proprio lo scorso weekend mi trovavo a Guiyang (capitale della provincia del Guizhou) nella veste di Chairman del Construction Working Group della Camera di Commercio Europea, per partecipare all' Eco-Forum che annualmente si svolge nella città e che in quest'edizione affrontava il tema della 'low carbon economy and development '. Fresco di quest'esperienza, posso testimoniare che il tema dell'urbanizzazione è stato ampliamente trattato nel corso delle due giornate di lavori e che figure di spicco della nomenclatura cinese, quali Qiu Baoxing, vice-ministro del Ministry of Housing and Urban-rural Development e Li Ganjie, vice-ministro del Ministry of Environmental Protection, hanno dimostrato piena consapevolezza della gravità e dell'urgenza della situazione, grande attenzione nei confronti degli esperti internazionali pervenuti, nonché forte determinazione nell'affrontare e risolvere le problematiche correlate. Sul tema dell'urbanizzazione, posso inoltre aggiungere un altro dato, emerso nel corso del forum. Oggi la Cina possiede il 21% della popolazione mondiale, e questo 21% della popolazione vive in appena il 7% del territorio cinese, che corrisponde alla parte urbanizzata. Secondo alcuni studi, per i prossimi 50 anni la Cina monopolizzerà almeno il 40% delle costruzioni che saranno realizzate in tutto il mondo. Un altro aspetto di cui i funzionari ministeriali sono apparsi consapevoli è la necessità di modificare il modello di sviluppo urbano. Negli ultimi anni le città cinesi sono cresciute a dismisura, ma senza una logica di pianificazione urbana, così perdendo la propria anima. Costruire per costruire, un'attività finalizzata meramente al soddisfacimento della domanda. Oggi invece alcuni slogan – come l'eco-civilizzazione e lo sviluppo armonioso tra uomo e natura – sono temi che fanno finalmente capo anche alle attività del governo centrale. Passando dalla teoria alla pratica, tra le soluzioni per uno sviluppo sostenibile, l'adozione di sistemi che permettano un migliore utilizzo delle risorse naturali o che consentano una riduzione dei loro consumi; lo sviluppo di un sistema di trasporto pubblico più efficiente, che preveda piste ciclabili e aree pedonali; la pianificazione di città su modelli tradizionali e non lottizzate in distretti, poiché i distretti implicano continui spostamenti; la riduzione del consumo di energia elettrica, che qui in Cina, dato il costo minimo, spesso risulta sprecata…etc. Nel tentativo di fare il punto della situazione attuale, l' Eco-city è un concetto su cui il governo cinese si sta muovendo. C'è una strategia, ma è una strategia a medio-lungo termine e pertanto non si può pretendere che il cambiamento avvenga da un giorno all'altro. Tuttavia, la Cina ha un vantaggio di cui l'Europa non dispone: ha la possibilità di pianificare le città da zero, e questa è la condizione migliore per realizzare qualcosa di buono.

Tra i vari problemi che la leadership cinese è chiamata ad affrontare nel breve periodo c'è quello dello scoppio di una bolla immobiliare. Nei giorni scorsi sulle pagine di alcuni quotidiani cinesi si accennava ad un progetto pilota per l'imposizione della tassa sulla proprietà da attuare nelle città di Pechino, Shanghai, Chongqing e Canton a partire dal 2012, con il duplice obiettivo di ingrossare le casse dei governi locali e frenare la speculazione edilizia. Secondo Lei, un provvedimento simile sarebbe efficace oppure sarebbe un rimedio superficiale? Relativamente al 'caro mattone' qual è il nocciolo della questione?

Personalmente non credo che in Cina ci sia una bolla generalizzata, credo invece che ci siano alcune situazioni specifiche in cui i prezzi sono fuori mercato. Di riflesso, non ritengo ci sarà un crollo dei prezzi e sono convinto della capacità – politica ed economica – del governo centrale per dettare le regole del mercato immobiliare. Tra le cause del 'caro mattone' – oltre alle manovre speculative – considererei anche altri due fattori: da una parte, il trend dell'urbanizzazione che, come dicevamo prima, alimenta e continuerà ad alimentare la domanda di abitazioni; dall'altra, un aspetto culturale, cioè il desiderio del cinese medio di acquistare la casa in cui vive. La tassa sulla proprietà – cui faceva riferimento lei nella domanda – potrebbe essere una soluzione di valore per frenare la speculazione, a patto che sia vagliata attentamente sia in base alla diversa localizzazione geografica, che sulla differenza tra una prima e una seconda casa. Un altro provvedimento annunciato dal governo che contribuirà a stabilizzare la situazione è la realizzazione di un certo numero di 'case popolari' così che, anche fasce sociali che normalmente non possono acquistare una casa a prezzo di mercato riusciranno ad avere un immobile di proprietà. Infine, quello su cui vi invito a riflettere è se, considerate le caratteristiche di città come Pechino e Shanghai, nonché il potere d'acquisto di alcuni ricchi cinesi, un appartamento che costa tra i 30 e i 50mila RMB/metro quadro sia veramente caro.

Nel corso della sua esperienza cinese (2005-oggi) di quale tipologia di progetti si è occupato principalmente? Prendiamo ad esempio i progetti e quelli commerciali residenziali. Quali sono i gusti e le esigenze dei developers e dei clienti cinesi nei due diversi casi? Quali le differenze nei confronti degli interlocutori occidentali? Quali i problemi con cui vi scontrate più frequentemente? Infine, si è cimentato anche con la realizzazione degli interni? Se sì, quali le richieste più stravaganti?

Ad oggi, Progetto CMR in Cina ha realizzato circa un milione di metri quadri, in buona parte destinati a progetti residenziali: dalla singola palazzina, al complesso residenziale, sino ai grattacieli da cento piani. Una prima difficoltà è stata quella di capire e uniformarsi alla esigenze del cliente cinese. Il 'residenziale' presenta in Cina delle caratteristiche particolari che, qualora non rispettate, rendono invendibile l'appartamento. Ad esempio, gli edifici devono essere allineati secondo l'asse Nord/Sud; la dislocazione dei locali interni deve rispettare principi ben radicati (in ogni casa cinese che si rispetti, il soggiorno e la camera da letto principali sono orientati a Sud, mentre la cucina e la seconda camera si orientano a nord, est o a ovest) etc. Altrettanto difficile è stato relazionarsi con i developers locali. Data la forte domanda, le esigenze di mercato spingevano gli imprenditori edili a costruire in fretta e con poca attenzione alla qualità del prodotto finale. Credo che il punto di svolta per la nostra azienda (così come per tutte le altre aziende europee che operano in Cina) si sia avuto quando la l'offerta ha superato la domanda. La competizione instauratasi tra gli agenti immobiliari ha implicato – come naturale conseguenza –  una maggiore attenzione nei confronti della qualità degli edifici, sia in termini di progettazione, che di materiali e sistemi impiantistici utilizzati. Il know how di cui disponiamo in occidente è un valore aggiunto quando si vuole valorizzare la qualità dell'edificio. Anche in ambito 'retail', la Cina si conferma un mercato particolare e, fino a qualche anno fa, l'edilizia commerciale era affrontata in modo simile a quella residenziale. Si costruiva ovunque fosse possibile, senza realizzare valutazioni preliminari, e lungo le vie commerciali delle principali città gli shopping mall spuntavano come funghi. Pian piano le cose stanno cambiando. Poiché molti centri commerciali sono oggi purtroppo dismessi, si presta maggiore attenzione alla pianificazione e i developers hanno iniziato a svolgere delle analisi di mercato – finalizzate a capire quali sono le necessità non ancora soddisfatte agli occhi del bacino di potenziali consumatori in una determinata area – prima di sviluppare un progetto. Infine, per quanto riguarda la progettazione degli interni, l'aspetto più stravagante è che buona parte dei clienti intravedono ancora in un design classico e ridondante – che noi bolleremo come 'kitsch' – la rappresentazione del lusso. In una battuta, possedere avere una casa in stile Reggia di Versailles va ancora di moda.

L'Arch. Massimo Roj è visiting professor presso la Tianjin University. Come si articola e quali sono le finalità di questo collegamento tra il vostro studio e l'Università?

La storia di Progetto CMR in Cina comincia da Tianjin. Sin dalle prime visite, Massimo Roj entrò in contatto con l'allora rettore dell'Università di Tianjin. Nel corso degli anni, oltre ad un rapporto di amicizia, si sviluppò anche un rapporto di collaborazione, che vede oggi l'architetto Roj come visiting professor presso l'ateneo. Inoltre, il partenariato si è concretizzato anche con la pubblicazione di un libro da parte della Tianjin University Press. La presenza del nostro studio in Cina non vuole limitarsi alla ricerca di opportunità di business, ma si propone come connessione tra le culture dei nostri due Paesi. Per questa ragione, da qualche anno investiamo direttamente nella formazione di alcuni studenti del Master in Architettura presso la Tianjin University, offrendo loro la possibilità di fare un tirocinio presso i nostri studi di Progetto CMR a Milano. Seppure il periodo a loro disposizione sia breve – per ragioni legate alla durata del visto, pari a soli tre mesi –  si tratta di un'ottima opportunità per lavorare a stretto contatto con professionisti italiani e vedere dal vivo le architetture italiane.

di Giulia Ziggiotti
 
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