AL DI LA' DELLE MONTAGNE

Di Giovanna Tescione


Roma, 03 giu. –  Siamo nel 1999 a Fenyang, una piccola cittadina nella provincia settentrionale dello Shanxi. Macao sta per tornare alla Cina e Hong Kong ha da poco compiuto lo storico passo della riannessione alla Repubblica Popolare. La Cina, già da qualche anno stordita dal consumismo e dai cambiamenti economici portati dall'apertura, sta per assistere al miracolo economico, ossessionata dalla parola sviluppo. Ma soprattutto sta per arrivare un nuovo millennio, il secolo cinese, quello del ritorno della Cina sulla scena internazionale, quello del 'sogno cinese'. Su questo sfondo, ambientato tra la Cina (Fenyang, appunto, dove è nato e cresciuto lo stesso regista, Jia Zhangke) e l'Australia, una giovane donna di nome Tao si trova a dover scegliere tra due pretendenti entrambi amici d'infanzia, Liangzi e Zhang Jinsheng. L'uno umile e sensibile minatore, l'altro estroverso ed emergente imprenditore che aspira a diventare un vero uomo d'affari e che arriverà a comprare quella stessa miniera. È questo il filo conduttore di "Al di là delle montagne", film di Jia Zhangke, regista indipendente, amato e odiato in patria, vincitore l'anno scorso del premio Carrozza d'oro alla 68° edizione del Festival di Cannes.

 

Un melò delicato che nulla ha a che vedere con la rabbia e la violenza che avevano caratterizzato "Il tocco del peccato", precedente film di Jia, che pure aveva stregato i giudici  del Festival di Cannes qualche anno prima.  'Shanhe Guren', questo il titolo originale, nelle sale italiane ancora per qualche giorno, è tutt'altra cosa. Tra passato e futuro, Jia racconta l'evoluzione e la 'globalizzazione' dei sentimenti e dei rapporti interpersonali, più che i cambiamenti economici che hanno mutato il volto del paese. Tra delusioni, amori, scelte sbagliate, allontanamenti, vita reale e vita sognata, i personaggi e i capitoli si intrecciano in un tempo che va dal 1999 al 2025.

 

Tao è una donna forte, curiosa e vitale, ma tra Liangzi e Zhang proprio non sa chi scegliere. È un "triangolo stabile" – come dice scherzando la stessa Tao - quello che si crea tra i tre, che insieme in una delle scene iniziali sfrecciano su una macchina rossa fiammante, di proprietà di Jinsheng, in una miniera, una delle tante del territorio di Fengyang, davanti una Cina ancorata ai vecchi modelli energetici del passato e pronta a dare il benvenuto al boom economico.

 

Ma l'armonia si spezza quando Tao viene messa di fronte a una scelta. Sceglierà Jinsheng, il più estroverso dei due, gettando Liangzi nella disperazione tanto da decidere di cambiare vita e città e a non tornare più. Dopo i primi 45 minuti si entra nel vero cuore del film, mentre sullo schermo una scritta con il nome del regista e il titolo del film segna l'inizio del secondo capitolo. È questo il capitolo centrale, quello più significativo. La storia si sposta nel tempo, nel 2014. Qindici anni dopo Liangzi, ancora minatore, si è sposato e ha un figlio. Anche Tao ha un figlio, Dollar, "come i dollari che il padre guadagnerà per lui", ma ora è una donna divorziata, che ha acconsentito a vedere il figlio una volta l'anno per potergli garantire una vita migliore con il padre a Shanghai, il quale ormai ha un'altra donna e si fa chiamare Peter.

 

Tra scene lente e immagini sfuocate di una Fenyang arida, quasi deserta, mangiata dal progresso e dalle miniere di carbone che avanzano, tra ciminiere fumanti e piccoli falò, Liangzi, ormai malato, fa ritorno nella sua casa di origine. Dieci anni dopo, nel 2025, un Jinsheng invecchiato e un Dollar ormai maggiorenne e arrabbiato con il padre,  vivono in Australia un rapporto surreale, l'uno che non si è riuscito ad integrare, l'altro che ha rimosso il proprio passato. Jinsheng non ha mai imparato bene l'inglese e Dollar ormai non ricorda che qualche parola di cinese. Protagonista indiscussa è Zhang Tao, compagna di Jia Zhangke sul set e nella vita privata e sua musa ispiratrice che lo ha  accompagnato in tutte le pellicole più importanti, da 'Still Life' a "Il tocco del peccato" e vincitrice nel 2012 del David di Donatello come migliore protagonista in  "Io sono Li", film di Andrea Segre.

 

03 GIUGNO 2016

 

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