A RISCHIO IL "POPULATION BONUS"

A RISCHIO IL "POPULATION BONUS"

Bologna, 28 gen. - Pingue: le nuove condizioni di vita - e marcatamente le abitudini alimentari intorbidite dal global food - unite alla mancanza di movimento fisico proporzionale, lo rendono quasi comicamente tale. Unico (almeno fino ad ora): a causa dell'omonima politica varata dal governo circa 30 anni fa, si sono evitate le nascite di circa 300 milioni di individui; la direttiva imponeva alle coppie di avere un solo figlio, eccezion fatta per le famiglie rurali che potevano tentare un secondo colpo nel caso la figlia fosse malauguratamente femmina (con un bell'addio ad un naturale equilibrio numerico fra i sessi, grazie anche agli aborti selettivi; ma questa è un'altra storia). Educato: qualunque persona di ceto medio cinese in grado di permetterselo, dalla borghesia in su, manda il figlio ad acculturarsi all'estero, sottoponendo il ragazzo alle più svariate influenze, oltre a quelle culturali di cui farà presumibilmente tesoro nella sua vita futura. I ragazzi cinesi, i cui predominanti elementi saranno la classe dirigente di domani nel loro Paese, sono, di fatto, l'epitome di tutti gli adolescenti del pianeta. Pingue, unico ed educato, il figlio della classe cinese che ha visto e fatto la rivoluzione culturale, è oggi il "piccolo imperatore" di casa, definizione che si riferisce alle attenzioni eccessive e totalitarie che vengono, appunto,  riservate all'unico erede. Attenzioni che porteranno a squilibri psicologici, naturalmente, problema nuovo in Cina così come nuovo è quello a cui ci si riferisce con l'accezione "uno-due-quattro", attinente al fatto che lo stesso figlio unico si troverà un giorno a dovere mantenere una famiglia fatta da due genitori e quattro nonni, tutto da solo. Di che cosa stiamo parlando? Rullo di tamburi: di invecchiamento rapido della popolazione cinese! Seguendo un naturale scorrere delle cose, generalmente si ritiene che una Nazione in crescita diventi prima economicamente ricca e che poi, quasi di conseguenza, diventi vecchia: ecco, possiamo pensare che di questo passo la Cina potrebbe essere il primo Paese a diventare vecchio prim'ancora di diventare ricco. C'è anche da rimarcare che, sempre per gli stessi motivi, il cinese ora vive più a lungo, si sposa più tardi ed ha figli in età ancora più avanzata. Secondo una ricerca dell'Accademia di Scienze Sociali di Pechino, si stima che il bonus di popolazione della Cina potrebbe cominciare ad esaurirsi entro i prossimi tre anni. Risultato quindi della famigerata politica del figlio unico sarebbe la costrizione della Cina a cambiare il proprio modello di sviluppo di fatto basato - per semplificare e comunque fino ad ora - in massima parte sulla fortissima disponibilità di massiccia forza lavoro a basso costo: l'enorme esercito industriale che sostiene l'economia cinese al galoppo potrebbe, infatti, drasticamente ridursi a partire dal 2010. Ad oggi, il numero dei lavoratori che dalle campagne si stimavano come disponibili fra i 100 ed 150 milioni di persone, si è ridotto fino ad una stima realistica di poco meno di 52 milioni di individui. Si tratta di quel numero maggiorato di lavoratori provenienti dalla campagna che, offrendosi al mercato del lavoro delle aree non rurali, quindi spostandosi, contribuisce a mantenere i salari bassi permettendo forti utili e vantaggi competitivi aggiunti alle imprese che ne fanno uso. Parallelamente invecchia in fretta la popolazione urbana, più benestante, cosa che può offrire nuove opportunità di business, in un certo senso, legate a nuovi bisogni e all'assistenza, ma di certo i due trend non sono fra di loro compensabili. Se si continuerà sulla strada attualmente intrapresa, il 2015 potrebbe incredibilmente essere il primo anno di crescita zero della forza lavoro cinese. Quali le conseguenze? Buone in un senso per i lavoratori stessi che potrebbero beneficiare di migliorate condizioni lavorative e di salario, ma meno buone per il sistema che richiederebbe per le imprese modernizzazioni degli impianti, innovazioni tecnologiche e di processo determinando, di fatto, un cambiamento del modello di sviluppo fondato sull'alta densità del lavoro.
Dallo scorso luglio, la tentennale politica del figlio unico ha iniziato realmente ad andare in pensione. Per ora la misura si applica solo nelle metropoli, ma Shanghai è il motore del boom cinese, la città più dinamica e popolosa, simbolo dell'apertura al mondo e della modernizzazione. È difficile che non anticipi tendenze più generali. Preoccupata per l'invecchiamento della popolazione, la Commissione cittadina per la pianificazione demografica e famigliare ha lanciato una campagna per incoraggiare le coppie "idonee" a mettere al mondo un secondo figlio. Lo scopo chiaramente indicato è di ridurre l'alta percentuale di popolazione anziana e prevenire la scarsità di forza lavoro nel futuro. Il problema è che la Cina ha costruito il suo modello di sviluppo sulla grande disponibilità di forza lavoro, proveniente soprattutto dalle campagne: la politica del figlio unico lanciata nel 1979, ha permesso la fuoriuscita da un'economia di sussistenza riducendo le bocche da sfamare e, senza questa misura, si calcola che i cinesi sarebbero oggi circa 300 milioni in più. Ma è la stessa politica che ha tuttavia gradualmente svuotato quell'enorme esercito industriale di riserva che permetteva alta intensità di lavoro a basso costo. Non solo: oggi, per la Cina si pone il problema di un consono sistema pensionistico e di welfare, a fronte del graduale invecchiamento della popolazione.
Sebbene negli ultimi anni siano stati allentati i vincoli della politica del figlio unico, allargando il campo delle deroghe ed esenzioni, molte coppie idonee non vogliono avere due figli. Forse perché chi è figlio unico, è abituato a quella tipologia famigliare. In città, le famiglie con un solo figlio sono il 97%.
A margine - ma non troppo, parlando di vita sociale - si era creata, grazie alla politica del figlio unico, una spiccata preferenza per la nascita dell'erede maschio, così come accadeva nell'Europa del dopo guerra, mentre oggi si comincia a registrare una decisa inversione di marcia.
Succede, infatti, che la nazione abbia 32 milioni di giovani uomini in più rispetto all'equivalente di giovani donne, una situazione che già nell'attualità ha contribuito a creare un'esplosione nel tasso di prostituzione e di crimini a sfondo sessuale. Capita inoltre che crescere un figlio maschio nelle grandi città della nazione - con le abitudini di cui si parlava in apertura - costi in termini prettamente economici molto di più che educare ed allevare una femmina. Da un sondaggio effettuato su un campione di 3500 famiglie di Shanghai, risulta che più del 12% di queste sperava in un figlio maschio, mentre il 15% preferiva con decisione una femmina.
Un risultato - date le attitudini tradizionali cinesi in materia, altamente penalizzanti per il sesso femminile - a dir poco sorprendente.
Il cosiddetto  "population bonus" della Cina potrebbe cominciare a esaurirsi da qui a tre anni e tutta l'economia cinese dovrebbe inoltre fare i conti con la delocalizzazione di molta parte degli investimenti stranieri in altri Paesi come il Vietnam, dove già ora il costo del lavoro è inferiore a quello cinese. Ad oggi, queste risorse sono il 60% della quota di export cinese.
Allarme demografico, quindi, in Cina, o comunque forte all'erta: una popolazione sempre più vecchia, nel lungo termine, e la lenta ma crescente domanda di lavoratori specializzati, richiederà al governo nuove politiche se non addirittura una nuova forma mentale di approccio. I leader ed i businessmen cinesi - notoriamente molto attenti e scaltri - non stanno di certo fermi di fronte a questa nuova e crescente sfida.

 

di Katia Gruppioni

 

Katia Gruppioni è responsabile marketing, comunicazione, relazioni internazionali e istituzionali per le aziende del gruppo del Sira Group (Italia, Cina, Russia, Romania). Pubblicista e saggista, esperta di Cina, membro del Comitato Scientifico di Osservatorio Asia.

 

 

La rubrica "La parola all'esperto" ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternerano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall'economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Katia Gruppioni cura per AgiChina24 la rubrica di costume&società.