L'ANTICONFORMISTA AI WEIWEI 

 L'ANTICONFORMISTA AI WEIWEI 

Milano, 22 apr. - Originale, anticonformista, indipendente. Sono tanti i sinonimi con cui si può rendere l'aggettivo "te li duxing", termine che trasmette l'idea di autonomia, di diversità dagli altri e la tendenza ad ergersi soli al di fuori della massa. Dal 3 aprile, il giorno in cui l'architetto-artista Ai Weiwei è stato arrestato all'aeroporto di Pechino mentre stava per imbarcarsi per Hong Kong, "te li duxing" è diventato un termine ancora più denso di significati e di implicazioni per i media cinesi.

 

È stata una testata di partito, lo Huangqiu shibao, del gruppo del Quotidiano del popolo, a lanciare il termine nell'arena dei commenti politici, collegandolo apertamente al caso Ai. «La legge non si piegherà di fronte agli anticonformisti (te li duxing zhe)», titolava il 6 aprile l'editoriale, senza firma, uscito sul giornale e riportato anche nella sua edizione in inglese, il Global Times: «Ai Weiwei è un anticonformista  che va contro la tradizione artistica, che ama colpire il pubblico con le sue parole e azioni. Gli piace muoversi ai confini della legalità». Egli, spiega il giornale, «sa di muoversi spesso molto vicino ai limiti della legge cinese. […] L'arte difende le eccezioni, ma la legge difende il fatto che esistono limiti all'eccezionalità. […] Se Ai Weiwei decide di comportarsi nei confronti della legge in modo diverso rispetto alle altre persone, non per questo la legge si piegherà di fronte alla pressione occidentale».

 

Nel clima di arresti e controlli che hanno colpito diversi attivisti cinesi in seguito alle "proteste dei gelsomini" organizzate sull'onda delle rivolte nel mondo arabo, stupisce la forza dell'editoriale pubblicato il 15 aprile dal Licai Yizhou Bao, settimanale orientato al business del gruppo Dongfang di Shanghai. Il titolo richiama l'articolo dello Huangqiu shibao, riprendendo il termine "te li duxing zhe",  «L'economia di mercato non può non avere anticonformisti». Il commento, che non è firmato e che appare quindi come condiviso dalla redazione, accompagna la ripubblicazione su carta di un post circolato su internet per alcuni giorni in cui l'autore, He Weifang, denunciava lo stato preoccupante del rule of law nella città di Chongqing.

 

«Il termine "anticonformista" ha un valore positivo, ma spesso viene travisato», è l'apertura dell'editoriale del Licai Yizhou Bao. «Una società realmente basata sull'economia di mercato non può fare a meno degli anticonformisti. […] La tolleranza nei confronti degli anticonformisti è la misura del grado di maturità e di purezza di una economia di mercato».

 

Gli autori affermano infatti che libertà ed economia di mercato vanno a braccetto: «La libertà personale è al tempo stesso prerequisito ed effetto dell'economia di mercato. Libertà e mercato si completano a vicenda. Se non c'è libertà individuale, è impossibile creare una economia di mercato funzionante. Infatti nei paesi autoritari non si trovano esempi di economie di mercato completamente realizzate». Tra i tipi di libertà considerati necessari per garantire la piena realizzazione di una economia di mercato, la redazione del Licai Yizhou Bao inserisce «la libertà personale, la libertà economica e la libertà della volontà, inclusa la libertà di parola». Questo ultimo tipo di libertà permette agli anticonformisti di spingersi sempre più lontano e «più loro vanno lontano, più cresce il grado di libertà sociale, più l'economia di mercato può esprimersi al suo massimo livello di creatività e vitalità. È proprio l'esistenza di quei personaggi dallo spirito indipendente a permettere all'economia di mercato di sopravvivere e riprodursi incessantemente».

 

Secondo gli autori dell'editoriale, la Cina ha abbracciato l'economia di mercato trenta anni fa, con l'avvio della politica di riforma e apertura. Perciò, «se riconosciamo che la nostra è una economia di mercato, non possiamo rifiutarci di affermare i diritti di libertà». Del resto, si chiedono, «quale società può davvero temere gli anticonformisti? […] Ci sono persone che pensano che tollerare gli spiriti liberi possa portare al caos e al trionfo dell'illegalità, ma si tratta di paure infondate. Gli anticonformisti sono più tolleranti e più rispettosi degli altri». La conclusione dell'articolo non può che suonare tagliata su misura per il caso Ai Weiwei: «Un Paese che abbraccia l'economia di mercato non può rifiutare gli elementi fondamentali di questo sistema. Crediamo che un vero sistema di mercato non solo non possa espellere gli anticonformisti, ma debba anzi rivolgere ad essi il proprio massimo tributo».

 

Mentre il resto della stampa cinese ha sostanzialmente mantenuto il silenzio sulla questione (a parte alcuni editoriali riguardanti il rule of law, ma non direttamente collegabili al caso Ai), e mentre a Occidente si sono scatenate le raccolte di firme a favore dell'artista, i netizen cinesi hanno dato voce alla propria frustrazione e preoccupazione per Ai su Twitter. Lo hanno fatto, come sempre, adottando uno slogan apparentemente innocuo: "Ai Weilai", che suona e si scrive in modo simile ad Ai Weiwei, ma che significa "amare il futuro".  «Non voglio credere che in questa società perfino l'amore per il futuro può scomparire»; «Sei ben più di un artista. Ama il futuro!»; «Ama la vita, ama i tuoi sogni, ama la libertà, ama il futuro!»; «Hai amato il futuro, oggi?»; «Ho appena cambiato il mio nome in "Amore, per favore ritorna", per amore. L'amore per il futuro» sono alcuni dei tweet circolati nei giorni scorsi.

 

È invece tornato a scrivere sul suo blog il celebre commentatore sino-australiano Yang Hengjun, che era "scomparso" per due giorni alla fine di marzo, prima di volare in Australia. Gli effetti dell'arresto lampo di cui si suppone sia stato vittima traspaiono dalla circospezione che caratterizza il suo nuovo commento, ripreso anche da vari portali e dal settimanale Xin Shiji di Hu Shuli. «Quando ho perso contatto con il mondo esterno perché il mio cellulare era spento, tutti hanno immaginato cosa fosse successo. La mia famiglia ha cominciato subito le ricerche, i miei amici hanno iniziato a fare appelli pubblici, molti media stranieri hanno seguito la vicenda, mentre quelli cinesi l'hanno taciuta. […] Forse tutti sapevano che una cosa simile sarebbe dovuta accadere prima o poi».

 

Evitando di spiegare che cosa sia effettivamente successo in quei due giorni in cui il suo telefono è rimasto spento, Yang ragiona: «A posteriori, ci sono due aspetti su cui riflettere. Chi ha fatto credere a tutti che uno scrittore patriottico, calmo e moderato potesse arrivare a vivere una simile esperienza? Perché nessuno ha pensato davvero che fossi stato "rapito" da criminali che volevano un riscatto? […] In un Paese in cui si dice che è stato costruito un sistema di rule of law, come mai il ragionamento dei media cinesi, in un caso di "rapimento", li porta subito a pensare a una responsabilità del governo, spingendoli a mantenere un vergognoso silenzio? […] Dopo questa esperienza, ho un sogno. Sogno che la scomparsa delle persone in questo paese avvenga perché sono malate, o perché il loro telefono è scarico».

 

di Emma Lupano

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

© Riproduzione riservata