"DREAM HOME": LA RABBIA DEI CINESI

Milano, 30 apr. - Incertezza, criticismo, rabbia. In Cina non cala la preoccupazione che agita da molti mesi i "lao bai xing", la gente comune, per il continuo aumento del prezzo delle case, per la speculazione edilizia e per l'infelice gestione del problema da parte delle amministrazioni locali. Lo dimostrano i titoli che continuano a riempire i giornali cinesi, e la produzione di film come "Weiduoliya yi hao - Dream home", del regista di Hong Kong Pang Ho-cheung. La pellicola narra, in toni estremamente pulp, la vicenda di una donna cacciata da piccola dal quartiere in cui abitava per fare spazio a un progetto residenziale di lusso. Ora la signora è decisa a comprare uno degli appartamenti con vista sul porto costruiti su quel terreno e, per raggiungere il suo obiettivo, non esita a sacrificare chiunque intralci il suo cammino.
La notizia che il 15 aprile il governo centrale ha approvato nuove misure per sgonfiare la bolla immobiliare non ha sollevato ondate di entusiasmo. Forse perché, dopo anni di emergenza e di saltuari annunci di misure che avrebbero dovuto fare miracoli, il cinese medio ha perso la fiducia nel fatto che le cose possano in effetti cambiare. Secondo Li Hong però, commentatore del Renmin Ribao - il Quotidiano del popolo, fonte tuttora autorevole in materia di politiche ufficiali -, questa potrebbe essere la volta buona. La strategia di Pechino prevede l'obbligo di anticipare il 50 per cento dell'investimento per chi voglia accendere un mutuo per acquistare la seconda casa (prima la "fetta" richiesta era pari al 30 o al 40 per cento, a seconda delle aree). Inoltre, il governo ha aumentato dell'1,1 per cento i tassi di interesse sui prestiti per mutui destinati alla seconda abitazione e ha chiesto alle banche di negare prestiti agli investitori che intendono comprare la terza abitazione in una delle metropoli del Paese.
Per Li e per altri commentatori indulgenti con il governo, la misura sarebbe promettente e tempestiva, perché giunge all'indomani della conferma che la Cina è uscita sana e salva dalla crisi economica, segnando un ritmo di crescita nel primo trimestre del 2010 che sfiora quasi il 12 per cento.
Molte testate, invece, si concentrano sui problemi che la bolla immobiliare ha portato alla classe media cinese. E mentre la rivista "Xiaokang" realizza a inizio aprile un sondaggio tra colletti bianchi e funzionari pubblici in cui gli intervistati confessano la fatica e lo stress provocati dall'acquisto di una abitazione, il 23 aprile il Changjiang Shangbao rispolvera una massima comunista, quella della ridistribuzione dei redditi, invocandola però come mezzo per "salvare" la classe media cinese, evitando che scompaia e facendo sì che continui a partecipare attivamente alla crescita dell'economia nazionale.
Nell'editoriale anonimo, scritto quindi da un commentatore della redazione e condiviso da tutta la testata, il giornale definisce così le azioni necessarie per ridistribuire il reddito: «Quello che il governo può fare immediatamente e in modo diretto è livellare i redditi e, successivamente, alzarne il livello. Estendere questi redditi a sempre più persone, e così ampliare la classe media, non è invece una misura di cui il governo possa occuparsi direttamente, visto che non dipende dall'immissione di denaro da parte dello Stato, ma dal miglioramento del capitale umano tra i lavoratori».
Secondo il Changjiang Shangbao, «la storia dimostra che l'ampiezza della classe media dipende dai cicli dell'economia: quando l'economia sale, la classe media si allarga; quando l'economia scende, anche la classe media si restringe. I prezzi elevati delle case e dei beni di consumo in Cina da una parte portano il gruppo della classe media a restringersi; dall'altra ne influenzano negativamente la qualità della vita. Non solo la classe media si sta riducendo nei fatti, ma anche sempre meno persone si identificano con questo strato sociale».
Il governo non è però il solo a doversi impegnare per rivitalizzare questo segmento della società: «Anche la stessa classe media e le aziende hanno il compito di alleviare la pressione che grava su di esso. Al governo spetta creare le condizioni affinché le persone abbiano un reddito tale da permettere loro di possedere delle proprietà. Non si può lasciare che la ricchezza sia un privilegio di pochi che grava sulle spalle di tanti, né che gli esponenti della classe media diventino "schiavi della casa" o "schiavi della macchina"».
Il ceto medio, però, «non deve soltanto stare ad aspettare: deve continuare a studiare, puntando sulla creatività, perché nel futuro la creatività sarà più importante della produttività. Le aziende, dal canto loro, devono far sì che le classi medie partecipino dei successi del loro sviluppo, condividendo almeno in parte i profitti aziendali. Questi sforzi congiunti non soltanto renderanno la "torta" della ricchezza sociale più grande, ma la ripartiranno in modo più razionale. Oggi, solo ripartendo bene la torta possiamo rilanciare l'impegno della classe media a sforzarsi per ingrandire la torta stessa».

 

 

di Emma Lupano


 
Emma Lupano
, sinologa e giornalista, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

 

Questo articolo è apparso su Giudizio Universale