Un politico africano ha messo d'accordo 113 partiti per per una nuova costituzione

È successo in Togo dove le opposizioni unite chiedono la fine della dinastia al potere dal 2005. Il 7 settembre sono scese in piazza 100mila persone

Un politico africano ha messo d'accordo 113 partiti per per una nuova costituzione
 Afp
 Togo, manifestazioni di protesta 

Parlare di primavera africana forse è troppo, ma in Togo si sta realizzando qualcosa che, se avesse successo, non ha precedenti nella storia dell’Africa. Ancora oggi le opposizioni hanno indetto una marcia di protesta contro il potere. Hanno chiesto al popolo di scendere in piazza, non solo nella capitale Lomé, ma in tutto il paese. Già lo scorso 7 settembre una marcia senza precedenti, 100mila persone, da molti definita storica, ha infiammato gli animi dei togolesi. Questi non chiedono altro che interrompere lo strapotere dell’attuale presidente, Faure Gnassingbè, al governo del paese dal 2005. Lui, tuttavia, non è altro che il rampollo del padre deceduto proprio nel 2005, al potere dal 1967 grazie, e come poteva essere diversamente in Africa, a un colpo di Stato. Faure ha preso il posto del padre per successione, come se il Togo fosse un regno e non una repubblica. Il nepotismo vince sempre accompagnato da elezioni truccate. E spesso, ma molto spesso, le elezioni in Africa le vince il presidente che le ha indette.

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 Togo, manifestazioni di protesta 

Una richiesta semplice: riforma costituzionale

Cosa vuole l’opposizione? Semplicemente interrompere, spezzare, una dinastia chiedendo una riforma costituzionale che preveda il ripristino dei limiti, temporali, al mandato presidenziale. Un fatto di non poco conto in un continente dove i presidenti per bulimia di potere riformano le costituzioni al solo scopo di rimanere in eterno alla guida di un paese. E i casi si sprecano. Basta guardare al Congo Brazzaville, al Rwanda, alla Repubblica democratica del Congo e a molti altri paesi. I manifestanti, per questo, chiedono a gran forza il ritorno della Costituzione del 1992. Ci riusciranno? Vedremo. Soprattutto vedremo come si comporterà il potere, se schiaccerà con la forza le proteste o aprirà un pertugio di dialogo. Per ora, come era prevedibile, ha utilizzato la forza e Amnesty International ha chiesto l’apertura di una inchiesta indipendente sull’uso indiscriminato della violenza da parte delle forze di sicurezza. Un bambino di 9 anni è stato ucciso durante una manifestazione.

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 Faure Gnassingbè, presidente del Togo

Il miracolo riuscito a Tikpi Atchadman

Il dato storico, tuttavia, c’è. Un signore di 47 anni, Tikpi Atchadman, che già in passato si era distinto per aver sfidato la famiglia al potere, è riuscito in un miracolo: riunire tutte le anime dell’opposizione, fondando il Partito Nazionale Panafricano. In Togo, sette milioni di abitanti, ci sono ben 113 partiti. Un’operazione, quella di Atchadman, destinata, e ce lo auguriamo, a creare un precedente in Africa e una svolta in questo piccolo paese del Golfo di Guinea.  L’opposizione, intanto, è riuscita, martedì scorso, ha bloccare il voto in Parlamento su un progetto di revisione costituzionale, proposta dal governo, che prevede il limite a due mandati presidenziali. L’opposizione contesta questo progetto perché non è retroattivo e, per questo, chiede la reintroduzione della Costituzione in vigore nel 1992. La revisione costituzionale proposta dal governo permetterebbe a Gnassingè, erede di una famiglia al potere in Togo da ben 50anni, e lui alla guida del paese dal 2005, di ripresentarsi sia nel 2020 che nel 2025, collezionando venticinque anni di potere per sé, e 63 per la sua famiglia.  Numeri da record.

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 Togo, manifestazioni di protesta

Giovani in prima linea

I numeri da record, oltre al miracolo di aver riunito 113 partiti, sono anche quelli delle persone che scendono pacificamente nelle piazze togolesi, animate, per lo più, da giovani. Giovani che non chiedono altro che aperture politiche e un Paese che offra loro maggiori chance. Un fatto questo che dovrebbe far riflettere anche i politici nostrani, italiani ed europei, che si affannano con la retorica dell’aiutiamoli a casa loro. Sostenere gli aneliti di libertà dei giovani togolesi vorrebbe dire non farli sentire soli e significherebbe, questo sì, aiutarli a casa loro. 



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